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La solitudine dei numeri primi è un film del 2010 diretto da Saverio Costanzo
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La solitudine dei numeri primi 2010 )

La solitudine dei numeri primi è un film di genere drammatico della durata di . diretto da Saverio Costanzo e interpretato da Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Martina Albano, Arianna Nastro, Tommaso Neri, Vittorio Lomartire, Aurora Ruffino, Giorgia Pizzio, Isabella Rossellini, Maurizio Donadoni.
Prodotto nel 2010 in Italia, Francia e distribuito in Italia da Medusa il giorno .

64 MovieScore (?)
basato su 63 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Trama

Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia di esibirsi e il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze s'incroceranno e si scopriranno strettamente unite, eppure invincibilmente divise.

Perché vederlo:

Per vedere sul grande schermo la storia che ha fatto la fortuna letteraria del giovanissimo fisico Paolo Giordano. Per conoscere una storia rappresentativa della borghesia contemporanea, che abbandona le sue anime più fragili nella solitudine e nel vuoto dell'agiatezza economica.

La Recensione

Collisione di corpi e solitudini

La solitudine dei numeri primi è un film estremo. O lo si ama o lo si odia, ma se c'è un aspetto che non possiamo mettere in discussione questo riguarda l'abilità registica di Saverio Costanzo.

Collisione di corpi e solitudini

I numeri primi sono numeri divisibili solo per uno e per se stessi e, in quanto tali, condannati alla solitudine. Quando due numeri primi si incontrano e tentano di fondersi l'esito non può che essere imprevedibile. Difficile stabilire quanto la fascinazione delle cifre e delle loro proprietà abbia influito sul regista Saverio Costanzo convincendolo ad adattare il romanzo d'esordio di Paolo Giordano. Probabilmente la spinta decisiva è giunta sull'onda del numero di copie vendute dal libro, trasformatosi rapidamente in best seller, ma poco importa visto che, nonostante la presenza dello stesso Giordano come co-sceneggiatore, il film diretto da Costanzo riesce ...
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Trailer e video 1 totali

La solitudine dei numeri primi - Trailer

00:01:55 La solitudine dei numeri primi - Trailer

Le Immagini 23 totali

Cast e Personaggi Altri ruoli: 38 totali

Le News Altre news: 7 totali

Gli Articoli Altri articoli: 5 totali

  • Nastri d'Argento, intervista ad Alba Rohrwacher

    Intervista Nastri d'Argento, intervista ad Alba Rohrwacher

    Abbiamo incontrato a Taormina la vincitrice del Nastro d'Argento per l'interpretazione ne La solitudine dei numeri primi. Una piacevole chiacchierata sul mestiere di attrice, sui nuovi progetti e altro ancora.

    27.06.2011

Curiosità Altre curiosità: 3 totali

  • Specifiche tecniche

    Girato in: 35 mm.
    Proiettato in: 35 mm.
    Rapporto immagine: 2,35 : 1.
    Colore: a colori.
    Formato audio: Dolby Digital.
    Lingua originale: italiano, tedesco e inglese.

Premi e Nomination Altri premi e nomination: 9 totali

Incassi Vedi tutti

Record incassi

52° maggior incasso italiano per la stagione 2010/2011.

INCASSI IN ITALIA (aggiornato al 03 agosto 2011) 3.422.115 €

8 Commenti

  • Napset Napset
    Set. 13, 2010, 12:33 p.m. - Staff
    La solitudine dei numeri prim,film,è come se funzionasse al 50%.Scrive bene Valentina D'Amico nella recensione del sito definendolo "un film estremo".
    Le distanze prese dal libro per tentare un adattamento che riesca a dirottare parte del materiale originale finiscono per essere il difetto del film più vistoso.Saverio Costanzo però riesce comunque in parte a cavarsela,creando un prodotto curioso ma purtroppo nulla di più.
    E' un piacere riascoltare i Goblin in sala e Alba Rohrwacher è sempre più brava.Per quanto riguarda il resto,in definitiva direi "tanto fumo e poco arrosto".

    10

  • diomede917 diomede917
    L'angoscia dei numeri primi Set. 15, 2010, 10:31 a.m.
    Il libro evento degli ultimi 5 anni è diventato un film, un evento tanto atteso al punto tale che il regista Saverio Costanzo è stato costretto a dire non aspettatevi "Il Gattopardo". All'uscita della sala mi è venuto in mente un solo termine che condensa tutte le emozioni e le immagini vissute "angosciante". Uso questa parola non nella sua accezione completamente negativa… tutt'altro, angosciante è lo stile e la chiave di lettura scelta dal regista per narrare questa parallela e incomunicabile storia d'amore e traumi. Il film si può tranquillamente definire un horror metafisico e sinceramente mi sento di condividere il percorso scelto da Costanzo, che è stato per me in questo caso un vera rivelazione. Un'apertura alla Profondo Rosso per la recita scolastica, la nenia scritta da Morricone per "L'uccello dalla piume di cristallo" che accompagna tutti i ricordi traumatici, l'albergo immerso nella neve che ricorda l'Overlook Hotel di Shining e un Filippo Timi in versione clown di IT. Oltre a questo l'angoscia si riversa sui corpi dei protagonisti, corpi martoriati da cicatrici, da tatuaggi prima voluti e poi cancellati da coltelli di specchio, corpi ingrassati e deperiti. Corpi che sarebbero piaciuti più Cronenberg che a Tarantino. Confermo tutto quello che si è detto su "La solitudine dei numeri primi" o lo si ama o lo si odia. Mi risulta difficile essere obiettivo perchè entrambe le sensazioni le ho vissute nell'intera visione e sinceramente anche quando lessi il libro. L'apertura è sconvolgente e gli interpreti di Alice e Mattia sia da bambini che da adoloescenti sono perfetti. Purtroppo si intoppa nella parte finale, cosi come il libro di Giordano, girando su se stesso e non avendo nei silenzi di Luca Marinelli un supporto adatto mentre Alba Rohrwacher si arrangia con tutto il mestiere che ha imparato in questi anni. Costanzo ci regala una fine alla Antonioni un pò diversa dall'originale forse consolatoria sicuramente difficile da dirigere ma una scelta comunque coraggiosa.
    Il film è da 6,5, la regia di Costanzo si merita mezzo punto in più.

    11

  • diamantina diamantina
    claustrofobico, ansiogeno! Set. 20, 2010, 11:31 p.m.
    Appena visto!!! e concordo con Napset, il film funziona al 50% :???
    dopo aver letto il libro, che mi è piaciuto molto, mi aspettavo di più!=^_^=
    Credo che Cstanzo abbia voluto strafare, certo non era facile portare sullo schermo argomenti tanto delicati, sensazioni, emozioni fatte per lo più di sguardi ed espressioni!

    Per chi non avesse letto il libro, il continuo salto temporale con i diversi attori che interpretano i protagonisti, può essere molto fuorviante e pesante!

    Rumore, troppo rumore e volume esagerato della colonna sonora che spesso copre i brevi dialoghi ma intensi tra Alice e Mattia, togliendo pathos alle scene!!!!
    Spoiler Mostra spoiler


    Quoto anche il commento di diomede 917!

    Alba Rohrwacher, inizialmente un po' statica mi è piaciuta molto nella parte finale, in quell'allucinante magrezza che portava con sè tutto il peso del suo dolore!!!!

    Il finale mi ha spiazzata, preferisco quello del libro!!!…….

    2

  • CC CC
    Gen. 19, 2011, 10:23 p.m.
    Non ho letto il romanzo ma da quel poco che sapevo della storia ero convinta che questo film mi sarebbe assolutamente piaciuto.
    Non è stato così ma non saprei dire - visto che non ho letto il romanzo - se non mi è piaciuto il film e il modo in cui affronta la storia o la storia stessa.
    Non so se i personaggi del romanzo mi avrebbero fatto una diversa impressione rispetto a quelli del film.

    Mi sono annoiata molto (quasi al punto da distrarmi), non vedevo l'ora che finisse, non mi è piaciuta la scena iniziale, i cubitali titoli di testa blu stile ARIAL black, la colonna sonora (soprattutto quel "la - la").
    Pensavo che un film come questo mi avrebbe emozionata, coinvolta, fatta immedesimare (in quanto anche io sono in parte un numero primo smile) e invece niente di tutto questo è accaduto.
    L'unico momento in cui ho provato qualcosa è quando lui, quasi alla fine del film le dice che
    Spoiler Mostra spoiler

    Non sto dicendo che la scelta di porsi in questo distaccato modo non sia voluta però non mi è sembrata tra le più efficaci, mi è sembrato di trascorrere due ore in compagnia di un gruppo di autistici e questo non è quel che ci si aspetta da un film credo.
    Non è possibile che tutti i personaggi visti in un film non comunichino nulla, non è possibile questa profonda monotonia senza speranza nel senso che la realtà è fatta di tante cose diverse e un film dovrebbe comunicarle tutte.
    Alice e Mattia sono quello che sono ma nel mondo (nel film) c'è altro oltre a loro.
    Ho completamente sbagliato riponendo tutte queste aspettative su questo film! Avevo una gran fretta che uscisse in homevideo per poterlo vedere ma sono rimasta parecchio delusa.
    Tra l'altro in alcune occasioni i personaggi non mi sono sembrati molto credibili e le circostanze un pò troppo irreali.
    A questo punto mi chiedo se il romanzo potrebbe piacermi o no, immagino che in ogni caso certe cose saranno spiegate più chiaramente.

    P.S.
    Non so se anche il romanzo è così ma il film parla parecchio di genitori inadeguati, nonostante ci troviamo negli anni '80 e nonostante le avversità della vita.

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    0

  • headshrinker headshrinker
    Ago. 5, 2011, 8:42 p.m.
    Per Costanzo questo film era la prova del nove dopo la perla di Private e il deludente In memoria di me. E' una prova superata a metà dove si constata che abbiamo di fronte un autore capace di girare film visivimanete ben fatturati, ma che di fronte ad alcune tematiche deve ancora dare di più. L'incomunicabilità e i misteri derivati da segreti repressi sono argomenti scottanti che pochissimi autori hanno saputo raccontare. E molti di quelli che lo hanno fatto bene, hanno espresso degli stati d'animo e non dei racconti. Costanzo persegue entrambe le vie, alternando momenti intriganti ad altri che regalano sbadigli. Un limite essenziale, come nel libro, è la ferraginosa rappresentazione dell'adolescenza. Una dell'età più difficili da rimarcare, stranamente registi meno dotati di Costanzo ci sono riusciti. Mi viene in mente Muccino in Come te nessuno mai.
    Aldilà dei toni cupi e delle angoscie interiori, La solitudine dei numeri primi, rimane una bellissima storia d'amore. E se non ci scappa un sorriso di gioia si avverte un pizzico di positività per i propi personaggi. Se la Rohrwacher oramai è una delle migliori attrici del cinema italiano, Marinelli si è rivelato una bellissima sorpresa da tenere sott'occhio.
    Francamente non lo avrei incluso fra i film in concorso a Venezia, opere così spingono a parlare male di noi all'estero, non perchè non sia un buonfilm , ma solo perchè è anni luce indietro da Antonioni e qualche altro regista italiano meno dotato dell'autore ferrarese.

    0

  • Viola96 Viola96
    Set. 24, 2011, 3:57 p.m.
    Il cinema italiano di qualità è destinato,in un modo o nell'altro,a farsi da parte,minacciato dal crescente dominio delle commediole che incassano tanto e che non si ritraggono quasi mai.Il poco cinema Italiano che non sia prevalentemente commerciale è sotto ostaggio della politica(specialmente della Sinistra),dell'ecumenismo in genere,dell'assordante e liberatoria auto-proclamazione di classe elevata.Tratto da un romanzo discretamente riuscito di Paolo Giordano,"La solitudine dei numeri primi" è un'attenta contemplazione sul significato del dolore e sulla dolorosità della cura.Costanzo,che ha un tocco vagamente neo-realista e che si auto-importa nel buio e triste caos amniotico della vicenda,non riesce nell'impresa di trasportare sul grande schermo un romanzo di puro stampo sociale senza quindi incappare nel patetismo delle figure.Alba Rochwaller e Luca Marinelli,si prestano a questo gioco al massacro che prevede più vittime e meno complici del solito.La storia narra di Alice,triste anoressica zoppa,che risulta un personaggio troppo vicino al patetismo e alla pietà civile,per auto-commeserarsi(ci) e di Mattia,auto lesionista colpevole di aver involontariamente provocato la morte della sorellina affetta da autismo.Le loro vite si incroceranno.Entrambe le figure dei due protagonisti,lontane dalla rappresentazione schematica del romanzo,rappresentano due singoli individui con difetti e pregi e problemi,che uniti a coppia,cercano di superarli.E invece li raddoppiano.Non è un capolavoro "La solitudine dei numeri primi":Nella sua tempestiva audacia si dimentica di considerare punti importanti nella vicenda e cerca di autocontrollarsi,diventando il più casto possibile.Inoltre,l'idea di svolgere il film in periodi storici discostanti,che nel romanzo era riuscita benissimo,stavolta perde di lucidità e non permette spunti ben più importanti di quelli semplicistici.Come al solito,il confronto con il romanzo è impetuososmileove il libro di Giordano ampliava più gli aspetti metafisici e surreali della vicenda,Costanzo permette alla sua macchina di presa non di ricrearsi negli archivi della memoria e nei meandri della mente dei protagonisti,ma bensì di gurdarli con sguardo attento e consolatorio,verso un mondo nuovo che appare impossibile.A parte qualche netta differenza con il romanzo,si dimostra un adattamento affidabile e preciso,che ricostruisce sullo schermo ciò che nel romanzo veniva solo accennato.Notiamo un progressivo aumento di colore e mescolanza di atmosfere:Mentre si parte dal liceo,in cui i due si incontrano e iniziano a condividere i loro problemi,si finisce in un luogo che sembra magico,in cui i problemi non esistono,o meglio passano in secondo piano.Comunque,il film tocca tasti importanti:Il senso di colpa per la morte di un caro,l'anoressia,il disagio sociale,l'auto-fustigazione.Soprattutto quest'ultimo tratto è reso splendidamente nel film:Mattia si punisce non perchè pensa di aver provocato la morte della sorella,ma bensì perchè lui sa che avrebbe potuto aiutarla e non lo ha fatto.C'è tanta,ma tanta,ma tanta carne al fuoco,che rischia di bruciare inesorabilmente e di ridursi in cenere e in poltiglia.Ottime le interpretazioni dei protagonisti,le musiche interessanti,i vari riferimenti all'infanzia,ma può risultare dannosa la sovra esposizioni a cambiamenti temporali e l'assordante tempestività dell'azione."La solitudine dei numeri primi" è un lento e solenne harakiri umano,che non coglie ciò che c'era da cogliere e non si fa apprezzare.Insomma,alla fine,si resta con l'amaro in bocca.

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  • lallolallo lallolallo
    Gen. 26, 2012, 9:43 a.m.
    Premessa: non ho letto il libro ma spero, anzi ne sono sicuro, che il film non gli renda giustizia.

    Pessimo, il cinema italiano d'oggi si annacqua nella sua presunzione concettuale… produce pellicole pretenziose che non intrattengono, non raccontano nulla ma sono solo masturbazioni pseudoartistiche.

    Se poi come ho letto, il cuore del romanzo era anoressia e autolesionismo… bhè, questi aspetti nel film sono veramente lasciati ai margini.

    pessimo film.

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  • lallolallo lallolallo
    Gen. 31, 2012, 9:48 a.m.
    PS il cinema italiano non è possibile che si divida tra prodotti come questo film (ovvero opere di un'inutilità e presunzione infinite, piccoli film di silenzi, di non detti, concettualmente boriosi) e prodotti pseudo comici in cui è obbligatorio un attore di Zelig e che non fanno ridere nessuno.
    Non è possibile che il cinema italiano si sia ridotto così, per fortuna proprio in questi giorni esce un film come A.C.A.B. ovvero non un capolavoro ma un prodotto cinematografico intellettualmente onesto, che intrattiene, che non pretende che lo spettatore sia un radicalchic o un idiota e che non ha nessuna presunzione di fare arte alta.

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