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Letters to Juliet è un film del 2010 diretto da Gary Winick
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Letters to Juliet 2010 )

Rassegna stampa per il film Letters to Juliet del 2010, diretto da Gary Winick e interpretato da Amanda Seyfried, Gael García Bernal, Vanessa Redgrave, Franco Nero, Luisa Ranieri, Marina Massironi, Milena Vukotic, Fabio Testi.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.

56 MovieScore (?)
basato su 38 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Voto rassegna stampa

  • Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il voto della rassegna stampa.

    Se hai un sito o un blog di cinema, contattaci per avere un accesso ed inserire direttamente le tue recensioni.

  • Voto rassegna stampa 53

La nostra recensione

Ricetta dell'Amore di-vino

di Angela Cinicolo pubblicata il 25 agosto 2010

"Ci si lascia sempre di più" annunciava pochi mesi fa un noto istituto nazionale di statistica italiano. Il risultato di una ricerca sulla desolante crescita esponenziale di separazioni e divorzi nel nostro Paese d'altronde non è che il riflesso di tempi duri anche per il povero Cupido, che sembra stia perdendo il suo tocco magico. Viene dal cinema americano una plausibile risposta al problema "amori in calo", da una commedia gradevole che, oltre la patina romantica da date movie ...

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Rassegna stampa

  • Letters to Juliet - La recensione

    di Marianna Cappi - MyMovies pubblicata il 25 agosto 2010

    "Romcom" sfacciata, sulle spoglie della tragedia delle tragedie, Letters to Juliet ha l'unico grande difetto di prendersi troppo sul serio. Mosso dall'ingordigia di volersi accaparrare il pubblico tra i 10 e i 100 anni, il film procede verso la sua felice e scontata conclusione con la determinazione di una macchina da guerra, accumulando drammi personali e ostacoli raffazzonati, rifiutando il sorriso e fingendo fino all'ultimo la possibilità d'imbattersi in una delusione epocale che - è lampante - non avrà mai il coraggio di riservarci. Stare al gioco, perciò, non è sempre facile o divertente. Gli attori recitano la loro commedia - la tormentata, l'insensibile, il bel tenebroso, la sognatrice incallita, l'amore sfuggente - ma noi, che credevamo di essere andati al cinema, vorremmo tanto che il loro essere sotto contratto fosse un po' meno evidente.
    I dialoghi non aiutano, indubbiamente sprovvisti del patrocinio del bardo, mentre le vedute bucoliche della fertile Toscana compiaceranno probabilmente più i palati esteri che quelli nostrani, che nelle tavolate all'ombra dell'antico casale ormai vedono solo la replica di una pubblicità di qualche vino.

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  • Letters to Juliet - La recensione

    di Marco Triolo - Film.it pubblicata il 25 agosto 2010

    Gary Winick sembra aver ormai messo il suo mestiere a servizio di blandi filmetti rosa sfornati tanto per fare cassetta. "Lettere a Giulietta", pur volendo parlare di passione e amore eterno, capace di "far attraversare gli oceani", risulta alla fine piuttosto freddino. Non manca la solita accozzaglia di luoghi comuni sugli italiani romanticoni - accompagnati da copiose quantità di mandolini, spaghetti e canzoni di Max Pezzali - sparpagliati lungo un plot che sembra concepito utilizzando il manuale "Come scrivere una romantic comedy". Si salvano gli interpreti, che davvero farebbero meglio a dedicarsi a progetti più costruttivi: la Seyfried è graziosa, Egan sa rendere il suo personaggio borioso ma simpatico, mentre la Redgrave e Nero sono molto asciutti e contenuti. Altro discorso per Bernal, che anche per colpa di un personaggio scritto malamente - sembra un isterico eccessivamente entusiasta - risulta sguaiato e sopra le righe.

    Per il resto, la storia è noiosetta e già vista e il finale si protrae all'eccesso, infilando anche una versione "alla rovescia" della famosa scena del balcone shakespeariano. Verona e Siena risaltano nella loro bellezza, illuminate dall'ottima fotografia di Marco Pontecorvo, ma alla fine sono puri sfondi da cartolina. E' invece un piacere vedere anche in ruoli minori Marina Massironi, Milena Vukotic, Angelo Infanti e il veronese Fabio Testi. Però tutto ciò non è sufficiente a giustificare la visione al cinema. Un film buono per una tranquilla serata con la vostra ragazza, tutt'al più.

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  • Letters to Juliet - La recensione

    di Nicola Di Francesco - FilmUP pubblicata il 24 agosto 2010

    Una sorta di road-movie caramelloso senza grandi aspirazioni artistiche il cui andamento narrativo si capisce prima che il film inizi, con qualche frivolezza di troppo, un uso delle musiche stucchevole e alcune forzature nella sceneggiatura opera di José Rivera (nomination per l'Oscar con "I diari della motocicletta") e Tim Sullivan.
    La confezione, però, è buona, soprattutto grazie alla spettacolare ambientazione (un morbido esempio di location product placement; chi ha visto "In Bruges - La coscienza dell'assassino" ha compreso perfettamente a cosa alludiamo), i dialoghi sono abbastanza divertenti e l'atmosfera è un po' quella da fiaba, sempre, terribilmente gradita.
    "Letters to Juliet" è un film per il quale le ragazze romantiche stravederanno e allo stesso tempo gli estremisti del cinema d'autore potrebbero indignarsi; chi scrive, si pone circa nel mezzo e per concludere si affida alle parole di Honoré de Balzac che diceva "c'è tutta una vita in un'ora d'amore", facendo notare che in questa pellicola le "ore d'amore" (e di passatempo) sono quasi due.

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  • Letters to Juliet - La recensione

    di Federico Gironi - Comingsoon.it pubblicata il 23 agosto 2010

    Pur ovattate dal contesto e dallo standard, e prive di elementi realmente spigolosi o conflittuali, sono quindi a modo loro efficaci e rassicuranti nella loro prevedibilità le vicende di Amanda Seyfried (anche se qui un po' legnosa) e del Christopher Egan che veste i panni di un personaggio post-hughgrantesco di cui s'innamorerà, così come quella della ricerca del perduto amore di una Vanessa Redgrave. Che solo grazie alla sua indiscutibile classe riesce a far sembrare l'unica cosa realmente pulsante, amabile e fisica del film un'interpretazione pericolosamente giocata su gesti e sguardi sognanti e a tratti sopra le righe.

    È vero che il ritrovamento del suo Lorenzo (ruolo affidato non casualmente al vero compagno dell'attrice, Franco Nero, nel tentativo di legittimare con le loro vicende reali e private una trama altrimenti aleatoria) sia un momento di rara pacchianeria: ché nel frattempo la Claire da lei interpretata ha fatto in tempo ad imporsi come la nonna vitale, affettuosa e determinata che molti spettatori sognano di avere. A farle da contraltare, un Gael García Bernal nevrotico che invece di essere il voluto alleggerimento comico irrita irrimediabilmente i nervi dello spettatore.

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