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Oliver Stone presenta a Roma Wall Street: il denaro non dorme mai

a cura di pubblicato il 11 ottobre 2010
In una piovosa mattinata autunnale, un'affollata sala di un hotel del centro di Roma ha ospitato la presentazione del nuovo film di Oliver Stone, in cui ritroviamo il personaggio di Gordon Gekko, amorale capitalista del primo Wall Street.
Oliver Stone presenta a Roma Wall Street: il denaro non dorme mai
Una conferenza stampa piuttosto breve (poco più di mezz'ora) quella che si è svolta in un hotel del centro di Roma per presentare Wall Street: il denaro non dorme mai, nuovo lavoro di Oliver Stone in cui ritroviamo il personaggio dell'amorale Gordon Gekko: broker senza scrupoli nel primo Wall Street, anziano ex-detenuto qui, con la voglia di recuperare un rapporto compromesso con la giovane figlia. Ironico e disponibile, Stone ha risposto puntualmente alle domande dei giornalisti, spaziando ovviamente sui temi della politica e dell'economia mondiale, ma soprattutto statunitense.

Il film finisce "bene" per quanto riguarda le vicende personali dei protagonisti, ma molto male dal punto di vista finanziario. Questo finale è un suo modo per non dare peso a questo aspetto, considerato che, arrivati a questo punto, l'economia attuale ci porterà comunque alla rovina?

Oliver Stone: Non lo so, sinceramente. La situazione finanziaria attuale è sicuramente precaria, mio padre era un agente di borsa e ha vissuto ben quattro bolle speculative, di cui l'ultima è stata quella immobiliare. Questa società ha spesso vissuto sopra i propri mezzi. Nonostante tutto, nel film ho voluto guardare questa situazione con un certo umorismo: alla fine, la gente normale continua a vivere, andando avanti con fiducia. Se deve esserci una prossima bolla, io spero sia quella verde, dell'energia pulita.

Il film è un sequel della pellicola del 1987. Ha deciso di girarlo per descrivere l'attuale situazione economica o per approfondire i personaggi dell'originale? Michael Douglas in Wall Street: il denaro non dorme mai

I due film hanno un solo personaggio in comune, che è quello interpretato da Michael Douglas. Io considero questo un film completamente nuovo, fresco, che si può vedere anche senza aver visto il precedente. E' un film che rappresenta tempi nuovi, nuovi momenti, quindi non lo considero propriamente un seguito. Spero comunque che possa segnare una conclusione di un lungo periodo iniziato negli anni '80. Questo è un film che vuole rappresentare l'etica di Gordon Gekko, mentre quello precedente mostrava l'etica del personaggio interpretato da Charlie Sheen. Comunque, non l'avrei mai girato senza gli sconvolgimenti che hanno segnato l'economia negli ultimi anni.

Nel film c'è una scena in cui le banche americane chiedono al governo quello che doveva essere il più grande finanziamento pubblico della storia. Sa se ciò che vediamo in quella scena corrisponde alla realtà? E, secondo lei, un intervento diretto del governo avrebbe evitato il disastro che poi si è verificato?

Non saprei, io in realtà non sono un esperto di borsa, mentre mio padre lo era: io mi limito a fare periodiche incursioni a Wall Street. La Federal Reserve è sempre stata un'istituzione misteriosa per il cinema, quindi rappresentarla sullo schermo ha comportato una grande responsabilità. Per girare le scene delle due principali riunioni presenti nel film abbiamo letto molto, ci siamo documentati a fondo, quindi quelle due sequenze rappresentano le cose come sono andate. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, io non avrei lasciato fallire la Lehman Brothers ma avrei lasciato semplicemente che il mercato crollasse, con tutte le conseguenze del caso. Questo sistema economico è ormai diventato intrinsecamente disfunzionale, le banche sono ormai istituzioni rette da ladri che si derubano a vicenda; lasciando colare a picco il mercato, oggi avremmo forse banche più "fresche", gestite con criteri diversi. Invece, oggi le banche sono in tutto e per tutto dipendenti dalla morfina periodicamente iniettata dal governo centrale.

C'è nel film una scena molto bella, in cui Gordon Gekko spiega ai giovani intervenuti alla presentazione del suo libro che il sistema economico attuale ha creato una generazione senza futuro. Il film del 1987 creò una specie di moda, molti iniziarono a investire in borsa dopo averlo visto: pensa che questo, invece, possa essere una specie di monito per le nuove generazioni? Michael Douglas e Shia LeBouf in Wall Street: il denaro non dorme mai

Io penso che Wall Street sia necessaria, e che, se è vero che ci sono broker che si comportano male, ce ne sono molti altri che fanno cose positive. Wall Street serve per dare un'iniezione al libero mercato, e il libero mercato stesso è attualmente l'unico sistema conosciuto che abbia dimostrato di funzionare. Ciò non toglie che debba essere regolato. Il mondo purtroppo è cambiato, ai tempi di mio padre era impensabile che si facesse profitto senza produrre niente, oggi invece questo è possibile. Questa situazione ha creato un'enorme illusione, visto che la gente ha iniziato a investire non per produrre, ma con l'unico scopo di fare soldi: questa, in termini biblici, si chiama usura. Nel primo film fare soldi era "sexy", ma non tutti quelli che lo hanno visto sono diventati degli stronzi! Io penso che Wall Street ci penserà da sola a cambiare se stessa, visto che ormai è diventata troppo impopolare.

Nel film, Gordon Gekko è un antieroe, ma noi stiamo sempre dalla sua parte. Questo è perché siamo diventati tutti più cattivi, o è lei che l'ha reso più affascinante?

In parte ciò è dovuto al fascino che Michael Douglas ha saputo dare al personaggio, il suo sorriso cinico, da rettile. Gekko è un vincente, e l'America ama i vincenti. Lo vediamo uscire di prigione che ha toccato il fondo, non è più nessuno, scrive un libro contraddicendo tutto ciò in cui ha sempre creduto, va controcorrente comprando azioni quando gli altri vendono, e costruisce la sua fortuna con dei soldi rubati. Non so se abbia un cuore, probabilmente anche le cose positive che fa per lui sono un investimento.

Cosa ci può dire del tema del rapporto padre-figlio, o mentore-allievo, che ricorre spesso nel film? Shia LeBouf e Frank Langella in Wall Street: il denaro non dorme mai

Nel film ci sono tre padri/mentori: il personaggio di Frank Langella, ormai fuori moda, quello aggressivo interpretato da Josh Brolin, e infine il vecchio Gekko, che forse è il meno cattivo di tutti. Un altro motivo per cui piace forse può essere proprio questo: è il meno cattivo tra i cattivi, e stiamo dalla sua parte proprio perché riesce a sconfiggere il più cattivo.

Lei dice di avere, nonostante tutto, una visione ottimista sul futuro dell'economia. Il finale positivo può essere visto come un suggerimento a mettere da parte l'avidità? I prossimi anni potranno davvero segnare, come hanno previsto i Maya per il 2012, l'inizio di un'era migliore per l'umanità?

La sua interpretazione è corretta, io spero davvero che questo tipo di capitalismo predatorio, che opprime l'essere umano, sia alla fine. Quella bolla che si vede in una scena del film, che si allontana dirigendosi verso qualcosa che sta più in là, vuole simboleggiare proprio questo. La società americana è ormai ingolfata dall'avidità, un cambiamento è necessario.

Lei ha fatto film su personaggi controversi, come Castro e Chavez. In futuro girerà altre pellicole su personaggi simili?

Bisogna dire innanzitutto che ci sono molte differenze tra le politiche di questi due leader, così come tra Cuba e il Venezuela. Chavez ha nazionalizzato solo l'8% del prodotto interno lordo del suo paese, il socialismo lì non è certo all'ordine del giorno: da persona pratica qual è, lui sta solo cercando di creare condizioni di vita migliori per le masse nel suo paese. Comunque questi leader hanno un modo di comportarsi completamente diverso da quello dei nostri capi di governo: in America nessuno si pone il problema se le risorse appartengano solo alle multinazionali, o piuttosto al popolo nel suo insieme. Io credo che gli utili delle multinazionali dovrebbero essere tassati, in modo che queste possano restituire parte di ciò che hanno sottratto alla collettività.

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