Rassegna stampa per il film Enter the Void del 2009, diretto da Gaspar Noé e interpretato da Nathaniel Brown, Paz de la Huerta, Cyril Roy, Emily Alyn Lind, Jesse Kuhn, Olly Alexander, Masato Tanno, Cary Hayes.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.
Sceso di 85 posizioni rispetto alla settimana scorsa
Visualizza il grafico della popolaritàEnter the Void ( 2009 )
basato su 24 voti
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Voto rassegna stampa
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- Voto rassegna stampa 43
La nostra recensione
Allucinazione perversa
Enter the Void era stato presentato a Cannes nel 2009, ma la distribuzione italiana aveva glissato sul terzo lungometraggio del controverso regista argentino Gaspar Noé. Due anni dopo, sempre al festival rivierasco, sono stati presentati (e premiati, seppur in misura diversa) The Tree of Life di Terrence Malick e Melancholia di Lars von Trier. Due film quasi speculari per come trattavano da due angolazioni differenti la vita e la morte, il rapporto dell'uomo col mondo esterno e la possibilità ...
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Enter the Void - la recensione
di Matteo De Simei - ondacinema.it pubblicata il 19 dicembre 2011“Enter The Void” rientra sicuramente in quel genere cinematografico denominato psichedelico per cui le regole del metatesto cinematografico si arrendono alle sperimentazioni e alla visionarietà degli autori. Il film di Gaspar Noè non rinuncia a tutto ciò e anzi rilancia mettendo altra carne sul fuoco, dando vita un spirale tanto delirante e suggestiva quanto sconnessa e provocatoriamente sterile. Non è un caso che proprio nel progetto di una vita, Noè si sia lasciato trasportare dal suo smisurato egocentrismo. Il “vuoto” che la pellicola porta con sé nel titolo sembra essere proprio lo specchio di un regista che, aggrovigliando una matassa infinita di idee, si è ritrovato senza districarne alcuna.
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Enter the Void - La recensione
di Lorenzo Leone - CineClandestino.it pubblicata il 09 dicembre 2011Non era facile riuscire a superare, in fatto di perversione visiva, quanto già acquisito con Irréversible. Ma a confronto con Enter the Void quel film sembra una commedia generazionale di quelle che escono per Natale...
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Gaspar Noé prova l'opera della vita, un carrozzone da due ore e quarantacinque minuti primi che non si fa mancare nulla, ma proprio nulla - da Edipo alla fellatio, passando per aborti, acidi lisergici, incesti, stupri - col solo scopo di risvegliare chissà cosa nello spettatore. La scusa per raccontare tutto ciò, Noé la trova in un libro, The Tibetan Book of the Dead ovvero la bibbia della reincarnazione. Scusa funzionale, sia chiaro, visto che nel libro si descrivono le esperienze che l'anima vive dopo la morte del suo corpo, in quel lasso temporale tra la morte e la reincarnazione. Questa la scusa, segue svolgimento della stessa. Ovvero, follia. Pura. Costruita innanzitutto con un corollario stilistico impressionante, anche se molto fine a se stesso, la pellicola di Noé è una soggettiva estrema che qua e là cambia l'occhio da cui guadare. Al momento della morte del ragazzo, Oscar, dai cui occhi abbiamo visto una buona fetta di film, cominciano agli effetti i propositi “teorici” di Noé. -
Enter the void - la recensione
di Cristina Piccino - Il Manifesto pubblicata il 09 dicembre 2011(...) questo trip è assai poco estatico e molto programmatico, un'allucinazione già prevista.
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Enter the void - la recensione
di Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa pubblicata il 09 dicembre 2011Al di là dell'irritazione che può provocare per l'estenuante partito preso dello stile (...) Noè dimostra un indubbio talento di video artista. Cosicché, per alcuni, può valere la pena di imbarcarsi in questo viaggio interiore, condotto nei fumi della droga più che sul filo della coscienza.
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Enter the void - la recensione
di Maurizio Acerbi - Il Giornale pubblicata il 09 dicembre 2011Noè, rispettando il suo cognome, irrompe sullo schermo con un diluvio di scelte registiche discutivili. Il troppo, però, stroppia.
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Enter the void - la recensione
di Marco Lucchino - 35mm pubblicata il 07 dicembre 2011"Enter the void" diventa uno di quei tanti film che si prende il diritto di trattare argomenti delicati e scabrosi, senza la consapevolezza ne (soprattutto) l'onesta di farlo, scivolando nell'imbarazzante e ridicolo, oltre che nel volgare.
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Enter the void - la recensione
di Giulio Sangiorgio - Film Tv 1 pubblicata il 06 dicembre 2011Il cinema di Noè coniuga linguaggi inconciliabili, ha il respiro provocatorio dell'arte contemporanea, è esperienza immersiva che affoga lo spettatore nei propri elementari luoghi oscuri, in rimossi in fondo familiari, stordendo i sensi, prendendosi gioco di forme precostituite di cinema e morale, perturbando. E, dunque, invitando a ripensarsi.
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Enter the void - la recensione
di Boris Sollazzo - Film Tv 2 pubblicata il 06 dicembre 2011Noè ci offre un diluvio universale di immagini e trovate registiche, anneghiamo nel suo indubitabile talento e nella sua altrettanto straordinaria capacità di usarlo al peggio.
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Enter the void - la recensione
di Federico Gironi - Comingsoon.it pubblicata il 06 dicembre 2011Che si legga come una riflessione sulla ciclicità dell'esistenza o come l'ultimo viaggio drogato di un ragazzo morente, Enter the Void frulla con leggera e noncurante arroganza buddismo e complesso d'Edipo, venature incestuose e apologhi tossic(ologic)i, trascendenza e squallore, senza riuscire a stimolare una riflessione che sia una su qualsivoglia di questi aspetti. A Noé, che presto si rende conto da solo della vacuità di ciò che rappresenta, non rimane quindi altro che abbracciare con sempre maggior ostinazione la provocazione gratuita buona solo a far alzar qualche sopracciglio nei salotti borghesi. Ché, si tratti di feti, stati di allucinazione, sesso o persino soggettive uterine, il regista arriva comunque ultimo, senza nemmeno il contentino del "buon". Il vuoto in cui entriamo "grazie" a questo film non è allora solo quello del cinema, ma anche della morale, grazie alla morbosa e voyeuristica ambiguità con cui il regista tratta i vari, confusi aspetti del suo film. Se i trip da DTM tanto decantati da Enter the Void sembrano lunghissimi pur esaurendo la sostanza il suo effetto in 6 minuti, lasciamo a chi legge immaginare quanto possa sembrare eterna la pedante psichedelica di 143 minuti imposta da Noé.
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Enter the void - la recensione
di Giancarlo Zappoli - MyMovies.it pubblicata il 05 dicembre 2011Gaspar Noé ha colpito ancora. Uno dei più supponenti e narcisistici registi del cinema non solo francese ma mondiale, dopo lo scandalo annunciato di Irreversible torna a provocare in maniera totalmente sterile. Non avendo una storia degna di questo nome a cui affidarsi e non essendo uno di quei Maestri del Cinema in grado di trasformare un'assenza di soggetto in un'esperienza artistica di alto livello, il regista francese torna ad applicare le regolette che presiedevano alla realizzazione del suo precedente lungometraggio. Musica pulsante, luci al neon, acrobatici movimenti di macchina e scene che vorrebbero provocare sconcerto e muovono invece solo al riso o allo sbadiglio.
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Perché la ripetizione del già detto protratta per la durata di 150 minuti si traduce in un'autoreferenzialità iperbolica a cui nulla, neppure alcune inquadrature ad effetto, possono porre rimedio. Noé, pretendendo anche di farci la morale, si ammira nello specchio del suo cinema. Rischia di ritrovarcisi sempre più solo.
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