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HappyThankYouMorePlease è un film del 2010 diretto da Josh Radnor
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HappyThankYouMorePlease 2010 )

HappyThankYouMorePlease è un film di genere commedia della durata di . diretto da Josh Radnor e interpretato da Malin Akerman, Kate Mara, Josh Radnor, Zoe Kazan, Michael Algieri, Tony Hale, Richard Jenkins, Pablo Schreiber, Peter Scanavino, Sunah Bilsted.
Prodotto nel 2010 in USA.

n.d. MovieScore (?)

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Trama

Le vite di sei newyorkesi alle prese con l'amore, l'amicizia e altre questioni di vita, in un'età in cui non si sentono ancora pronti per essere adulti.

Trailer e video 1 totali

HappyThankYouMorePlease - Trailer

00:02:33 HappyThankYouMorePlease - Trailer

Le Immagini 1 totali

Cast e Personaggi Altri ruoli: 36 totali

Le News Altre news: 2 totali

Curiosità Altre curiosità: 1 totali

  • Specifiche tecniche

    Girato in: Redcode RAW.
    Rapporto immagine: 2,35 : 1.
    Colore: a colori.
    Formato audio: Dolby Digital.
    Lingua originale: inglese.

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INCASSI IN USA (aggiornato al 02 maggio 2011) 216.110 $

1 Commento

  • CiroAlessio CiroAlessio
    Apr. 25, 2011, 2:29 p.m.
    Tutto sommato, non ci si può tanto lamentare di Happythankyoumoreplease (2010) – primo film scritto e diretto da Josh Radnor (alias “Ted” in How I met your mother).
    Di certo, la poca premura nel definire i personaggi, la poca attenzione nei particolari narrativi e ritmici di ogni scena, l’eccesso di tematiche delle quali si vuol far testimone, non rendono Happythankyoumoreplease una delle più riuscite comedy-drama americane di quest’anno. Ma, bisogna darne atto, Josh Radnor è riuscito a raccontare una tipica e stereotipata commedia newyorkese utilizzando scelte registiche e narrative di un certo gusto.
    New York. Sam Wexler ( Josh Radnor) è un giovane scrittore di talento con un bel viso stampato sulla faccia e con una tremenda paura nei confronti di tutto ciò che comporti delle responsabilità. Un americano, un newyorkese, <>, in bilico tra aspirazioni e comodità, tra sicurezze e insicurezze. Ha avuto l’occasione di firmare un contratto con una grande casa editoriale americana, ma è in ritardo ed è sicuro di non farcela ( <> confida mentre si sta vestendo in fretta e furia alla sua migliore amica Anne, affetta da alopecia a causa di una malattia autoimmune ).
    Messo in ghingheri, – sfoggiando una camicia azzurra ben salda nei pantaloni- Sam si imbatte nella vita newyorkese. Negozi, tabacchini ambulanti, ragazzi afroamericani intenti a giocare a basket alle prime ore del giorno, lavoratori con ventiquattrore alla mano che si azzannano all’entrata della metrò: il quartiere residenziale newyorkese del nostro immaginario collettivo.
    Sedutosi comodamente tra gli scompartimenti della metrò, Sam adocchia un ragazzino di colore concentrato ad ammirare i cartelloni pubblicitari riflessi dal vetro di fronte; giunta alla fermata, la metrò apre le porte, ma il ragazzino non si alza insieme ai genitori che gli stanno accanto: è depistato dai cartelloni pubblicitari. Quando ormai si accorge di essere rimasto solo, è troppo tardi: le porte si chiudono.
    Messa in questi termini, la situazione potrebbe risultare piena di cliché; ma Josh Radnor, con sole due inquadrature, crea una scena molto suggestiva e nello stesso tempo “realistica”.
    Sam, lo scrittore in procinto di presentarsi al suo colloquio di lavoro, prende il ragazzino per mano e gli promette che andrà tutto bene; lo porterà a casa, appena può. Ma alla fine, non lo farà: ha paura di dirigersi alla stazione di polizia, ha paura di abbandonarlo, ha paura di affezionarsi, ha paura di dover far da testimone della vicenda in un probabile tribunale minorile, ha paura di incontrare un assistente sociale. Insomma, un uomo, <> in bilico tra l’adempimento delle responsabilità e la paura di perseguirle; per Sam è molto più comodo ospitare il muto ragazzino nella propria casa. Poi si vedrà…
    Rasheen ( il nome del muto ragazzino con il broncio stampato sulla faccia ) si rivela un orfano, timoroso di ritornare a casa della famiglia a cui è stato affidato. Sam, dunque, non può muoversi; è ancor più intenzionato ad ospitare il ragazzino nel proprio appartamento, pur sapendo che il suo, agli occhi della legge, è un vero e proprio “rapimento di un minorile”.
    A questa vicenda, se ne sovrappongono altre, decisamente più riuscite: il rapporto tra Sam e Mississipi ( lunatica e carina inserviente di un bar; aspirante cantante), la malattia di Anne e il modo grazie al quale riesce a vincerla con l’aiuto di Sam 2 ( avvocato, suo collega di lavoro; impacciato con le donne, ma tenero e romantico), il rapporto tra Charlie e Mary.
    Sembra che Josh Radnor abbia voluto, per paura, prima rifugiarsi dietro ad un tema stereotipato e facile ( il rapporto tra un trentenne e un giovane orfanello verso cui prova un affetto paterno) per poi dare spazio ad altri personaggi e ad altre vicende che, seppur rischiose, si dimostrano più interessanti.
    Il rapporto tra Sam e Mississipi è originale, ma nello stesso tempo troppo surreale per potersi affezionare: i due piccioncini, appena conosciuti, decidono di vivere per tre giorni insieme per vedere se sono fatti l’un per l’altra. Sam è sicuro di se’, sa come comportarsi in presenza di una ragazza; ma non è il tipo da innamorarsi: vive avventure, fugaci incontri di una notte,da sempre. (<< Tu scrivi storie brevi e ti piace avere storie brevi. A me piace vivere un romanzo>>)
    Mississipi è una ragazza fragile, lunatica ed emotivamente autolesionista; ma il suo personaggio non è ben scritto ( mancanza di cui soffrono tutti i personaggi di Happythankyoumoreplease ) e la prova attoriale di Kate Marra non riesce a sanare il vuoto.
    Di tutt’altra fattezza è la vicenda di Charlie e Mary. Charlie è un ragazzo avventuroso, con una pulsione innata nell’inseguire i propri desideri, le proprie aspirazioni; Mary è una ragazza matura e semplice che ama New York, la sua <>. A Charlie è stato offerto un lavoro a Los Angeles: un’occasione da non perdere, ma Mary ha paura di abbandonare New York e ha paura di condizionare le scelte del suo fidanzato a causa delle sue paure.

    << Los Angeles è come una grande tela bianca: è un insieme di quartieri eterogenei, dove c’è sempre sole. Tutto viene riflesso di te, dovunque ti trovi.>>
    <>

    E’ Anne – interpretata da una bravissima Malin Akerman che riesce a sanare con al sua prova attoriale le lacune del suo personaggio – a custodire la morale del film. A ciò che la vita ci regala, bisogna sempre rispondere “Grazie, ancora, per favore” ( Thank you, more please ). Solo in questo modo il mondo non sarà mai vuoto di generosità e, dunque, di felicità.
    Insomma, un film sufficiente, mal definito e poco originale. Ma, ripeto, come prima prova registica di Josh Radnor, ci si poteva aspettare di peggio…

    di Ciro Alessio Formisano

    http://www.tauros.altervista.org/controluce/?p=1659

    0

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