Rassegna stampa per il film Bar Sport del 2011, diretto da Massimo Martelli e interpretato da Claudio Bisio, Giuseppe Battiston, Antonio Catania, Angela Finocchiaro, Lunetta Savino, Bob Messini, Vito, Aura Rolenzetti.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.
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Visualizza il grafico della popolaritàBar Sport ( 2011 )
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Voto rassegna stampa
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Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il voto della rassegna stampa.
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- Voto rassegna stampa 53
La nostra recensione
Eravamo tanti amici al bar
Per fare un Bar Sport ci vogliono tre cose. La prima, un bar. Uno di quelli normali, con il bancone, i tavoli, le sedie, il telefono e via di seguito. Magari, lo si inaugura in una giornata di estate. La seconda, un'insegna che non funzioni; qualcosa che faccia capire che il bar sport è effettivamente quello, ma non troppo chiara, che insomma ti faccia porre qualche domanda. La terza, la più importante, un tecnico, o meglio un tennico, figura ...
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Bar Sport - la recensione
di Carlo Cerofolini - ondacinema.it pubblicata il 27 ottobre 2011La bontà degli ingredienti non assicura la qualità del prodotto: è così per la cucina, non potrebbe esserlo di meno con il cinema, da sempre sottomesso alle variabili dell\'alchimia umana. In questo senso \"Bar Sport\" offre motivi di riflessione per un equazione che non riesce a pareggiare i suoi fattori. Tale è infatti la sproporzione tra le risorse messe in campo ed i risultati raggiunti. Da una parte Stefano Benni ed il suo libro più osannato, un evergreen dell\'umorismo italico, e con lui due degli attori più caldi del momento, ovvero Stefano Battiston, sdoganato da ruoli secondari e sempre più protagonista dei suoi film, e Claudio Bisio, assurto a campione della risata cinematografica dopo esserlo stato come gran cerimoniere in quella televisiva; dall\'altra i limiti di un prodotto politicamente corretto, preoccupato di rispettare la sinossi con una rappresentazione incapace di diventare mondo. A farne le spese è soprattutto il fascino di un non luogo, il bar del titolo, simbolo di un Italia lontana nel tempo - siamo negli anni 70, riconoscibili più che altro dalle mise dei personaggi e per la presenza di oggetti di uso comune per l\'epoca, come il flipper ed il telefono a gettoni - e nello spirito - un misto di ingenuità e leggerezza che và di pari passo con l\'andamento lento della provincia emiliana dove il film è ambientato - ridotti a clichè da una sceneggiatura subordinata al one man show e poco disposta ad assecondare lo sviluppo della storia
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Bar Sport - la recensione
di Mauro Gervasini - Film Tv pubblicata il 25 ottobre 2011Il piccolo mondo che si vede dalle vetrine di Bar Sport è solo vintage: non esiste oggi ma non esisteva neanche allora.
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Bar Sport - La recensione
di Alessandro Aniballi - CineClandestino.it pubblicata il 23 ottobre 2011Adattamento del libro omonimo del 1976 di Stefano Benni, Bar Sport di Massimo Martelli è un coacervo di contraddizioni che risente senza dubbio dello stato in cui versa innanzitutto il cinema comico nostrano, poi il cinema italiano tout court (sempre più identificabile per l'appunto con il genere comico-commedia) e dunque il nostro paese nel complesso. Se un tempo la raccolta unitaria di raccontini di Benni nasceva nella temperie di una Bologna decisamente vitale e - sotto ogni aspetto - sovversiva e se l'intento dello scrittore era quello di individuare nella quotidianità di un bar la tipica predisposizione italica al pressappochismo (è solo nell'ignoranza da bar che Cristoforo Colombo può essere coevo della Rivoluzione Francese), oggi la trasposizione di Martelli - coadiuvato alla scrittura da Giannandrea Pecorelli (anche produttore), da Nicola Alvau e da Michele Pellegrini - appare priva di una identità precisa, spiazzante per chi non conosce il testo originario e deludente per chi invece lo conosce e lo apprezza. Non emerge dal Bar Sport cinematografico né l'umorismo iperbolico e nonsense di Benni, né il suo gusto per la reinvenzione totale del mondo, dove ad esempio dialogano inverosimilmente Schopenhauer e Hobbes in una sfida filosofica tesa a dimostrare lo statuto dell'ubriachezza in un essere umano.
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Bar Sport - la recensione
di Maurizio Porro - Corriere della Sera pubblicata il 21 ottobre 2011Il film di Martelli del libro cult di Benni è la gradevole riprova che un certo tipo di umorismo scritto non s'addice alla visualità, come questa storia di varia umanità da bar di provincia dell'Italia anni 70, ben più presentabile di oggi.
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Bar Sport - la recensione
di Roberto Nepoti - La Repubblica pubblicata il 21 ottobre 2011A confrontarlo con altri film comici italiani sugli schermi, di cui è decisamente migliore, la sensazione del tempo passato si fa vertiginosa. Simpatico, ma un po' polveroso, come le paste del Bar Sport.
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Bar Sport - la recensione
di Massimo Bertarelli - Il Giornale pubblicata il 21 ottobre 2011Che delusione. Trasferito sullo schermo, il surreale romanzo di Stefano Benni perde fragranza e umorismo.
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Bar Sport - la recensione
di Giulia Pietrantoni - Comingsoon.it pubblicata il 21 ottobre 2011Succede così che del bar si ha più bisogno qui di quanto non servisse a Benni, e le risate, nostalgiche, sono quasi fanciullesche.
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Quello che passa insieme al buffo e maligno pettegolezzo delle vecchiette Angela (Finocchiaro) e Lunetta (Savino) è il gioco di un tentativo anacronistico ma sincero, semplice ma inefficace. La butto lì, io avrei spiegato meno e raccontato tutto il bar in animazione. -
Bar Sport - la recensione
di Federico Pontiggia - Il Fatto Quotidiano pubblicata il 20 ottobre 2011Mal servito da inconsulti inserti animati, Massimo Martelli fa di regia filologico compitino, quando tradire sarebbe l'unica via per rimanere fedeli a Stefano Benni. Viceversa, complice "l'onniscienza" del narratore Battiston, Bar Sport fa una professione di fede nell'originale così ortodossa da risultare bacchettona e, in definitiva, miscredente: il confronto con la magia della parola, le capriole stilistiche e poetiche su carta, è perso per KO "tennico".
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Bar Sport - la recensione
di Valerio Sammarco - Cinematografo.it pubblicata il 20 ottobre 2011Punto di riferimento, prima che punto di ritrovo, il Bar Sport raccontato 35 anni fa da Stefano Benni spunta ora sul grande schermo, insieme agli immancabili professore, tennico (con due n, sì, qui impersonato da Claudio Bisio), playboy (Teo Teocoli) e a tutte le varie sfide, fandonie e leggende annesse (dal ciclista Pozzi al portentoso calciatore Piva). Che attraverso il racconto per immagini "rivivono" negli inserti animati curati da Giuseppe Laganà, ma che inevitabilmente perdono il confronto con la magia della parola, con le impennate di un romanzo che il film di Martelli non riesce a restituire (non funzionano, ad esempio, l'escamotage della voce narrante affidata a Onassis, il proprietario del bar incarnato da Battiston, o le due vecchiette interpretate da Angela Finocchiaro e Lunetta Savino). Ma che, nonostante questo, nonostante la staticità di un universo che le immagini rischiano di allontanare dall'immaginazione, regala anche buoni momenti, come il montaggio alternato sulle invenzioni del playboy e la realtà di una triste serata.
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Bar Sport - la recensione
di Edoardo Becattini - MyMovies.it pubblicata il 19 ottobre 2011Il Bar Sport di Massimo Martelli riprende spesso alla lettera il trattatello comico di Benni, cercando dove può di sopperire all'immaginazione e al potere della trasfigurazione linguistica col supporto di effetti speciali e di brevi sequenze animate (...) In questo modo, anziché immaginarsi, alla stregua del "tennico" di Benni, una zuffa allo stesso tavolo fra Zavattini e Calvino o una partita a tressette tra Fellini e i Monty Python, il Bar Sport per immagini si risolve in un cabaret leggero che mette purtroppo in evidenza anziché smussare lo schematismo del trattato di antropologia surreale che ne sta alla base. E, soprattutto, perde la miglior qualità del testo di Benni, ovvero l'universalità, trasformando i suoi caratteri in caratteristi. E facendoli quindi uscire da una sorta di limbo al di sopra del tempo per collocarli dentro alla comicità televisiva degli anni Duemila, dove vezzi e battute non sono come la "Luisona" e portano una data di scadenza.
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Bar Sport - la recensione
di Mauro Corso - Filmup.com pubblicata il 17 ottobre 2011A legare ancora di più le varie parti, "leggibili" anche separatamente, è la voce narrante dello stesso Bisio, che in questo caso si identifica con lo stesso scrittore. Anche se questa operazione è portata avanti con molta onestà e con grande generosità da parte degli interpreti, Bar Sport è un film che essenzialmente nasce già datato. Ci sono dei piccoli guizzi di follia, dovuto ad alcune soluzioni digitali, ma c'è sempre la sensazione che ci sia un po' di paura a voler premere fino in fondo il pedale della follia, e che le situazioni vengano lasciate appena accennate. Molto riusciti invece i due aneddoti di Piva e Pozzi, affidati a due brevi animazioni molto efficaci. Il resto però passa tutto un po' via. In ultima analisi proprio come la Luisona.
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Bar Sport - la recensione
di Piera Detassis - Ciak pubblicata il 29 settembre 2011Il film di Martelli è tutt'altro che perfetto, le giunture scricchiolano parecchio, eppure man mano si crea con lo spettatore una complicità che tutto perdona, anche l'evidente povertà sublimata in voli pindarici formato cartoon.
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