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Cesare deve morire è un film del 2012 diretto da Paolo Taviani
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Cesare deve morire 2012 )

Cesare deve morire è un film di genere documentario della durata di . diretto da Paolo Taviani, Vittorio Taviani e interpretato da Cosimo Rega, Salvatore Striano, Giovanni Arcuri, Antonio Frasca, Juan Dario Bonetti, Vittorio Parrella, Rosario Majorana, Vincenzo Gallo, Gennaro Solito, Francesco Carusone.
Prodotto nel 2012 in Italia e distribuito in Italia da Sacher Distribuzione il giorno .

73 MovieScore (?)
basato su 53 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Trama

Nella sezione di alta sicurezza del carcere di Rebibbia di Roma viene rappresentato il Giulio Cesare di Shakespeare: gli attori sono proprio i detenuti della sezione, molti dei quali segnati dal "fine pena mai". A dirigerli, il regista teatrale Fabio Cavalli.

Perché vederlo:

Vincitore dell'Orso d'Oro al Festival di Berlino 2012, il film dei fratelli Taviani è un docu-fiction incentrato sulla realizzazione di una piece ispirata al Giulio Cesare di Shakespeare, che è andata in scena tra le mura di Rebibbia. I ruoli del dramma sono affidati ad alcuni detenuti del carcere romano.

La Recensione

Shakespeare in Prison

I fratelli Taviani accendono i riflettori sui detenuti di Rebibbia, interpreti di un adattamento del Giulio Cesare di Shakespeare che mette in luce la loro umanità e il loro vissuto. Un esperimento di docu-fiction in cui i dialetti italiani si allacciano alle parole del Bardo per raccontare una moltitudine di storie in bianco e nero.

Le ultime battute del Giulio Cesare di Shakespeare, rivisitato dai detenuti di Rebibbia con l'aiuto di Fabio Cavalli, attore e autore teatrale, direttore artistico del Centro Studi Enrico Maria Salerno, aprono la prima sequenza di Cesare deve morire, ultimo lavoro dei fratelli Paolo Taviani e Vittorio Taviani, presentato in concorso al 62esimo Festival di Berlino, cinque anni dopo la loro ultima partecipazione alla kermesse tedesca con La masseria delle allodole. Dopo l'applauso convinto e commosso del pubblico, i riflettori tornano a riaccendersi sui protagonisti della rappresentazione, facendo un passo indietro, e seguendo il loro progetto dagli inizi, a cominciare dal ...
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Trailer e video 2 totali

Trailer - Cesare deve morire

00:01:23 Trailer - Cesare deve morire

Le Immagini 25 totali

Cast e Personaggi Altri ruoli: 36 totali

Le News Altre news: 16 totali

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    21.01.2013

Curiosità Altre curiosità: 3 totali

  • Una genesi tra teatro e realtà

    I fratelli Taviani raccontano che l'idea per il film Cesare deve morire fu data loro da un'amica e dalla forte emozione da essa provata di fronte a uno spettacolo teatrale rappresentato in carcere. "Fu un'amica a noi cara che ci disse di essere stata poche sere prima a teatro, e di avere pianto; non le succedeva da anni", raccontano i due registi. "Andammo a quel teatro, e quel teatro era un carcere. Il carcere di Rebibbia, sezione di Alta Sicurezza. Attraverso cancelli e inferriate arrivammo davanti a un palcoscenico, dove una ventina di detenuti, di cui alcuni ergastolani, dicevano Dante, la Divina Commedia. Avevano scelto alcuni canti dell'Inferno e ora nell'inferno del loro carcere rivivevano il dolore e il tormento di Paolo e Francesca, del conte Ugolino, di Ulisse... Li raccontavano ciascuno nel proprio dialetto, confrontando a tratti la storia poetica che evocavano con la storia della propria vita. Ci ricordammo le parole, e il pianto, della nostra amica. Sentimmo il bisogno di scoprire con un film come può nascere da quelle celle, da quegli esclusi, lontani quasi sempre dalla cultura, la bellezza delle loro rappresentazioni."

Collegamenti e Citazioni Altri collegamenti e citazioni: 1 totali

Premi e Nomination Altri premi e nomination: 16 totali

Incassi Vedi tutti

INCASSI IN ITALIA 760.521 €

5 Commenti

  • enricovanni enricovanni
    Mar. 19, 2012, 2:16 p.m.
    PERPLESSO nel momento in cui ho saputo dell'Orso d'Oro conferito alla Berlinale ai Fratelli Taviani per il film/documentario "Cesare deve morire" BASITO dopo aver visto il film. Nulla da eccepire nei confronti dell'utilità sociale dell'iniziativa e della sua coincidenza con la finalità riabilitativa della pena carceraria e ancor meno da eccepire nei confronti di una generale valutazione positiva del lavoro nel suo complesso ad eccezione dell'utilizzo libero dei dialetti che spesso non permettono una piena comprensione dei dialoghi. Tutto, invece, da eccepire nei confronti del conferimento di un premio cinematrografico così prestigioso. Perchè? Dunque: 1) l'ORSO D'ORO è un premio al film e premiare un film significa, in prima istanza, premiare sceneggiatura, regia e attori. La SCENEGGIATURA è una rilettura di un classico del teatro, già pluripremiato. Mi sembra, quindi, superfluo, nonchè anacronisitco, un ulteriore, indiretto, premio a Shakespeare. La regia non mi sembra degna di nota e la direzione degli attori un po' troppo lasciata all'improvvisazione. Quest' ultimo aspetto deporrebbe a favore di un certo teatro, quello povero di Grotowski ad esempio. Peccato però che qui stiamo parlando d ipremio CINEMATOGRAFICO. Inoltre, probabili per esigenze di privacy/sicurezza non potevano permettere inquadrature più aperte e talvolta si soffre di una certa claustrofobia.
    Per quanto riguarda gli ATTORI ci leggo una certa mancanza di rispetto nei confronti di chi, per fare l'attore, investe anni di sacrifici e di gavetta! 2) Il pessimo messaggio "prefessionale" che esce non tanto dal film ma dal premio conferito al film è questo: o tra gli attori si materializza una forte propensione al crimine oppure l'attore, per diventare tale, non necessita di alcuna formazione. Quindi tutti possiamo essere attori, criminali in particolare. Sarebbe stato più appropriato un, più che giusto, riconoscimento alla carriera dei due Fratelli Registi.

    -7

  • MassimoCeracchi MassimoCeracchi
    Apr. 7, 2012, 12:30 p.m.
    Con tutto il rispetto per i carcerati e per coloro che in modo più o meno ingenuo cercano di impegnarli e ricrearli, mi viene spontaneo definire il film una boiata. L'uso del dialetto rende incomprensibile il film. Scorretto mi sembra l'uso dei carcerati, pur colpevoli di gravi reati ma sicuramente anche vittime della società, per fini oscuri di disfacimento culturale. Particolarmente grave mi sembra la frase messa in bocca al carcerato secondo cui conoscere l'arte gli avrebbe reso più duro scontare la pena, quasi che avrebbe prodotto la presa di coscienza (secondo me hanno letto questo bel concetto da qualche parte e lo hanno brutalmente riportato. Secondo gli autori recitare in un carcere comporterebbe la conoscenza dell'arte, parola sconosciuta alla quasi totalità del popolo italiano? Poveri noi e povero Shakespeare. Non conosco gli obiettivi e a chi faccia capo il festival di Berlino, ma sembrerebbe facente parte di una cospirazione internazionale contro la scienza, l'arte e il bello.

    -4

  • CC CC
    Giu. 27, 2012, 5:45 p.m.
    A me è piaciuto parecchio!
    Mi ha coinvolta fin dai primi istanti e mi sono lasciata andare, sono stata al gioco senza stare a pensare ad ogni passo a ciò che c'è dietro al film. In un certo senso la mia è stata una visione "ingenua", tutta orientata al film in quanto tale.
    Non mi interessa proprio tutta la retorica che si può fare attorno a questa pellicola, su molteplici fronti. Per me come sempre è stata un'esperienza emotiva e multisensoriale, improntata a ciò che questo lavoro è riuscito a trasmettere a me personalmente.

    Le poche scene che si svolgono sul palco del teatro sono quelle che mi son piaciute meno, ho trovato interessanti i provini e il modo in cui si è deciso di strutturare il film: ricavandolo da momenti di vario tipo e su piani di realtà diversi.
    Mi è piaciuto l'utilizzo dei diversi dialetti ed il bianco/nero, i momenti in cui le vicende personali degli attori non professionisti hanno punti di contatto con la grande tragedia di Shakespeare, il fatto che la telecamera è sempre accesa e continua sempre a riprendere (insomma nel film vengono inseriti dei momenti che apparentemente sarebbero di prova, in cui i due protagonisti del dialogo non sono nella stessa cella).

    Devo dire che me lo aspettavo diverso questo film e molto più palloso, invece l'ho seguito bene ed è pure breve.

    Voto 7,5

    1

  • Damiax Damiax
    Ago. 16, 2012, 4:16 p.m.
    Visto finalmente oggi pomeriggio in dvd: magnifica pellicola scritta e diretta dai fratelli Taviani, più in forma che mai, che ha ottenuto un meritato successo di critica (meritatissimi sia l'Orso d'oro a Berlino che i 5 David di Donatello, così come il Nastro dell'anno).
    Da applausi i detenuti che mettono in scena una versione alternativa ma altrettanto appassionante del Giulio Cesare di Shakespeare.
    Per chi ama il cinema, il teatro e le loro fusioni, un film che merita assolutamente di essere visto!

    0

  • Mobley50 Mobley50
    Gen. 3, 2013, 1:12 p.m.
    UN ORSO D'ORO PIENAMENTE MERITATO

    0

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