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Manhunter - Frammenti di un omicidio (Manhunter) è un film del 1986 diretto da Michael Mann
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Manhunter - Frammenti di un omicidio 1986 )

Manhunter - Frammenti di un omicidio (Manhunter) è un film di genere drammatico, horror, thriller della durata di . diretto da Michael Mann e interpretato da William Petersen, Kim Greist, Joan Allen, Brian Cox, Dennis Farina, Tom Noonan, Stephen Lang, David Seaman, Benjamin Hendrickson, Michael Talbott.
Prodotto nel 1986 in USA.

79 MovieScore (?)
basato su 84 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Trama

Will Graham, ex agente dell'Fbi, si è ritirato a vita privata a causa delle ossessioni mentali che gli ha procurato la caccia ad Hannibal Lecter, maniaco cannibale. Su invito di un collega decide però di tornare al lavoro. Un nuovo maniaco agisce in città, e per catturarlo Will non esita a rivolgersi allo stesso dottor Lecter, rinchiuso in prigione.

La Recensione

Frammenti di un capolavoro

Niente è lasciato al caso o all'improvvisazione. Tutto è in funzione di qualcosa e tutto ha valore solo nella misura in cui fornisce un'atmosfera atta a metaforizzare lo stato d'animo dei personaggi.

Frammenti di un capolavoro

In assoluto uno dei primissimi film con al centro la figura del serial killer, Manhunter - Frammenti di un omicidio, tratto dal romanzo Red Dragon di Thomas Harris, è la storia di Will Graham, agente dell'FBI in congedo. Graham ha smesso la professione dopo essere rimasto fisicamente e moralmente sconvolto dalla cattura del dottor Lektor (Mann cambiò curiosamente il nome che sarebbe divenuto celebre qualche anno più tardi nel film di Jonathan Demme Il silenzio degli innocenti). Il suo collega e amico Jack Crawford, però, cerca di farlo tornare al lavoro per sfruttare le sue incredibili doti di "manhunter" nella ...
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Le Immagini 37 totali

Cast e Personaggi Altri ruoli: 39 totali

Le News Altre news: 3 totali

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    30.10.2011

Curiosità Altre curiosità: 14 totali

  • Specifiche tecniche

    Girato in: 35 mm. Proiettato in: 35 mm (anamorfico) e 70 mm. Rapporto immagine: 2,20 : 1 (70 mm) e 2,35 : 1. Colore: a colori (Technicolor). Formato audio: 70mm a 6 tracce e Dolby (35mm). Lingua originale: inglese.

Bloopers Altri bloopers dal film: 6 totali

  • Continuità

    Una sigaretta, assente nella sequenza precedente, appare improvvisamente nella bocca di Graham mentre parla con Crawford per strada.

Frasi dal film Altre frasi dal film: 1 totali

  • “ "So di non essere più furbo di lei" "E allora come ha fatto a prendermi?" "Lei era svantaggiato" "In che senso svantaggiato?" "Lei è pazzo" ”

Incassi Vedi tutti

Budget stimato per il film: $ 15.000.000

13 Commenti

  • vincent vega vincent vega
    Mann! Set. 2, 2005, 1:59 a.m.
    Ogni film di Mann che ho visto mi ha stupito… Quale per la stupenda fotografia (Manhunter), quale per la sceneggiatura (Insider), quale per l'insieme (Collateral).. E questo non fa eccezzione.. Come già detto fotografia spettacolare e un thriller eccezzionale!!

    0

  • piernelweb piernelweb
    Frammenti di grande cinema Ott. 21, 2006, 4:38 p.m.
    Correva l'anno 1986 quando per la prima volta le pagine di Thomas Harris venivano rappresentate sul grande schermo. Dal romanzo "Red Dragon" Mann ricava un thriller grandioso, intenso, cupo e stilisticamente ineccepibile nettamente avanti alla produzione di quel periodo; un vero braccio di ferro psicologico, a distanza, fra cacciatore e preda ricco di sfumature ed emotivamente mai convenzionale. Diverse le sequenze da ricordare fra le quali spiccano oltre al suggestivo epilogo, i struggenti passaggi della storia impossibile fra "dente di fata" e la non vedente Reba. Manhunter vince nettamente il confronto a distanza con "Red Dragon" di Brett Ratner (2002) ma non quello con "Il Silenzio degli innocenti" di Jonathan Demme per il quale, al pari di una regia eccellente, pesano le esaltanti interpretazioni di Jodie Foster e Anthony Hopkins (nei panni di Hannibal Lecter che qui compare in alcune sequenze nell'interpretazione di Brian Cox) e mezzi produttivi superiori. Un film che all'epoca fu evidentemente sottovalutato, ma che a distanza si è meritato un posto tra i thriller cult degli anni 80.
    Voto: 8

    0

  • Berto Berto
    Basilare Nov. 25, 2006, 4:02 p.m.
    grande thriller da un maestro come Micheal Mann con degli interpreti magistrali uniti alla solita magnifica fotografia dei film di Macho ed un'inquietante quanto indimenticabile colonna sonora

    ;-) ;-)

    0

  • Ragazzo bianco Ragazzo bianco
    Manhunter Dic. 31, 2006, 2:56 p.m. - Staff
    Un film ricco e interessante, molto complesso se si vogliono cogliere tutte le sfumature, senza fermarsi alla superficie del racconto, che per giunta si apprezza poco senza le dovute riflessioni riguardo al sottotesto e al significato delle immagini. Insomma, è un film che per essere apprezzato va capito. Indubbiamente si tratta di un'opera di passaggio nel cinema di Mann e questo si riflette anche nelle immagini e nel montaggio, entrambi estremamente originali, a tratti quasi isterici (vedi la sparatoria finale). Poca azione, un po' di suspence, molta riflessione ed introspezione psicologica e sicuramente quest'ultima rende Manhunter uno dei migliori thriller psicologici mai realizzati. Continuo a preferire polizieschi e thriller che sanno dosare bene intrattenimento e riflessione (vedi Seven per esempio), senza far prevalere brutalmente l'una sull'altra. Detto ciò Manhunter resta un bel film, pregevole visivamente parlando, con una serie di sfumature interessanti e che ha influenzato le produzioni successive. Attori discreti e un paio di scene memorabili. Voto: 7+.

    2

  • CASSIDY CASSIDY
    ...Red Dragon tenetevelo pure, io continuo a guardarmi Manhunter Lug. 16, 2009, 12:17 a.m.
    Mi sono riviso questo bel Thriller di Michael Mann, la cosa che apprezzo sempre è di sicuro il rigore con cui Mann dirige, avvalendosi della fotografia di Dante Spinotti (Per altro ottima) Mann fa un uso interessantissimo del colore.

    Verde e Rosso sono i colori dominanti quando c'è in Scena l'assassino. Le scene romantiche tra Will e la moglie sono fotografate in blu, ma il meglio per me è la cella di Lecter (Anzi Lecktor :winksmile, bianchissima e ultra simmetrica per via delle sbarre.

    Come al solito la musica fa un tocco in più "in a gadda da vida" degli Iron Butterfly usata per la scena finale è ottima, ha qualcosa di molto magligno in se quel pezzo smile
    Il montaggio poi è nervoso, la sparatoria finale a mio avviso è uno dei momenti migliori del film, è brutale, e il montaggio si adatta a tale brutalità.

    Il film scava moltissimo nelle personalità dei personaggi, tutto il rapporto tra Will e il Dottor Lecktor è reso benissimo, per esempio la scena del prato verde, ripreso praticamente fuori fuoco, rende bene l'idea della confusione mentale del personaggio.
    Insomma Michele Uomo sarebbe migliorato ancora nei film successivi, ma già questo resta un ottimo prodotto. In più ci sono alcune scene davvero memorabili, Brian Cox nei panni di Lecktor è fenomenale, l'attore nei panni di Dente di Fata / Drago Rosso, è pazzesco, roba da sperare di non incontrarlo mai per strada uno cosi :p

    Gran bel film, sempre bello rivederselo smile

    1

  • Pike Bishop Pike Bishop
    Lug. 16, 2009, 12:38 a.m. - Staff
    Mi sono riviso questo bel Thriller di Michael Mann, la cosa che apprezzo sempre è di sicuro il rigore con cui Mann dirige, avvalendosi della fotografia di Dante Spinotti (Per altro ottima) Mann fa un uso interessantissimo del colore.

    Verde e Rosso sono i colori dominanti quando c'è in Scena l'assassino. Le scene romantiche tra Will e la moglie sono fotografate in blu, ma il meglio per me è la cella di Lecter (Anzi Lecktor :winksmile, bianchissima e ultra simmetrica per via delle sbarre.

    Come al solito la musica fa un tocco in più "in a gadda da vida" degli Iron Butterfly usata per la scena finale è ottima, ha qualcosa di molto magligno in se quel pezzo smile
    Il montaggio poi è nervoso, la sparatoria finale a mio avviso è uno dei momenti migliori del film, è brutale, e il montaggio si adatta a tale brutalità.

    Il film scava moltissimo nelle personalità dei personaggi, tutto il rapporto tra Will e il Dottor Lecktor è reso benissimo, per esempio la scena del prato verde, ripreso praticamente fuori fuoco, rende bene l'idea della confusione mentale del personaggio.
    Insomma Michele Uomo sarebbe migliorato ancora nei film successivi, ma già questo resta un ottimo prodotto. In più ci sono alcune scene davvero memorabili, Brian Cox nei panni di Lecktor è fenomenale, l'attore nei panni di Dente di Fata / Drago Rosso, è pazzesco, roba da sperare di non incontrarlo mai per strada uno cosi :p

    Gran bel film, sempre bello rivederselo smile


    beh, concordo. ce ne sarebbe da discutere su questo film, ma non lo rivedo ormai da anni. probabilmente sta alla base del thriller contemporaneo quanto e anche più de "Il silenzio degli innocenti" (per me Demme il film di Mann se l'è studiato:p). poi vabbè, Mann dirige divinamente, inutile ripeterlo: gli spazi, la città, quei profili psicologici ambigui, metropolitani…un gigante:cool

    PS: il voto di Ragazzo bianco grida vendetta :p

    0

  • Ragazzo bianco Ragazzo bianco
    Lug. 16, 2009, 1:30 p.m. - Staff
    beh, concordo. ce ne sarebbe da discutere su questo film, ma non lo rivedo ormai da anni. probabilmente sta alla base del thriller contemporaneo quanto e anche più de "Il silenzio degli innocenti" (per me Demme il film di Mann se l'è studiato:p). poi vabbè, Mann dirige divinamente, inutile ripeterlo: gli spazi, la città, quei profili psicologici ambigui, metropolitani…un gigante:cool

    PS: il voto di Ragazzo bianco grida vendetta :p


    Speriamo non disturbi la quiete pubblica a furia di gridare:p. Che vuoi che ti dica, fermo restando che non l'ho visto esattamente nelle migliori condizioni possibili, ma comunque decenti, è un film che ho trovato molto buono, ma che non mi ha entusiasmato. Cos'ha di così straordinario? La fotografia? L'ambientazione? Sì, nient'affatto male ma Mann IMO ha fatto di meglio. Ne conservo un buon ricordo per il rapporto tra i personaggi, forse anticipa quella moda dei noir e crime-movie americani contemporanei in cui la lotta tra il buono e il cattivo diventa riflessione sul bene e sul male (cosa che c'era anche in passato, ma oggi mi pare vi si dia più rilievo). Per il resto nulla di così indimenticabile. Ah, molto gustosa la scena finale con la canzone degli Iron butterfly, un pezzo bellino, sinistro, ma anche divertente, chi ha visto una certa puntata dei Simpson sa cosa intendosmile. E' anche considerato uno dei thriller più belli degli anni '80 ma forse non ne ho visti a sufficienza per poterlo dire con certezza, quando avrò visto un po' di titoli - tra cui Vivere e morire a LA per dirne uno - ripasso e ne parliamo.
    C'è anche da dire che è passato un bel po' di tempo dalla visione, magari rivedendolo mi sale, ma credo che ci penserò in un futuro molto remoto.

    0

  • Pike Bishop Pike Bishop
    Lug. 16, 2009, 3:16 p.m. - Staff
    Cos'ha di così straordinario? La fotografia? L'ambientazione?


    la fotografia, l'ambientazione, la recitazione, la regia. come Mann mette mani al romanzo deformandolo alla sua "visione" (c'è un bel baratro fra questo e il prodotto patinato hollywoodiano di Ratner). e poi la fotografia della città coi colori pastello (già di Miami Vice) e le luci al neon (già di "Strade violente") che è il cinema metropolitano degli anni '80.

    0

  • Wasp Wasp
    Mag. 15, 2010, 1:41 p.m.
    Un film ricco e interessante, molto complesso se si vogliono cogliere tutte le sfumature, senza fermarsi alla superficie del racconto, che per giunta si apprezza poco senza le dovute riflessioni riguardo al sottotesto e al significato delle immagini. Insomma, è un film che per essere apprezzato va capito. Indubbiamente si tratta di un'opera di passaggio nel cinema di Mann e questo si riflette anche nelle immagini e nel montaggio, entrambi estremamente originali, a tratti quasi isterici (vedi la sparatoria finale). Poca azione, un po' di suspence, molta riflessione ed introspezione psicologica e sicuramente quest'ultima rende Manhunter uno dei migliori thriller psicologici mai realizzati. Continuo a preferire polizieschi e thriller che sanno dosare bene intrattenimento e riflessione (vedi Seven per esempio), senza far prevalere brutalmente l'una sull'altra. Detto ciò Manhunter resta un bel film, pregevole visivamente parlando, con una serie di sfumature interessanti e che ha influenzato le produzioni successive. Attori discreti e un paio di scene memorabili. Voto: 7+.

    Concordo perfettamente con l'opinione di Ragazzo bianco. :-)
    Ho avuto la stessissima impressione……certo white boy l'ha descritta meglio di quanto io potessi fare. smile
    Non è un thriller leggero e lineare, ma piuttosto ha una complessità intrinseca che va prima di tutto capita per poter essere apprezzata. Richiede quindi un maggior livello di attenzione e concentrazione. Nulla di astruso, sia ben chiaro. :wink:
    Volendo fare un confronto con Il silenzio degli innocenti, visti gli evidenti fattori in comune, secondo me, quest'ultimo riesce a coinvolgere di più lo spettatore perchè punta di più sulla suspance, sui dialoghi, e sulle interpretazioni……..mentre Mann (e in questo caso il tocco registico e puramente tecnico si vede eccome!) invece punta maggiormente sull’analisi della psicologia dei personaggi e meno sull'azione privando (forse) di mordente al film, nonostante riesca perfettamente a creare un clima di grande tensione dall’inizio alla fine. Magari è solo una mia opinione…..cmq secondo me se da un lato sono degne di nota (e anche di più!) le interpretazioni di Lektor e Dente di Fata, lo è molto meno quella di Will Graham, ossia William Petersen, che non ho apprezzato granchè (meglio Grissom, quello gli riesce bene :winksmile.
    Ricapitolando…..lo svolgersi della storia è teso ma secondo me non sufficientemente avvincente, proprio per i motivi citati prima. Preferisco (come Ragazzo bianco) film come Seven, uno dei miei preferiti in assoluto, che risulta più lineare ma più coivolgente. Ma riesco a dare a questo Manhunter un 7.5. :xmas
    La scena finale (e la canzone aiuta :cool) è straordinaria! E' sufficiente da sola a rendere il film un cult imperdibile. Dente di Fata è inquietantemente perfetto. Lektor si vede poco, ahimè. La musica al sintetizzatore che ci accompagna per buona parte del film è odiosa, ma sono gli anni 80 e c'è poco da fare. Regia e fotografia memorabili!
    Da un certo punto di vista questo film mi ha ricordato Kubrick…..ma non ho i mezzi per giustificare questa impressione =^_^=

    1

  • Ragazzo bianco Ragazzo bianco
    Mag. 15, 2010, 2:25 p.m. - Staff
    Concordo perfettamente con l'opinione di Ragazzo bianco.

    Pensa che io a rileggermi non mi trovo più d'accordo con me stesso:p. Cioè continuo ad avere un buon ricordo del film, anche se non eccezionale (il fatto è che emotivamente Mann mi arriva a corrente alterna), però ora mi pare di aver fornito delle argomentazioni deboli, sarà che la mia visione del cinema è leggermente cambiata nel frattempo. Alla fine il discorso è sempre quello: sto film dovrei rivederlo con gli occhi di adesso, ma poi non lo faccio maismile.
    Da un certo punto di vista questo film mi ha ricordato Kubrick…..ma non ho i mezzi per giustificare questa impressione

    Forse per questo:
    Una profonda riflessione sullo sguardo quindi, per un certo verso analoga al discorso di Stanley Kubrick: lo sguardo come potere e come forza ri-creativa ma anche come limitazione, crisi, mistificazione; osservazione tramite "occhi chiusi-sbarrati". Guardare ed essere guardati.dalla rece di Movieplayer.

    Fermo restando che nemmeno io ho i mezzi per capire bene cosa tutto ciò significhi:p. O meglio lo capisco, ma vedo Mann più come un grande esecutore con tematiche ricorrenti che non come un intellettuale del cinema. E forse sono anche influenzato dalle sue stesse dichiarazioni in proposito.
    P.S.: da qualche parte ho letto che il ribaltamento dello sguardo è anche un tema di Orson Welles. Poi devo ancora capire dove stia sta cosa, però è quello che ho letto.

    0

  • Wasp Wasp
    Gen. 5, 2011, 3:43 p.m.
    Forse per questo:
    Una profonda riflessione sullo sguardo quindi, per un certo verso analoga al discorso di Stanley Kubrick: lo sguardo come potere e come forza ri-creativa ma anche come limitazione, crisi, mistificazione; osservazione tramite "occhi chiusi-sbarrati". Guardare ed essere guardati.dalla rece di Movieplayer.

    Cazzarola, mi era sfuggita questa risposta. Cmq no, mi riferivo all'aspetto visivo, i colori, la fotografia…in ogni caso sono cose che (ho scoperto poi :p) Mann non ha ripetuto (mi pare :lookaround) negli altri suoi film successivi, nonostante Spinotti continuasse ad essere sempre lì. Insomma era solo una considerazione…sparata un pò a ca-so. smile)

    0

  • Bob Robertson Bob Robertson
    Feb. 3, 2011, 7:39 p.m.
    Davvero un ottimo thriller, ricco d'atmosfera e tensione dosate in maniera giusta, che ha il doppio pregio di presentare al grande pubblico due personaggi destinati a cambiare la scena cinematografica degli anni seguenti: il regista Michael Mann e il personaggio di Hannibal Lecter (qui nei panni di un ottimo Bruno Ganz)

    La regia sfrutta bene la sceneggiatura che sfrutta bene le potenzialità della vicenda e degli sviluppi tra i personaggi.

    Ben superiore al confronto col fiacco remake "Red Dragon", che pur godendo di un cast superiore, non convinceva nè trascinava.

    0

  • blade89 blade89
    Mag. 10, 2011, 10:40 p.m.
    "Manhunter" (o Red Dragon, com'era giusto che si chiamasse!), è un film che mette parecchio in mostra l'idea che aveva Mann riguardo al modo di fare cinema. Mann, ancora agli albori del suo cinema, ha messo in risalto le sue doti tecniche e stilistiche nella produzione di un film dando vita ad un lavoro, sotto questo punto di vista, impeccabile. Tutti gli eventi sono incastrati per il meglio, senza sfumatura alcuna, e "l'ottica" che ci propone Mann è sempre la migliore possibile. Anche la fotografia (del solito Dante Spinotti) ci da un assaggio (forse anche qualcosa in più:p) dell'attenzione e della genialità, che Mann concede ai nostri occhi. Antologici gli ambienti monocromatici che troviamo qua e là nel film: il bianco totale della prigione, il blu nella camera da letto di Will, l'arancione del tramonto, sono dei veri e propri dipinti sullo schermo!
    Il film è inoltre molto cervellotico, nel senso che lascia parecchio spazio alla riflessione (del protagonista ma anche dello spettatore), non dando mai nulla per scontato, ma costruendo punto per punto tutti i fatti e le "pensate" presenti nella vicenda. Da questo punto di vista CHAPEAU!!:-) E' uno dei pochi thriller dell'ultimo trentennio ad essere meticoloso fino a questo punto.

    A differenza delle pellicole successive di Michael, qui manca un po' la componente emotiva, o comunque non è così rilevante come in altri casi (probabilmente, ha dovuto lasciare spazio alla parte "riflessiva" che nelle altre opere di Mann non è così eclatante). Le scene coinvolgenti da questo punto di vista sono davvero poche (mi viene in mente quando l'assassino va a casa della ragazza cieca).

    Nel complesso un ottimo lavoro, inteso come fattura, però un po' poco "trascinante" per i miei gusti, per questo il mio giudizio non è molto alto (si, forse sarà anche la mancanza di azione a cui facevate riferimento nei post precedenti).

    PS So che questa è la prima apparizione di Hannibal Lekter/Lektor sullo schermo, però per me, il cannibale resterà sempre Anthony Hopkins, con tutto il rispetto per Brian Cox! :-)

    0

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