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Ran è un film del 1985 diretto da Akira Kurosawa
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Ran 1985 )

Ran è un film di genere drammatico, guerra della durata di . diretto da Akira Kurosawa e interpretato da Tatsuya Nakadai, Akira Terao, Jinpachi Nezu, Daisuke Ryu, Mieko Harada, Yoshiko Miyazaki, Hisashi Igawa, Masayuki Yui.
Prodotto nel 1985 in Francia, Giappone.

93 MovieScore (?)
basato su 35 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Trama

Dopo aver spartito l'impero fra i suoi tre figli, il vecchio feudatario Hidetora Ichimonji assiste allo scatenarsi di una guerra fratricida che porterà a conseguenze imprevedibili per tutta la prestiogisa casata.

La Recensione

Un atipico solipsismo

L'odissea del vecchio e stanco Hidetora Ichimonji, verso il nulla.

Un atipico solipsismo

Il vecchio feudatario Hidetora Ichimonji, dopo aver spartito l'impero fra i suoi tre figli, assiste impotente al suo sfacelo per opera dei due fratelli maggiori, assetati di potere, impazzisce e va incontro a un destino crudele e ingrato in un mondo dove non c'è più speranza per un vecchio pazzo come lui. Come è abbastanza facile intuire, quest'opera di Akira Kurosawa, uscita nel 1985, nominata a quattro Oscar ma vincitrice solo per i costumi, assorbe molto dalle tragedie di Shakespeare (la trama è praticamente quasi uguale a quella del Re Lear). Il maestro giapponese racconta quietamente e attraverso una progressione ...
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Le Immagini 1 totali

Cast e Personaggi Altri ruoli: 25 totali

Curiosità Altre curiosità: 1 totali

  • Specifiche tecniche

    Girato in: 35 mm. Proiettato in: 70 mm e 35 mm. Rapporto immagine: 1,85 : 1. Colore: a colori. Formato audio: Dolby (35mm) e 70mm a 6 tracce. Lingua originale: giapponese.

Frasi dal film Altre frasi dal film: 1 totali

  • “ Bisogna avere il coraggio di ascoltare la carne infetta anche quando è la tua. ”

Premi e Nomination Altri premi e nomination: 6 totali

Incassi Vedi tutti

Budget stimato per il film: $ 11.500.000

7 Commenti

  • aladino aladino
    Un film che entra nella storia del cinema Nov. 24, 2005, 5:28 p.m.
    dove i colori sono usati dalla sapiente tavolozza di kurosawa.

    Re Lear ed il suo dramma.

    Purtroppo il ritmo è per palati fini, troppo lento per il consumatore occidentale. Da vedere al cinema, ma ormai!

    Non consigliato a chi ha fretta.

    0

  • Beefheart Beefheart
    Filmone Lug. 3, 2007, 4:31 p.m.
    Epico filmone di cappa e spada giapponese, partorito da un ormai 75enne Kurosawa e mutuato dal teatro Shakespiriano. La storia, ambientata nel giappone del 500, racconta di Hidetora Ichimonji, il "grande principe", sanguinario signore del feudo, che, giunto in età avanzata, divide gli averi tra i suoi tre figli. Di questi, il solo Saburo, terzogenito, temendo un inevitabile destino di lotte fratricide, prova a contestare il volere paterno, il quale, tuttavia, sentendosi oltraggiato lo ripudia e lo scaccia. Solo in seguito le parole di Saburo si riveleranno tristemente profetiche ed Hidetora, consumato dai sensi di colpa, potrà capire, oltre al grosso sbaglio commesso nei suoi confronti, anche l'atrocità delle brutture perpetrate ai danni di innumerevoli innocenti in una vita di tirannide e crudeltà. Il tripudio di personaggi, eventi, costumi, castelli, praterie e cavalieri che riempie i circa 160 minuti di visione, alterna eccezionali scene di battaglia serrata, con centinaia di comparse, a piedi ed a cavallo, ottimamente dirette e coreografate, a passaggi più contemplativi e suggestivi, girati all'esterno tra promontori verdeggianti e spolverati dal vento. La recitazione, più ancora del soggetto, è molto teatrale, soprattutto per quanto riguarda le sequenze che vedono protagonista il vecchio capostipite della casata Ichimonji, tanto alle prese con il giullare buffone, quanto con la propria follia galoppante. Il risultato è ottimo, oltre che per i condivisibili e consueti contenuti anti-bellicosi, per la sceneggiatura credibile, il ritmo narrativo scorrevole e l'impatto visivo entusiasmante. A mio avviso molto meglio questo del precedente "Kagemusha, l'ombra del guerriero". Consigliato.

    0

  • LukeLL LukeLL
    Gen. 23, 2009, 9:51 a.m.
    Grande affresco di Kurosawa sul Giappone feudale. Ha un tratto teatrale, solenne, quasi epico. Eppure la storia si segue con passione e interesse, e i nodi "filosofici" del film sono decrittati e risolti con garbo e tensione.
    Qualche incongruenza sulle battaglie (non ci volevano gli archibugi che danno una sfasatura temporale in una storia che filosoficamente e strutturalmente è da medioevo feudale pieno) ma è un film maestoso. Da vedere senza dubbio.

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  • CASSIDY CASSIDY
    Un film di Kurosawa da riscoprire Mag. 3, 2009, 4:57 p.m.
    Partendo da Re Lear, Akira Kurosawa firma un film personalissimo, che prima di essere un ottima messa in scena del Giappone Feudale, e di un "semplice" adattamento Shakespiriano, diventa una riflessione sulla cattiveria dell'uomo.

    Il vecchio Hidetora, scacciato e tradito dai figli, diventa lui stesso un buffone, e deve fare i conti con tutto il male e la cattiveria che ha compiuto nella vita.
    Il "Ran" del titoli è il Caos di Hidetora, che è costretto a vagare nel Caos che c'è nel suo mondo (e nella sua mente).

    Le interpretazioni sono ottime, molto influenzate dal teatro, come e forse anche di più che in altri film di Kurosawa. Qui Kurosawa usa benissimo la sua regia, alternandola anche a momenti di silenzio, e a pause, per esempio la scena di Hidetora che fissa il cielo è bellissima smile un uso non invasivo della musica (non è La sfida del Samurai per capirci :winksmile, la musica che sottolinea la dramamticità di certe scene, arrivano, leggera, in punta di piedi.

    Poi nei fantasmi del passato che perseguitano Hidetora, rendendolo pazzo, io ci ho sempre visto un pò di Macbeth, e c'è anche l'inmancabile citazione sul marcio, che ricorda inevitabilmente l'Amleto…mica male come materiale smile

    Scene di battaglia come al solito favolose, l'attacco al Feudo e la battaglia finale sono davvero Epiche, non raggiungono la perfezione di quelle de "I Sette Samurai"…ma quelle sono un apice assoluto smile Gran Film!

    0

  • Ragazzo bianco Ragazzo bianco
    Mag. 4, 2009, 2:05 p.m. - Staff
    L'ho visto un po' di tempo fa e mi è piaciuto moltissimo (tanto per cambiare quando si parla di Akira:p… bè dai La fortezza nascosta mi ha entusiasmato davvero poco). Devo ancora trovare il tempo, ma soprattutto le parole per commentarlo, prima o poi lo rivedrò e magari scriverò qualcosa di più. Stesso problema che ho per Il trono di sangue che mi è piaciuto anche di più.
    Ai pregi che hai detto tu, ora come ora aggiungerei l'uso per me strepitoso dei paesaggi desertici (il buffone che guarda Hidetora allontanarsi di corsa nella piana è una di quelle immagini che non si dimenticano) e la bellissima sequenza dell'assedio, forse il picco più alto del film, almeno per trovate visive e del sonoro:thumbs-up. Stupendo e inquietantissimo anche il finale.

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  • CASSIDY CASSIDY
    Attendo il tuo commento Mag. 4, 2009, 7:17 p.m.
    L'ho visto un po' di tempo fa e mi è piaciuto moltissimo (tanto per cambiare quando si parla di Akira:p… bè dai La fortezza nascosta mi ha entusiasmato davvero poco).


    La fortezza Nascosta mi manca, è tra i "Da vedere" smile

    Devo ancora trovare il tempo, ma soprattutto le parole per commentarlo, prima o poi lo rivedrò e magari scriverò qualcosa di più. Stesso problema che ho per Il trono di sangue che mi è piaciuto anche di più.
    Ai pregi che hai detto tu, ora come ora aggiungerei l'uso per me strepitoso dei paesaggi desertici (il buffone che guarda Hidetora allontanarsi di corsa nella piana è una di quelle immagini che non si dimenticano) e la bellissima sequenza dell'assedio, forse il picco più alto del film, almeno per trovate visive e del sonoro:thumbs-up. Stupendo e inquietantissimo anche il finale.


    Si vero, il personaggio del Buffone poi è fantastico, a mio avviso Ran è tra i migliori di Kurosawa, e tra i meno celebrati, ingiustamente perchè è veramente pieno di contenuti, perizia tecnica, visiva e pure sonora…e poi le battagli sono bellissime smile

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  • Ragazzo bianco Ragazzo bianco
    Gen. 13, 2010, 6:30 p.m. - Staff
    L'ho rivisto a distanza di mesi e devo dire che, nonostante l'importanza dei contenuti e la perfezione stilistica, questo capolavoro (perchè questo è) non riesce a fare breccia in me come altri dello stesso regista. I momenti che per me risultano molto emotivi ci sono, ma a conti fatti Kurosawa ha saputo coinvolgermi di più e soprattutto più costantemente in altri suoi film. Qui la sensazione è che tutta - o quasi - la carica emotiva sia affidata alla seconda parte del film: dall'assedio senz'audio alla fine non ci sono commenti da fare, si commenta tutto da sè. Il problema (ma il discorso è il solito, ce ne fossero di film che hanno questi problemi) è tutto nella prima parte. Dopo dei titoli di testa a dir poco suggestivi, che io senza tanti complimenti infilerei in un'ipotetica antologia dei migliori opening credits della storia, il ritmo cala. Per i primi 20 minuti, detta brutalmente, si ha la sensazione di assistere a teatro "in scatola", certo siamo all'aperto, ma sempre teatro sembra. Ora i punti a favore sono due: 1) questo E' teatro, è il Re Lear di Shakespeare, Kurosawa ne è consapevole e forse vuole segnalarlo con questo incipit; 2) si dice che quando il contenuto è forte lo stile non è necessario e forse il regista riteneva che la descrizione di questi difficili rapporti familiari bastasse a sè. Resta il fatto che per me i primi venti minuti fan venì du scatole:p. Da qui fino a metà gli spazi e i tempi si alternano più spesso ed è ovvio che il ritmo ne guadagni, anche se non succede molto oltre alla presentazione di altri personaggi, tra cui uno dei personaggi femminili più odiosi del cinema, anche se le sue motivazioni ci sono date. In una parola la prima parte è introduttiva, con tutto quello che questo si porta dietro. La seconda? L'ho detto, si commenta da sola: grandiosa, struggente, abnorme.
    A parte tutto, quello che più colpisce di Ran IMO è l'estetica. Difficile da spiegarlo, ma immagini come quella di Tatsuya Nakadai (qui invecchiatissimo e irriconoscibile anche grazie al bel trucco), sguardo stralunatissimo, capelli e vestito bianchi, che si aggira per valli, colline ecc. è unica. Non si trova da nessun altra parte un'immagine che unisca in modo così espressivo solitudine, pazzia, senso di apocalisse vero e proprio. Ed è solo una tra le molte che si trovano qui.
    Gran film, discontinuo nel suo essere vibrante e caloroso e per questo non lo metto nel mio podio personale di film di Kurosawa, ma gran film resta.
    La prima volta nel dubbio gli ho dato un 8, pensando che avrei fatto sempre in tempo ad aumentare. Confermo 8, anche se vista la portata mi sento di manica strettasmile.

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