Andando a fare una selezione dei migliori film usciti nell'ultimo decennio, come quella operata dalla redazione di Movieplayer.it, appare evidente che di ottimi film ne vengono girati eccome. Mancano forse la continuità, la progettualità, la sinergia tra realizzatori, distributori ed esercenti, ma non mancano i grandi talenti degni di stare al passo con i maestri della cinematografia mondiale.
A conferma del fatto che la modernità dello stile e della visione di Sorrentino ne fanno l'autore in cui poter riporre le migliori speranze per il prestigio internazionale del nostro cinema. Sorrentino, cui va inoltre riconosciuto il merito di aver rilanciato un interprete dello spessore di Toni Servillo, oggi uno degli attori più richiesti nel nostro paese, è l'autore più rappresentato nella nostra lista con ben tre film: Le conseguenze dell'amore (2004) - forse il film più amato in assoluto dal nostro staff - L'amico di famiglia (2006) e Il divo (2008), pellicole tutte accomunate da una grande brillantezza stilistica, originalità nell'approccio narrativo e coraggio nella scelta delle tematiche.
Grande protagonista del periodo da noi preso in considerazione è stato anche Matteo Garrone, che ha lasciato il segno nell'arco del decennio all'inizio, con L'imbalsamatore (2002), e alla fine con Gomorra (2008); quest'ultimo può essere considerato a buon diritto il film italiano più importante del decennio, legato com'è anche al fenomeno letterario del libro omonimo firmato da quello che è ormai considerato un simbolo della guerra alla Camorra e alle mafie: Roberto Saviano. Oltre a ottenere un premio prestigioso a Cannes e ad accendere l'interesse della stampa straniera, Gomorra (il film) è stato anche uno straordinario successo di pubblico in Italia, ed è destinato a fare scuola per l'asciuttezza e il rigore con cui mette in scena la brutalità, il potere e la penetrazione nel sistema economico italiano della criminalità organizzata.
Altro talento notevole, seppure non prolifico, emerso negli ultimi due lustri è quello di Emanuele Crialese, un artista formatosi negli Stati Uniti e tornato in patria a raccontare storie profondamente italiane. Il suo folgorante esordio, Respiro, è del 2002, ma nella nostra lista è approdato il più recente Nuovomondo, che ha incantato pubblico e addetti ai lavori alla Mostra del cinema del 2006. Girato quasi interamente in siciliano stretto, Nuovomondo racconta, tra realismo e fiaba, la storia di una famiglia che parte per cercare fortuna oltre Atlantico e approda a Ellis Island: ad un tempo ricerca delle proprie radici e racconto archetipico sul viaggio e l'emigrazione, il film di Crialese rappresenta senz'altro uno dei momenti più affascinanti del decennio cinematografico italiano.
Uno spazio nel novero degli emergenti di valore assodato spetta anche a Giorgio Diritti, che porta nella nostra selezione Il vento fa il suo giro (2005), produzione indipendente che rappresentò un caso distributivo molto particolare rimanendo in programmazione per un anno in una sala milanese. Incentrato sulla vicenda di una famiglia francese che si trasferisce in un paesino delle Alpi occitane, scatenando la diffidenza dei locali, il film si fa ammirare per il lucido realismo oltre che per l'asperità dei temi trattati; e Diritti non ha mancato di dare gradita conferma del proprio talento pochi mesi or sono con L'uomo che verrà (2009), altra pellicola di grande impatto che ha conquistato il pubblico come gli addetti ai lavori al Festival di Roma, portandosi a casa il Marc'Aurelio del pubblico e il Gran premio della giuria.
Ma passiamo a parlare degli autori già affermati che hanno continuato, nell'ultimo decennio, a dar prova del proprio valore: pensiamo ad esempio a Nanni Moretti, che piazza nel nostro florilegio due film straordinari che dimostrano la versatilità e la complessità della sua visione registica, lo straziante dramma familiare La stanza del figlio (2001) e il caustico e profetico Il caimano. Due film anche per Marco Bellocchio, anche qui pellicole molto diverse tra loro come l'emozionante Buongiorno, notte (2003), dedicato al caso del rapimento e dell'esecuzione di Aldo Moro, e lo sperimentale, vibrante ed enigmatico Il regista di matrimoni (2006).
Impreziosisce la nostra lista un altro autore di notevole continuità, Gabriele Salvatores, la cui opera è rappresentata da Io non ho paura (2003), meravigliosa, terrificante avventura dedicata all'infanzia e tratta dal volume più famoso di uno dei nostri romanzieri più amati, Niccolò Ammaniti.
A questi si accoda un regista dai mezzi forse un po' meno raffinati, ma che ha sfornato almeno un film dai meriti innegabili, che è riuscito a farsi spazio nella nostra selezione ma sopratutto a conquistare l'immaginario collettivo: grazie a Romanzo criminale (e ovviamente al libro che l'ha ispirato, firmato nel 2002 dal Giudice di Corte d'Assise Giancarlo De Cataldo) le gesta piratesche del Freddo, del Libanese, del Dandi e dei loro accoliti sono diventate catalizzatrici di un diffuso interesse e sono tuttora nucleo tematico di una serie TV di successo, anch'essa intitolata Romanzo criminale.
Nostalgico e coinvolgente, il film di Marco Tullio Giordana ha anche il merito di aver rappresentato un passo significativo nella carriera di un brillante manipolo di giovani interpreti: Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Maya Sansa, Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca (gli ultimi due attori rappresentano un'altra analogia con Romanzo criminale; e a proposito, non riusciamo a resistere alla tentazione di segnalare come la Trinca, premiata all'ultima Mostra del cinema come "interprete emergente", sia protagonista di ben quattro pellicole di questa nostra antologia, ovvero dei due film di Moretti oltre a quelli di Giordana e Placido).
Elemento forse atipico della nostra lista è Non ti muovere (2004) di Sergio Castellitto, anch'egli attore-regista decisamente apprezzato che in questo caso si è occupato della trasposizione del popolare romanzo della sua compagna Margaret Mazzantini, potendo contare anche sull'appeal di una star internazionale quale Penelope Cruz in un ruolo tragico e completamente privo di glamour.
Per questo, sulla nota vivace di Pane e tulipani, chiudiamo il nostro speciale con la speranza che i cineasti del nostro paese inaugurino una nuova vena creativa più frizzante e ottimistica, augurandoci e augurandovi altri dieci anni di grande cinema, per ritrovarci forse, tra un paio di lustri, a parlare delle gemme del decennio 2010-2019.
. Per il resto ho adorato La meglio gioventù, il coraggio e la modernità del linguaggio di Il divo e i film di Moretti e altri titoli non mi sono affatto dispiaciuti.
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