Rassegna stampa per il film Gli infedeli (Les infidèles) del 2012, diretto da Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtes, Jean Dujardin, Michel Hazanavicius, Eric Lartigau, Gilles Lellouche e interpretato da Jean Dujardin, Gilles Lellouche, Lionel Abelanski, Fabrice Agoguet, Pierre Benoist, Violette Blanckaert, Vincent Bonnasseau, Bastien Bouillon.
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- Voto rassegna stampa 59
La nostra recensione
Uomini che amano le donne
Il modo per non farsi beccare in flagrante ci sarebbe, basterebbe solo non tradire la propria moglie. Di questo particolare ne sono a conoscenza sia Fred che il suo compagno di avventure notturne Greg, ma si sa che al richiamo di una conquista non si può certo resistere facilmente. E' così che, se il lunedì riescono ancora a passare una tranquilla serata in famiglia con tanto di DVD e figli, il mercoledì sentono già il desiderio di evadere tra le ...
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Gli infedeli - la recensione
di Natalino Bruzzone - Il Secolo XIX pubblicata il 04 maggio 2012Non c'è dubbio che la riuscita di Gli infedeli, al di là di inciampi e ripetizioni, sia imposta dalla recitazione di Dujardin e Gilles Lelouche sulle orme ispirative del duo Gassman-Tognazzi. Sono le loro facce, i loro gesti, le loro impennate d'ingegno che scaldano atmosfere e metronomo di commedianti a libido sfoderata.
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Gli infedeli - la recensione
di Gian Luigi Rondi - Il Tempo pubblicata il 04 maggio 2012Il pregio maggiore lo ha ancora una volta Jean Dujardin, non come sceneggiatore e regista, ma come interprete via via di ruoli diversi, con il dono di trascorrere dalla risata ai sospiri mutando pochissimo il trucco e molto la gestualità e la recitazione. Gli si adeguano non solo Gilles Lellouche, ma anche i molti altri, uomini e donne, che gli recitano al fianco. Disinvolti eppure sobri anche nei momenti farseschi.
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Gli infedeli - la recensione
di Marianna Cappi - MyMovies.it pubblicata il 04 maggio 2012Fred e Greg, Olivier e Nicolas, Bernard, François, Laurent e Antoine, Eric e James sono le tante maschere dietro le quali si muovono Jean Dujardin e Gilles Lellouche in "sei piccoli film" sull'infedeltà degli uomini. Voluta dall'attore dell'anno con la complicità del collega, amico di lunga data, questa carrellata di variazioni sul tema guarda compiacente al cinema italiano ad episodi di Dino Risi e contemporanei, ma questa volta non è tanto la formula a sketch ad aver passato la data di scadenza quanto il narcisismo dei due interpreti e sceneggiatori. Tanto più che la varietà proposta non è tale da far sgranare gli occhi, al contrario: alla molteplicità di situazioni fa da freno un deprimente denominatore comune per cui, alla fine dei conti, tanto i machi alla ricerca esplicita di avventure extraconiugali quanto i sedotti serialmente quasi contro la loro volontà, rispondono a un archetipo di teneri perdenti, tristi, soli o al limite accompagnati tra loro, spesso più oggetti - nelle mani di una ragazzina che gioca a fare la femme fatale o di una dipendenza che non trova cura - che non soggetti di una scelta consapevole o gestibile.
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Gli infedeli - la recensione
di Fabio Ferzetti - Il Messaggero pubblicata il 04 maggio 2012E' l'eterna ricetta della (vecchia) commedia all'italiana; difficile non detestare i personaggi, impossibile non adorare gli attori. Gli infedeli la applica al terreno scivoloso del sesso con i modi disincantati della società postpermissiva, regalando agli attori personaggi e occasioni memorabili, ma tiene sempre d'occhio il quadro generale.
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Gli infedeli - la recensione
di Roberto Nepoti - La Repubblica pubblicata il 04 maggio 2012Il modello dichiarato sono le commedie italiane a episodi anni Sessanta e Settanta, prototipo I mostri. Anche se la satira di Dino Risi, a denti stretti e venata d'indignazione, non troverà qui i suoi eredi.
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Gli infedeli - la recensione
di Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa pubblicata il 04 maggio 2012Strutturato a episodi girati da diversi cineasti, nessuno dei quali firma la sceneggiatura, Gli infedeli rischiava di risultare una pellicola disomogenea. Ma gli attori Jean Dujardin e Gilles Lellouche che il film l'hanno progettato, scritto e interpretato, ritagliandosi anche la regia del capitolo finale, si sono dimostrati un felice collante. Cosicché, pur nell'alternanza di set, la pellicola mantiene una sua organicità: dalla notte brava dei due mariti fedifraghi del Prologo alla notte 'in bianco' di un coniuge in trasferta; dal quarantenne sicuro di sé che si perde dietro una Lolita alla coppia che si confronta nel pericoloso gioco della verità.
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Gli infedeli - la recensione
di Valerio Caprara - Il Mattino pubblicata il 04 maggio 2012In Francia hanno sempre promosso la commedia all'italiana, ma in 'Gli infedeli' l'ammirazione diventa imitazione sia pure up-to-date. Infatti, i sette registi che firmano altrettanti episodi ruotanti attorno all'eterno leitmotiv dell'infedeltà coniugale mascolina sembra che vi portino come in processione le icone di Monicelli, Salce, Tognazzi, Gassman, Comencini e soprattutto il grande Dino Risi con tutti i suoi 'Mostri' irriscattabili. Il risultato è, però, discutibile perché la corda della volgarità è tirata al limite dei prototipi e la scossa di genio premia gli spunti satirici a fasi alterne.
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Gli infedeli - la recensione
di Maurizio Porro - Corriere della Sera pubblicata il 04 maggio 2012Piccole bugie tra mariti cialtroni e mogli pazienti su un contesto stilistico che più francese di così si muore, dove Dujardin e Lelouchela fanno da super padroni, da belloni 40enni cui nessuna può dire di no, ma sono inevitabilmente il vintage della seduzione.
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Gli infedeli - la recensione
di Alberto Crespi - L'Unità pubblicata il 04 maggio 2012Trattasi di film a 14 mani fatto con i piedi.
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Gli infedeli - la recensione
di Maurizio Acerbi - Il Giornale pubblicata il 04 maggio 2012L'episodio più riuscito è "La domanda" (...) Il resto è il nulla, tanto da far sembrare il nostro vituperato Maschi contro Femmine, al confronto, un capolavoro.
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Gli infedeli - la recensione
di Guglielmo Maggioni - Film.it pubblicata il 03 maggio 2012Un film a episodi, a tema, diretto da diversi registi, e costruito su una celebre coppia d'attori. Sulla carta, un progetto che ricorda alcune perle del cinema degli anni Sessanta (da "Boccaccio '70" a "RoGoPaG", passando per "Paris vu par..."). Un collegamento richiamato poi dalla decappottabile rossa d'epoca che apre la pellicola o dalla musica e grafica dei titoli di testa. Ma i riferimenti finiscono qui. "GLI INFEDELI" (sette variazioni sul tema, tutte interpretate da JEAN DUJARDIN e GILLES LELLOUCHE, che si riservano inoltre la regia dell'ultimo capitolo) è infatti opera assolutamente contemporanea. Lo è nel suo alternare la cinica ironia dei due protagonisti con uno sguardo a volte molto lucido su una triste e amara quotidianità di tante tipiche coppie borghesi di oggi, fatta di insoddisfazioni, frustrazioni e tanta menzogna. Ma anche nel non voler prendere in fondo una posizione sulla realtà che si vuol descrivere e raccontare.
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Gli infedeli - la recensione
di Federico Pontiggia - Cinematografo.it pubblicata il 03 maggio 2012Tentativo confesso - lo dice Lellouche - di scopiazzare I mostri di Risi, viceversa, non va oltre un'accozzaglia di situazioni risibili, mood pecoreccio e ilarità al lumicino: forse, si son divertiti a girarlo, ma guardarlo è tutta un'altra cosa. Dietro e davanti la macchina da presa, Gilles e l'oscarizzato (The Artist) Jean incarnano uomini sempre meschini, talvolta vigliacchi, raramente scaltri, prestandosi alle diverse facce - da schiaffi - dell'infedeltà maschile: occultano la verità, si smarcano dai rapporti seri, fanno sesso nella stessa camera. Insomma, due compagnoni, complici e libertini, ma variamente inetti, vanamente fascinosi, palesemente ottusi. E inseriti in una cornice episodica che o si rinnova o puzza di vecchio, come in questo caso.
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Gli infedeli - la recensione
di Francesco Lomuscio - FilmUp.com pubblicata il 02 maggio 2012Del resto, con un'ultima sequenza posta nei titoli di coda, chi si aspetta l'ennesima raffinata commedia d'oltralpe (considerando anche i nomi coinvolti) rischia non poco di rimanere deluso; in quanto, tra equivoci, nudi femminili (e non solo) e situazioni oscene, il tenore generale non sembra affatto distaccarsi da quello di un qualsiasi prodotto popolare, nostrano od a stelle e strisce che sia.
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Ma, più che dalle parti de "I mostri" (1963) di Dino Risi, non siamo molto distanti da quelle di discutibili barzelletta-movie del calibro di "Arrapaho" (1984) di Ciro Ippolito e "Il film più pazzo del mondo" (1977) di I. Robert Levy.
E non si ride neanche più di tanto. -
Gli infedeli - la recensione
di Mauro Gervasini - Film Tv pubblicata il 01 maggio 2012Turandosi il naso alcune cose funzionano (...) ma la beceraggine per épater le le bourgeois rende l'operazione discutibile.
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