Good è un film di genere drammatico della durata di . diretto da Vicente Amorim e interpretato da Viggo Mortensen, Mark Strong, Jason Isaacs, Steven Mackintosh, Jodie Whittaker, Gemma Jones, Rick Warden, Charlie Condou, Ruth Gemmell, Steven Elder.
Prodotto nel 2008 in Gran Bretagna.
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Trama
In Germania, durante l'ascesa del nazionalsocialismo, John Halder è un docente di letteratura con diversi problemi familiari: una moglie nevrotica, due figli particolarmente esigenti e la madre che soffre di demenza senile. In un libro, Halder esplora il dramma di sua madre, appoggiando l'eventuale scelta dell'eutanasia, ed immediatamente diventa un caso, perchè il volume viene considerato dalle alte sfere della politica come valido strumento di propaganda al regime, e di conseguenza la sua carriera decolla.
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La Recensione
La coscienza di un uomo qualunque
Sebbene rispettabile e anche ammirevole nelle sue intenzioni, non si possono non riconoscere a Good evidenti limiti nella narrazione e nella messa in scena.
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Gli Articoli Altri articoli: 2 totali
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Viggo Mortensen presenta Good a Roma
Intervista
L'attore newyorkese torna in conferenza stampa per presentare il film che Vicente Amorim ha tratto dal dramma teatrale di C.P. Taylor.
26.10.2008
Curiosità Altre curiosità: 2 totali
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A 'Good' Man
Jason Isaacs ha affermato in un'intervista del 2012 che non vede l'ora di lavorare di nuovo con Viggo Mortensen, "perchè è una persona adorabile". L'attore ha raccontato che durante le riprese di Good, nel 2008, Viggo offriva cioccolatini a tutti: "E' un uomo incredibile. Portava cioccolatini sul set, ma di quelli buoni e costosissimi, e li teneva in un sacchetto di plastica per offrirli a tutti. E poi lui scrive musica e poesie, dipinge... ti senti una nullità al suo cospetto. "
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26/10/2008 - Mortensen smette l'uniforme SS di Good e attacca: "Nazismo, Bush e il Cavaliere: tutti volti del potere senza freni"
"Il nazismo in Germania, la dittature dei generali in Brasile e Argentina, gli otto anni di Bush in America, e Berlusconi in Italia: sono tutte facce della stessa medaglia, il potere che per sopravvivere divide et impera, sfruttando paura e paranoia del popolo". E' il premier Silvio Berlusconi nel mirino di Viggo Mortensen, ancora protagonista oggi al festival di Roma con Good di Vicente Amorim, storia di una padre di famiglia nella Germania anni '30 che diventa nazista "per caso". In competizione nella sezione Anteprima, Good vede Mortensen nei panni di un pacato professore di letteratura che arriverà a vestire la divisa delle SS: "Quando l'ho indossata la prima volta, ho provato una strana sensazione, il mio umore è diventato cattivo. All'inizio ho dato la colpa al caldo di Budapest, poi ho compreso che era la mia reazione al significato di quell'uniforme. Comunque, ho interpretato il mio professor Halder correttamente, senza giudicarlo retrospettivamente: Good non è un film su Hitler, piuttosto un racconto familiare". "Che cosa avrei fatto io al suo posto? E che faccio oggi dopo l'11 settembre? Che compromessi accetto? Questo film, soprattutto il finale, può piacere o meno, ma perché lo spettatore si immedesima in Halder, e poi si sente tradito quando diventa nazista…", prosegue l'attore, che sull'eutanasia - il suo personaggio scrive un romanzo che pare avallarla - dice: "E' un tema complesso, e non è facile rispondere. In linea di principio, credo che ognuno dovrebbe avere il diritto di decidere della propria vita, scrivendo il proprio testamento biologico".
Se sia Good che il suo prossimo film, The Road, tratto dal capolavoro dello scrittore Cormac McCarthy, suonano da "avvertimento dell'apocalisse, in cui la sopravvivenza diviene l'unico obiettivo", per Mortensen "devono essere i singoli cittadini a dare significato alla rappresentatività democratica, cercando ogni giorno di porre un freno alle mire dei governi, che instillano la paura del diverso per garantirsi l'esistenza. Bisogna guardarsi intorno, e non rimandare a domani la riflessione, se no uno vota sempre il meno peggio, e si ritrova Berlusconi. Come Bush, che dopo brogli e imbrogli, è stato rivotato da mezza America: a quel punto non ci si può lamentare…".
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