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Non si uccidono così anche i cavalli? (They Shoot Horses, Don't They?) è un film del 1969 diretto da Sydney Pollack
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Non si uccidono così anche i cavalli? 1969 )

Non si uccidono così anche i cavalli? (They Shoot Horses, Don't They?) è un film di genere drammatico della durata di . diretto da Sydney Pollack e interpretato da Jane Fonda, Michael Sarrazin, Susannah York, Gig Young, Red Buttons, Bonnie Bedelia, Michael Conrad, Bruce Dern, Al Lewis, Robert Fields.
Prodotto nel 1969 in USA.

80 MovieScore (?)
basato su 6 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Trama

La storia di una delle tante maratone di ballo organizzate da impresari senza scrupoli durante la grande depressione: le coppie sono costrette a danzare giorno e notte fino allo sfinimento, per aggiudicarsi il premio in denaro che andrà alla coppia che avrà resistito più a lungo.

Le Immagini 1 totali

Cast e Personaggi Altri ruoli: 23 totali

Premi e Nomination Altri premi e nomination: 15 totali

Incassi Vedi tutti

INCASSI IN USA (aggiornato al 22 aprile 2013) 12.600.000 $

3 Commenti

  • Will Dearborn Will Dearborn
    Non si uccidono così anche i cavalli? (Pollack, 1969) Mag. 31, 2008, 8:39 p.m. - Staff
    A qualche giorno dalla morte di Sidney Pollack, colgo l'occasione per ripostare un mio vecchio messaggio su questo film del 1969, a mio avviso molto bello.


    Non l'avevo ancora visto, questo film di Sydney Pollack del 1969, girato a ridosso (poco prima) del periodo New Hollywood. Non l'avevo visto e sono felice di averlo recuperato, perché è un'opera potente, dolorosa, che non si dimentica tanto facilmente. La storia, tratta da un romanzo breve di Horace McCoy, narra di una delle tante maratone di ballo organizzate negli anni della Depressione, crudeli spettacoli in cui coppie di disperati dovevano danzare giorno e notte fino allo sfinimento: la coppia che resiste più a lungo si aggiudica infine il premio in denaro di 15.000 dollari.
    Il film si concentra, praticamente per tutte le sue due ore di durata, sulla rappresentazione della maratona, mettendo in scena con assoluta lucidità la devastazione del corpo, l'azzeramento della dignità umana, la regressione degli uomini a bestie. E' radicale l'atto di accusa del film verso una società che è stata travolta dalla sua stessa opulenza, ha relegato ai suoi margini masse di disperati e nonostante questo non riesce a rinunciare al bisogno compulsivo di spettacolo, in questo caso soddisfatto proprio da quei reietti e dalla loro disperata necessità di sopravvivere. Una necessità in cui la competizione diventa spietata, esclusiva, bestiale: la propria sopravvivenza dipende dal soccombere dell'altro. "A quelli non interessa chi vince", dice il crudele impresario Rocky (l'attore Gig Young, premiato con l'Oscar). "Loro vogliono solo vedere la sofferenza, e ne hanno il diritto!" Sofferenza spettacolarizzata, data in pasto al pubblico pagante forse per esorcizzare il fantasma della propria sofferenza, il rischio di poter finire, un giorno, al posto di quei disperati là sotto. Non siamo tanto lontani, in fondo, dai meccanismi della TV verità di oggi: le basi erano state già gettate allora, o forse ancora prima. Forse siamo di fronte a un bisogno da sempre connaturato all'essere umano.
    Sia quel che sia, la messa in scena di Pollack è, appunto, lucidissima e diretta come un pugno nello stomaco. Il progressivo disfacimento del corpo, la tortura e la morte sono rappresentati in tutta la loro crudezza, con l'ausilio di musiche che, stridendo con le immagini, ne esaltano l'impatto disturbante (straordinarie, a questo proposito, le due sequenze della corsa, con l'allegro motivetto musicale ad accompagnare la sofferenza stampata sul volto e nei corpi dei concorrenti). I momenti onirici (tra cui il prologo in cui vediamo l'uccisione di un cavallo azzoppato), con i misteriosi intermezzi che mostrano un oscuro passato (ma sarà realmente tale?) del protagonista, su scenografie essenziali che rappresentano il massimo dell'astrazione, sono più che mai funzionali all'impatto visivo del film. Il quale non soffre per niente della limitatezza dello spazio (tutta l'azione è circoscritta all'interno del tendone in cui si svolge la competizione) ma ne fa anzi elemento fondamentale per la sua claustrofobica, a tratti insostenibile atmosfera.
    Film radicale, insomma, più disturbante di tante opere odierne: cinema che fa vedere davvero l'altro lato del Sogno Americano, per come è stato vissuto sulla pelle di tanti uomini e donne, senza metafore ma in tutta la sua brutale concretezza. Avrebbero ancora il coraggio, nella Hollywood di oggi, di produrre una cosa del genere?

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  • Jonas Jonas
    Giu. 6, 2008, 7:49 p.m. - Staff
    FIlm che non rivedo da almeno 3 lustri, ma di cui ricordo ancora le sensazioni che mi lasciò addosso, veramente un pugno allo stomaco. Secondo me un film straordinario, il migliore di Pollack

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  • ianoyan ianoyan
    Giu. 7, 2008, 6:10 p.m.
    Questo film lo vidi un paio di anni fa e fu il mio primo Pollack:-). Non posso non ricordare la spossatezza mentale (non significa noia) che ebbi dopo averlo visto e che mi avevano trasmesso i partecipanti alla gara. Se era quella l'intenzione del regista, di trasmettere un senso di malessere, credo che abbia colpito nel segno.:cool

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