I gatti persiani (Nobody Knows About the Persian Cats) è un film di genere drammatico della durata di . diretto da Bahman Ghobadi e interpretato da Hamed Behdad, Negar Shaghaghi, Ashkan Koshanejad, Hichkas, Hamed Seyyed Javadi.
Prodotto nel 2009 in Iran e distribuito in Italia da Bim Distribuzione il giorno .
Sceso di 822 posizioni rispetto alla settimana scorsa
Visualizza il grafico della popolaritàI gatti persiani ( 2009 )
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Trama
Usciti da poco di prigione, una coppia di giovani musicisti iraniani, Negar e Ashkan, decidono di formare una band. Setacciano il mondo underground della Teheran di oggi in cerca di altri musicisti. Siccome suonare in Iran è vietato, progettano di fuggire dalla loro esistenza clandestina e sognano di esibirsi in Europa, ma senza soldi e senza passaporti non sarà facile.
Perché vederlo:
Per conoscere il mondo dei giovani musicisti ribelli nascosti nel cuore di Teheran, lontani dagli occhi e dalle orecchie della maggior parte della popolazione. Per scoprire, attraverso una coraggiosa testimonianza, la difficile realtà di chi ama la musica in Iran e mette in pericolo la propria vita per difendere quella che nel proprio stato viene considerata un'arte impura.
- Disponibile in dvd
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La Recensione
La bellezza invisibile
I gatti persiani è un viaggio avventuroso in un mondo insospettabile, quello dei musicisti underground di Teheran, per i quali la musica è uno strumento di lotta e di resistenza all'insensatezza del regime, ma anche un modo per esprimere tutto l'amore che li lega al loro vitale e martoriato Paese.
Trailer e video 7 totali
I gatti persiani - Trailer Italiano
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I gatti persiani - Clip 4
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I gatti persiani - Clip 3
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I gatti persiani - Clip 2
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I gatti persiani - Clip 1
Le Immagini 24 totali
Cast e Personaggi Altri ruoli: 17 totali
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MONTAGGIO (1)
CASE DI PRODUZIONE (2)
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Le News Altre news: 3 totali
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Al cinema, un fantastico week-end tra volpi e gatti persiani
Non solo l'irresistibile Mr. Fox di Wes Anderson, tra i protagonisti dei film in uscita il 16 aprile, ma anche i graffianti Gatti Persiani nell'Iran raccontato da Bahman Ghobadi. In sala arrivano inoltre l'acclamato dramma carcerario Cella 211, Scontro tra Titani 3D, l'ultimo film di Solondz, The Messenger e l'adrenalinico From Paris With Love.
16.04.2010
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Dopo l'abbuffata tridimensionale, arriva la primavera dei piccoli film
Editoriale
Dopo un inverno memorabile, dal punto di vista del botteghino, grazie a due titoli in 3D come Avatar e Alice, sboccia una primavera ricca di gemme cinematografiche.
08.04.2010
Curiosità Altre curiosità: 1 totali
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Cannes 2009
Presentato nella sezione Un certain regard alla 62. edizione del Festival di Cannes.
Frasi dal film Altre frasi dal film: 2 totali
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“ Voglio andare via dallIran, vedere altri posti. ”
Premi e Nomination Altri premi e nomination: 1 totali
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Cannes Film Festival (2009)
Cannes 2009: 1 premio vinto
- VINCITORE: Un Certain Regard - Premio speciale - Bahman Ghobadi
Incassi Vedi tutti
INCASSI IN ITALIA (aggiornato al 07 giugno 2010)
173.957 €
INCASSI NEL MONDO
(aggiornato al 21 giugno 2010)
872.000 $
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La storia ruota intorno alla realizzazione del desiderio di un gruppo di giovani musicisti: lasciare l'Iran per suonare all'estero liberamente la musica che nella madrepatria è vietata, ovvero tutta la musica che non è conforme ai dettami oltranzisti del regime (ed è utile ricordare che alle donne è vietato cantare, se non in un ruolo di corista).
In primo luogo l'ambientazione, visiva e di contesto: il film porta finalmente lo spettatore ad aprire gli occhi su una realtà normalmente oscura (ed oscurata) a noi occidentali, che non riusciamo ad immaginare come vivano e cosa pensino le persone che abitano Teheran, quali siano i loro sogni, le loro frustrazioni, se e quanto ci assomiglino (non posso non pensare al titolo di un libro che finalmente mi deciderò a comprare "Leggere Lolita a Teheran" di Nafisi Azar).
Purtroppo (per loro) no, non ci assomigliano, se non in minima parte. Le nostre ambizioni sono altre: un lavoro soddisfacente, una famiglia amorevole, il riconoscimento degli altri. Loro invece vogliono respirare a pieni polmoni il sapore della libertà, la libertà che solo la musica (questa si, uguale dappertutto) riesce a regalare a chi si lascia attraversare dal suo passaggio. E questi ragazzi lo fanno.
Ovviamente avrebbero molto da insegnarci, e da insegnare alle nuove generazioni: inseguire un sogno a volte è più importante della vita stessa, soprattutto se questa vale poco, maltrattata com'è da burocrati e gerarchi del regime. Non è un caso che questo film, osteggiato in patria, sia stato spinto e promosso da Amnesty International, che in fatto di diritti umani ne sa abbastanza.
Però (ecco il secondo insegnamento, ed ecco l'errore fondamentale che ha fatto il regime nel bandire questo titolo) questi ragazzi continuano, nonostante tutto, ad amare il loro Paese: nonostante le vessazioni, la corruttela, le ingiustizie palesi, l'approssimazione, gli espedienti necessari ad ottenere ciò che per "gli altri" è un diritto sacrosanto. Loro vorrebbero andare a Londra, ma poi ritornare, non abbandonare un paese che ora li ama poco, o che forse non è capace di amarli nel modo più giusto.
Neanche visivamente Teheran ci è nota, se non a livello assolutamente ideale: alzi la mano chi pensa che ci siano profonde differenze tra "tutte quelle città": Teheran, Beirut, Taskent, Baku….nell'immaginario collettivo un pò si somigliano tutte, un misto di confusione, sporcizia, traffico e disordine architettonico. Beh, nel film in effetti Teheran appare esattamente così, ma c'è qualcosa che non può essere evidente, perchè anche questa invisa al regime: c'è una vita esplode fragorosamente nei sottoscala, nelle soffite, nelle campagne lontane, nelle costruzioni abusive, ed a volte nei fienili, insomma, in tutti quei posti laddove le note musicali finalmente non fanno paura.
Ovviamente la colonna sonora è bellissima e trascinante, gli attori bravi e con le giuste fisicità (la protagonista Negar Shaghaghi è la più vibrante) e la fotografia calda e "umida".
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"I gatti persiani" possiede una parte preparatoria, durante la quale Ghobadi si prende tutto il tempo di introdurci al clima di Teheran, alle sue sottoculture, al crogiuolo di band underground che tentano di fare una "musica diversa", indie-pendente nell'animo e nello spirito di agire, con la voglia di connettersi e confrontarsi anche col mondo Occidentale, anche fuori dai confini patri. In tal senso è da attenzionare la scelta del rapper di non andare via dalla sua città, dall'unico luogo che capisce e che può capire la sua musica (deontologia che molti hanno dimenticato). Ghobadi tramite i suoi ragazzi (tutti eccezionali) intenta l'immersione in Teheran e applica all'estetica del documentario il montaggio del videoclip: lancio un paragone col bellissimo "Il tempo che ci rimane": dove Suleiman attraversava la storia scavando nella memoria, l'iraniano fa una panoramica sulla Teheran-oggi sfruttando le digressioni musicali, che gli permettono di allargare il suo punto di vista e parlarci di vari microcosmi (ma l'assenza dei sottotitoli durante le canzoni è un handicap di non poco conto).
Un'opera che pecca solo di generosità narrativa e di amore per quello che si sta raccontando. Da recuperare :inlove
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Questo non è il migliore che ho visto ma intraprende un viaggio in un mondo davvero interessante.
Voto 7,5.
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