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On the Road è un film del 2012 diretto da Walter Salles
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On the Road 2012 )

On the Road è un film di genere drammatico della durata di . diretto da Walter Salles e interpretato da Sam Riley, Garrett Hedlund, Kristen Stewart, Kirsten Dunst, Viggo Mortensen, Tom Sturridge, Amy Adams, Elisabeth Moss, Danny Morgan, Alice Braga.
Prodotto nel 2012 in Gran Bretagna, Francia, USA e distribuito in Italia da Medusa il giorno .

58 MovieScore (?)
basato su 48 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Trama

Il film ricostruisce gli anni passati da Kerouac a vagare per il Nord America insieme all'amico Neal Cassady, 'eroe dell'Ovest innevato con le basette'. Nei panni di Sal Paradise e Dean Moriarty, i due attraverseranno il paese per accumulare esperienze alla ricerca del proprio io.

Perché vederlo:

Il regista de I diari della motocicletta, Walter Salles, affronta un altro adattamento letterario, quello di Sulla strada di Jack Kerouac. Nel cast il regista ha voluto Kristen Stewart e Kirsten Dunst, oltre a Viggo Mortensen e Sam Riley.

La Recensione

Hit the Road, Sal

Premettendo che adattare un romanzo come Sulla strada era un'impresa tutt'altro che semplice, e che quando ci si confronta con i "mostri sacri" della letteratura si finisce sempre per scontentare una fetta di appassionati, bisogna dire che il film di Walter Salles presenta più ombre che luci.

L'adattamento cinematografico di Sulla strada di Jack Kerouac, manifesto letterario della beat generation, è stato senz'altro tra i titoli più attesi degli ultimi decenni. Già dagli anni '70 si era parlato, a più riprese, di una pellicola ispirata al libro di Kerouac, entrato di diritto tra i classici della narrativa americana; il cineasta che fin dall'inizio ha mostrato più interesse nel progetto è stato Francis Ford Coppola, che da tempo aveva opzionato i diritti del romanzo e che alla fine è rimasto, nel progetto, nelle vesti di produttore esecutivo. Ciò che per decenni ha reso problematico questo adattamento, scoraggiando probabilmente ...
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Trailer e video 3 totali

Trailer Italiano - On the Road

00:01:23 Trailer Italiano -  On the Road

Le Immagini 31 totali

Cast e Personaggi Altri ruoli: 49 totali

Le News Altre news: 15 totali

Gli Articoli Altri articoli: 4 totali

  • Il DVD di On the Road

    Recensione Il DVD di On the Road

    L'adattamento per il grande schermo del cult letterario di Jack Kerouac è proposto in un DVD buono dal punto di vista audio-video. Deludenti invece gli extra.

    22.03.2013

Curiosità Altre curiosità: 4 totali

  • La costanza di Kristen

    Dopo il drastico taglio di budget subito dal film On the Road, il compenso di Kristen Stewart si è ridotto a una cifra interiore ai 200.000 dollari, somma modesta se paragonata alle cifre normalmente percepite dalla star hollywoodiana. Nonostante questo, l'attrice è rimasta nel progetto per la sua passione per il romanzo di Jack Kerouac.

Premi e Nomination Altri premi e nomination: 1 totali

Incassi Vedi tutti

Budget stimato per il film: $ 25.000.000

INCASSI IN ITALIA (aggiornato al 07 novembre 2012) 883.225 €

INCASSI NEL MONDO (aggiornato al 18 giugno 2012) 2.200.000 $

5 Commenti

  • svetly svetly
    Feb. 6, 2011, 6:42 p.m.
    mi aspetto grandi cose..speriamo in bene!

    2

  • CASSIDY CASSIDY
    Fuori Strada Nov. 5, 2012, 8:30 p.m.
    Non sono certo io che devo stare qui a spiegarvi il valore, e il peso specifico dell’opera originale di Jack Kerouac, quell’romanzo “Sulla Strada” diventato manifesto ideologico della Beat Generation, e di svariate generazioni dopo quella, ci tengo solo a sottolineare il fatto che il romanzo di Kerouac non si può leggere come mera fiction, poiché dietro a tutti i personaggi di carta, ci sono state delle controparti reali, molto reali.

    Sal Paradiso non è altro che lo stesso Kerouac, Carlo Marx altri non era che Allen Ginsberg, e via così, perché ogni personaggi di quel romanzo è lo pseudonimo su cui è stata creata la sua controparte di carta, per un libro che è soprattutto l’incontro di due persone, Kerouac e Neil Cassady/Dean Moriarty e la loro esigenza di “Andare”.

    Capirete da voi che tradurre per il cinema tutto questo, è un impresa (Necesaria?) ardua, ma cercando una trasposizione come quella fatta da Walter Salles è inutile dire che ci si va volontariamente a cacciare nel proverbiale vespaio, lo sceneggiatore Josè Rivera ci ha messo del suo per alimentare questo massacro mediatico.

    Si perché tentare di scimmiottare la prosa chiacchierata e colloquiale di Kerouac, produce come effetto negativo un film verboso, con una voce-off che interviene per sottolineare banalità, o buttare li citazioni colte un po’ a casaccio, l’esigenza poi, di ridurre il film ad una durata in termini di minuti accettabile, non fa altro che ottenere l’effetto bignami, della storia certo, ma anche e soprattutto delle emozioni che quella storia, su carta, sa generale.

    Va perso il coinvolgimento, che un romanzo può darti, solo entrando nelle teste di questi ragazzi si può capire la loro esigenza di andare di mettersi in strada, così il risultato è mediocre, il film si riduce ad una serie di episodi.

    La regia poi è un mezzo disastro, perché Salles non riesce mai a metterci dei sul, non fa mai vera trasposizione, da una parte è ridotto ai minimi termini dal terrore di allontanarsi dal testo originale, dall’altra le prova tutte per darsi un tono, ad esempio il montaggio frenetico, l’ho trovato inutilmente confusionario, gli episodi che sono la base del romanzo, perdono il loro valore di ricordi, e diventano sul grande schermo solo una serie di immagini una via l’altra.

    C’è da sottolineare che le musiche sono abbastanza efficaci e la fotografia è molto buona, ma è veramente troppo poco vista la base da cui si partiva. Pare che forte dell’esperienza del film “I Diari della Motocicletta” (Bello ma non bellissimo) il registi si sia sentito pronto a lanciarsi in un'altra storia di anime in viaggio, ma se lì il giovane Ernesto Guevara aveva ancora la sua mistica, qui sono proprio i protagonisti a deludere:
    Sam Riley è un Sal Paradiso insipido, gli manca quella vena di follia che caratterizza il personaggio, considerando che nel suo film di esordio (Il bellissimo “Control”) riusciva così bene a rendere il dramma interiore di Ian Curtis, viene da sperare che il ragazzo non si sia già sparato tutte le sue cartucce migliori alla prima pellicola.

    Garret Hedlund porta sullo schermo un Dean Moriarty senza il “Coolness” un personaggio che non diventa mai epico o mitico grazie a quello che fa, ma solo perché ricorda un po’ James Dean, è il ribelle, quindi deve essere per forza quello figo…na na, non è così per forza, Dean Moriarty non è la copia di nessuno, è figo e basta, ma qui non si vede…madornale errore!

    Alla fine di interessante ci sono solo i cameo di Amy Adams e Viggo Mortensen, quando vedi il suo Old Bull Lee (Versione cartacea di William Burroughs, e qui i legami tra Mortensen e Cronenberg tornano di moda :p) ti viene da mangiarti le mani che Viggo abbia vent’anni di troppo sul groppone, perché lui da giovane, sarebbe stato perfetto per Moriarty ad esempio, basta vederlo in film come “Lupo Solitario” per esserne certi, e visto che con Mortensen sto giocando al gioco dei “Sei gradi di separazione” cinematografica, proprio il regista di “Lupo Solitario”, Sean Penn (Altro buono per Moriarty ai suoi tempi), ha fin’ora interpretato meglio al cinema quell’esigenza di “Andare” propria dei personaggi di Kerouac, loro sognavano di vedere anche l’Italia, al Chris McCandless di “Into the Wild” bastava l’Alaska (Alaska Alaska, non la città…)

    Non ci credo che Salles non è corso a rivedersi “Into the Wild” prima di girare questo film, non ci credo nemmeno se me lo mette per iscritto smile

    Forse l’unica lezione che Salles ha imparato da Sean Penn è stata quella di ridurre a poche e stringate battute Kristen Stewart, e lasciargli fare quello che gli riesce meglio, la muta sensuale che si morde le labbra, così facendo, ha almeno limitato i danni…l’unica cosa buona della sua gestione del film…

    0

  • Pike Bishop Pike Bishop
    la penso come Cass Nov. 5, 2012, 9:42 p.m. - Staff
    E Neal che parlava, nessun altro che parlava. Gesticolava furiosamente, si allungava fino a me qualche volta per chiarire un punto, qualche volte staccava le mani sul volante eppure l’auto procedeva dritta come una freccia, senza mai deviare di un soffio dalla riga bianca in mezzo alla strada che si srotolava baciando la nostra ruota anteriore sinistra.[1]

    Sal Paradise (nome di fantasia dietro cui si cela Jack Kerouac),[2] Carlo Marx (Allen Ginsberg) e gli altri amici che saranno i protagonisti dellabeat generation fecero, dapprima, il loro ingresso nel mito letterario grazie al secondo romanzo di Kerouac, "On the Road", scritto nel 1951 grazie a numerosi litri di caffè e su un unico rotolo di carta per telescrivente lungo circa 36 metri. Fu pubblicato per la prima volta solo nel 1957 ed ebbe un successo inimmaginabile, divenendo l’opera-manifesto di un movimento e di un’intera generazione.

    "Sulla strada" narra dell’incontro di due anime legate inizialmente da un’amicizia che sembrava indissolubile: lo stesso Kerouac scrive che Neil Cassady era come un fratello perduto che aveva finalmente ritrovato. Il fratello cresciuto sulla strada che l’avrebbe accompagnato nell’unica cosa che a quel tempo sapevano fare, cioè "andare". Nel romanzo Cassady diventa Dean Moriarty, è lui il perno e il motore di molte azioni di "Sulla Strada", è uno dei folli con cui il giovane Kerouac/Paradise ama accompagnarsi. Un ragazzo che brucia, brucia la sua fiamma il più rapidamente possibile, agisce prim’ancora di pensare ed è proprio Moriarty a diventare il primo eroe beat grazie al romanzo.[3]

    Quando proviamo a confrontarci con una pellicola basata su un’opera letteraria e, in questo caso, su un classico del secondo Novecento, culto di più generazioni, diviene quasi inevitabile il paragone col testo di partenza. È inevitabile persino ritornare sui soliti discorsi che si intavolano ogni qual volta ci si ritrova in una situazione di questo tipo. Iniziamo da un presupposto fondamentale: non crediate al luogo comune secondo il quale la fonte letteraria sia sempre superiore alla pellicola. Purtroppo, l’adattamento per il grande schermo di "On the Road" da parte di José Rivera è la via peggiore che si possa scegliere quando si traduce per il cinema un libro di questa portata: prende di peso il romanzo del 1957, riprendendone la narrazione in prima persona, i dialoghi tra i personaggi e sfrondandolo di vari passaggi ed episodi (la voce over interviene soprattutto per sintetizzare sommariamente gli eventi e per spargere perle letterarie), così da mantenersi entro una durata commerciale. Quello che ne esce fuori è essenzialmente un bignami: lavorando con la maggiore adesione possibile all’opera di Kerouac, con le musiche di Santaolalla che risuonano nell’aria insieme al jazz nero delle bettole americane, la splendida fotografia di Eric Gautier e un cast di giovani di belle speranze, la ritrovata accoppiata Salles-Rivera cerca sostanzialmente di riproporre moduli ecrew che avevano portato al successo il (sopravvalutato) "I diari della motocicletta", tratto dalle memorie giovanili di Ernesto Guevara.
    In "On the Road" la voluta disfunzionalità dello stile di Kerouac (il suo essere "colloquiale", per intenderci) viene abbrutita da una macchina a mano che copia nemmeno tanto velatamente il nervosismo bruciante del Penn di "Into The Wild", e il montaggio linearizza in maniera didascalica l’accumularsi sincopato di episodi che si muove a strappi, come una jam-session di rimembranze, rendendo così inerme la narrazione cinematografica di Salles.

    Nemmeno il cast regala grosse soddisfazioni: Sam Riley è un ottimo attore, ma se in "Control" riusciva a far trapelare la malinconia e il crescente bipolarismo di Ian Curtis con un solo sguardo, al suo Sal Paradiso manca ogni lampo di follia degno del personaggio; il Dean Moriarty di Garrett Hedlund è un Jimmy Dean senza carisma, senza alcuna sfumatura mistica; si salvano i comprimari, dal cameo di classe di Viggo Mortensen nei panni di Old Bull Lee (William S. Burroughs) e Amy Adams nel ruolo della moglie, a Tom Sturridge che interpreta Carlo Marx, finanche alla stessa Kristen Stewart (Marylou) che, anche grazie al poco minutaggio e a poche battute, ha una resa decorosa in uno dei suoi ruoli più incisivi e sensuali.

    Per sintetizzare, Salles dimostra tutta la sua inettitudine di regista, vista l'incapacità sia di infondere una propria anima al film, una sua personale visione, sia di restituirne lo spirito, poiché fa il torto più grande che si potesse fare a Kerouac: realizzare una pellicola cinematograficamente normalizzata e seguendo il ricettacolo del film da Sundance.


    [1] Jack Kerouac, On the Road – Il "rotolo" del 1951, p. 138, Milano, 2010.

    [2] Inspiegabilmente tradotto dagli adattatori italiani del film in “Sal Paradiso”.

    [3] «Willie si stava dando da fare intorno a una cipolla. "ho parlato con Neal Cassady. ormai è pazzo come un cavallo." "Sì, va in giro a implorare che gli diano qualche calcio nel culo. è una stronzata. costruirsi un mito forzato, il fatto essere finito nel libro di Kerouac gli ha fatto dare i numeri." "amico" dissi, "non c’è niente di peggio di una sceneggiata di sporchi pettegolezzi letterari."» in Charles Bukowski, Compagni di sbronze, p. 180. Milano, 1979.

    0

  • CASSIDY CASSIDY
    Quotissimo! Nov. 5, 2012, 10:20 p.m.
    viene abbrutita da una macchina a mano che copia nemmeno tanto velatamente il nervosismo bruciante del Penn di "Into The Wild", e il montaggio linearizza in maniera didascalica l’accumularsi sincopato di episodi che si muove a strappi, come una jam-session di rimembranze, rendendo così inerme la narrazione cinematografica di Salles.
    Assolutamente d'accordo, e come al solito sie riuscito a dirla meglio di me, mi è sembrato chiaro anche a me che Salles abbia cercato ispirazione nel film di S.P.

    Nemmeno il cast regala grosse soddisfazioni: Sam Riley è un ottimo attore, ma se in "Control" riusciva a far trapelare la malinconia e il crescente bipolarismo di Ian Curtis con un solo sguardo, al suo Sal Paradiso manca ogni lampo di follia degno del personaggio


    Quotissimo, bah, a volte mi dico, ma come si chiamava quell'attore bravissimo di "Control" perchè fatico a ritrovarlo in altri film.

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  • Bob Robertson Bob Robertson
    Dic. 13, 2012, 8:32 p.m.
    Difficile e probabilmente impossibile rendere giustizia ad un libro che, come "On the road" di Kerouac è più di un libro, ma è un estratto di tempo, follia e vita, manifesto di generazioni e di sogni, praticamente senza tempo.
    Basterebbe questo a renderlo impossibile da portare su schermo, o quantomeno a rendersi conto che la sfida si poteva affrontare soltanto consci di non poterla vincere.

    Tuttavia, Walter Salles, volenteroso nella regia, ci ha provato con un cast che si può solo definire accettabile, i cui volti miglior hanno forse accettato per pura passione del romanzo originale.

    "On the road" in quanto film non è quel fiasco che ci si potrebbe aspettare, ma non è che un timido tentativo di raccontare una storia che poteva essere raccontata solo da Kerouac.
    La sceneggiatura si muove provando a toccare i punti salienti del romanzo, senza riuscire ad infondere nei personaggi quell'aura mistica, quella forza e quell'umanità e quel brivido di vita che negli attori è solo un pallido sussulto, piuttosto vago e senza vera sostanza.
    Non trasmette il senso e la forza dell'amicizia tra Sal e Dean, nè le vibrazioni dei loro incontri.
    Provando (con grande sforzo) a giudicarlo solo sulla base filmica, On the road non ha quell'elettricità selvaggia che dovrebbe, ma si muove da un lampo all'altro, senza particolari vette.

    Tutto sommato si lascia guardare, perchè sebbene la narrazione fuori campo non sia sempre azzeccata e funzionale, il fascino delle pagine di Kerouac riesce ad emergere quel tanto che basta a renderlo godibile.

    Tecnicamente è ben fatto, la fotografia è azzeccata praticamente in ogni momento del film, e riesce a trasmettere le atmosfere fredde o calde, ombrose, fumose o soleggiate a seconda degli ambienti.
    La colonna sonora buona nella scelta dei pezzi, usati con certa sapienza e mai invasivi.
    Peccato che un film come questo non possa in alcun modo vivere di sola tecnica.

    Le carenze rimangono quelle di un film ordinario al servizio di una storia straordinaria, di personaggi (cinematografici) ordinari fondati su persone straordinarie.

    Insomma, il film ci prova ma non ci riesce.
    Probabilmente era inevitabile.

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