Il profeta (Un prophète) è un film di genere drammatico della durata di . diretto da Jacques Audiard e interpretato da Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Gilles Cohen, Reda Kateb, Hichem Yacoubi, Jean-Philippe Ricci, Antoine Basler, Leïla Bekhti, Pierre Leccia.
Prodotto nel 2009 in Francia e distribuito in Italia da Bim Distribuzione il giorno .
Sceso di 203 posizioni rispetto alla settimana scorsa
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Trama
Condannato a sei anni di prigione, il diciannovenne Malik El Djebena non sa né leggere né scrivere. Solo al mondo, appare più giovane e fragile degli altri detenuti. A prenderlo sotto la sua ala protettrice è un gruppo di prigionieri corsi che gli insegnano tutti i trucchi per sopravvivere. Costretto a svolgere numerose "missioni", che però lo fortificheranno e gli meriteranno la fiducia del boss, il coraggioso Malik impara alla svelta e sfrutta tutto quello che ha appreso a suo vantaggio facendosi amici i Mussulmani, l'altro clan del carcere. Quando esploderà la guerra tra i due gruppi Malik, che dovrà decidere da che parte stare, avrà già in mente un suo piano segreto.
Perché vederlo:
Per chi ama i film drammatici che raccontano, con stile e abilità, storie che lasciano ai loro personaggi poche possibilità di riscatto e li mettono a dura prova per esplorarne l'anima inquietante e affascinante insieme, in continuo bilico tra il bene e il male.
- Disponibile in dvd
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La Recensione
Il dilemma del prigioniero
Il film non stanca neanche allo scoccare delle due ore e mezza di durata, grazie alla padronanza tecnica di Audiard, alla ricchezza di idee della curatissima sceneggiatura, e al talento del giovane Tahar Rahim, che incarna un personaggio complesso che intenerisce, affascina e inquieta nell'arco delle sue vicende.
Trailer e video 9 totali
Il profeta - Trailer Italiano 2
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Il profeta - Clip 5
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Il profeta - Clip 4
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Il profeta - Clip 3
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Il profeta - Clip 2
Le Immagini 36 totali
Cast e Personaggi Altri ruoli: 40 totali
REGIA (1)
SCENEGGIATURA (2)
SOGGETTO (2)
RECITAZIONE (16)
PRODUZIONE (4)
CASE DI PRODUZIONE (6)
MONTAGGIO (1)
FOTOGRAFIA (1)
SCENOGRAFIA (1)
COSTUMI (1)
MUSICHE (1)
ALTRO PERSONALE (4)
Le News Altre news: 7 totali
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Al cinema, un complicato weekend d'amore e vendetta
Arrivano nelle sale Io sono l'amore ed E' complicato, in cui si parla di sentimenti e fragili equilibri familiari - anche se con toni differenti. Vaporidis ci accompagna in un lungo viaggio per conoscere 'Tutto l'amore del mondo'. Drammi a tinte forti con Il profeta e Fuori controllo.
18.03.2010
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Approfondimento
Eccoci giunti al momento tradizionale della proclamazione dei film più amati dalla redazione del nostro webmagazine; stavolta la top 10 diventa una top 20, guidata da The Social Network di David Fincher.
01.02.2011
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Cannes 2009
Presentato in competizione alla 62. edizione del Festival di Cannes.
Premi e Nomination Altri premi e nomination: 30 totali
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Academy Awards (2010)
Oscar 2010: 1 nomination
- Nomination: Miglior film straniero
Incassi Vedi tutti
Budget stimato per il film: € 12.000.000
INCASSI IN ITALIA (aggiornato al 12 aprile 2010)
526.827 €
INCASSI IN USA (aggiornato al 05 luglio 2010)
2.087.720 $
INCASSI NEL MONDO
(aggiornato al 20 settembre 2010)
17.800.000 $
15 Commenti
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Bellissimo.
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E' un gran bel film.Realizato alla "vecchia scuola" con scene davvero notevoli e una sceneggiatura molto ricca.
Niels Arestrup nel ruolo del vecchio Boss Luciani è semplicemente fantastico.Che personaggio!
Peccato che lo script punta molto su alcuni cambi di lingua che nella versione italiana si notano solo superficialmente.Aspetto di riuscere a vederlo in originale.
Consiglio anche di ripassare l'interessantissima filmografia del regista Jacques Audiard.
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Tallone d'achille non da poco per le nostre versioni doppiate, però…
Quando parli di "vecchia scuola" ti riferisci alla nouvelle vague!?no perchè potrei anche gasarmi ed enfatizzarmi allo stesso tempo!:p
Stasera vi saprò dare un commento a riguardo e sul film in generale!:wink:
Intanto vado a studiarmi la filmografia di Jacques Audiard!:lettura
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no, la nouvelle vague non c'entra niente (ma te ne sarai accorto da solo:p). anzi ho trovato "Un prophete" un'opera profondamente moderna e calata nel contesto del cinema francese degli ultimi anni, tra i meticciati linguistici di Kechiche e Cantet e d'altra parte con un'immersività audiovisiva che non può non far pensare al "Gomorra" di Garrone.
Ne parlerò più approfonditamente più tardi, nessun altro l'ha visto?
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si. ma a parte l'ottima interpretazione dell'intero cast con picchi davvero notevoli, il film non mi ha lasciato molto e sinceramente mi ha anche un po' deluso.
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I sei anni che deve scontare Malek (interpretati da Tahar Rahim in un crescendo monumentale)sono anni di apprendistato, di scuola, durante i quali capisce l’importanza di uscire “meno coglione di quando è entrato”. Ma parliamo di scuola criminale, di organizzazione, calcolo, previsione delle mosse dell’avversario: e per Malek tutti sono avversari e tutti alleati in un gioco delle parti che impara presto a gestire con freddezza. Pensiamo al personaggio di Cèsar: tutto farebbe pensare a un rapporto padre-figlio o maestro-discepolo, ma Malek del rapporto umano si disinteressa, di Cèsar vuole solo prendere il posto.
All’immersione occhio-orecchio garroniana si aggiunge un altro aspetto (un altro senso), quello della “visione”: Reyab (il primo uomo ucciso dal protagonista) si ripresenta in forma di fantasma vaticinante. Così come Cèsar è il suo maestro nel mondo dei clan, l’amico Ryad l’appiglio nella società, Reyab è la sua guida spirituale; appresi i meccanismi di funzionamento della civiltà che gli gira intorno, gli squarci onirici rappresentano un battistrada per i livelli alti del mondo del crimine (l’incidente d’auto già sognato).
Nel capitolo di svolta, “rècite” (Leggi), Malek compie l’ultimo passo che lo trasforma in individuo autonomo, con l’estasi dei “40 giorni e 40 notti” passati nel deserto-cella d’isolamento (dove Reyab lo lascerà da solo). La sua è una formazione completa: Malek è ora profeta di se stesso.
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Ottimo il cast: da applausi i 2 protagonisti, il giovane e promettente Tahar Rahim e l'ottimo Niels Arestrup nei panni del temibile boss dei prigionieri.
Grand Prix a Cannes (esattamente un anno dopo il già citato Gomorra), trionfo ai César 2009 (ben 9 premi), Bafta come miglior film straniero e candidatura nella medesima categoria ai Golden Globe e agli Oscar (chissà come sarà l'argentino Il Segreto dei Suoi Occhi che l'ha battuto!).
Contento di averlo visto finalmente, amareggiato che non mi abbia conquistato, almeno non subito. Magari a una 2a visione potrei apprezzarlo meglio!
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W il doppiaggio made in Italy come si deve!! :-)
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sì, come no. scusami, Damiax ma l'hai visto in originale? come fai a dire che è un buon doppiaggio, un doppiaggio che pialla tutti gli accenti e le differenziazioni linguistiche di un film che è parlato in francese, còrso e arabo?
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Lascia perdere,inutile disturbare il mondo incantato di Damiax! Dove tutto è supermegafantastico,pieno di pelati d'oro e magnifici ricinoscimenti.Lui vede la storia del cinema dal mondo di Oz e un bel film è…4ever!
Comunque inutile dire che concordo con te,il doppiaggio non è male solo se non lo si è visto in originale e si notano le differenze.
:-|
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LOL ho pensato esattamente la stessa cosa ma ho preferito non dir nulla a scanso equivoci….
Quoto entrambi.
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Il punto di vista di questo film carcerario è particolare, interessante; tutto è molto realistico (trannè una scena che a me è sembrata un pò fantascienza! :p) tuttavia io non subisco minimamente il fascino di questi personaggi e queste ascese, non trovo per niente "figo" ciò che vediamo in questo film, per me lui resta un poveraccio nonostante tutto quello che è riuscito a fare.
Il suo sapersi far rispettare non fa colpo su di me vista la dimensione in cui va contestualizzato.
Il film fa di tutto per far prendere allo spettatore le parti di Malik,
La parte finale del film
I due film sono imparagonabili in quanto molto diversi tra loro comunque questo lo dimenticherò presto, l'altro mai!
La scena in cui lui
SPOILER
Riguardo all'isolamento pure io sarei capace di prenderlo così bene sapendo cosa mi aspetta quando esco.
Visto come lo ha trattato César lo spettatore non può che essere felice di vederlo diventare improvvisamente "nessuno".
Bella la scena in cui Malik ritira la scatola con i suoi averi di un tempo e ti rendi conto di quanta strada ha fatto (peccato sia una strada del cavolo!:p); poi esce e le grosse auto al suo seguito - mentre lui passeggia con la ragazza - ti fanno capire che oramai può fare praticamente tutto quello che vuole, è il "padrone del mondo" (ma si era capito già dall'incontro con César).
Il film termina mostrandoci quello che probabilmente sarà il momento più soddisfacente nella vita di Malik, è facile immaginare che a un certo punto la parabola si farà discendente.
Probabilmente uno con una vita come la sua altro non può fare che affermarsi in questo campo perchè nella vita normale non può più aspirare a fare qualcosa di importante però si sa che la vita del "gangster" è piena di retroscena amari.
La cosa che colpisce di questo film è che effettivamente Malik sta solo facendo "carriera", sta solo cercando di diventare migliore di quello che è nell'ambiente in cui vive!
Imparare a leggere e scrivere gli serve per capire più cose, a completamento di altre doti che già ha, questa cosa non viene caricata di nobili intenti come in tutti gli altri film in cui il prigioniero cerca di redimersi e tornare sulla retta via (o è addirittura stato condannato per sbaglio).
La corruzione, la malavita dei giorni nostri vengono ben rappresentate dal film.
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