Diaz (Diaz - Don't Clean Up This Blood) è un film di genere drammatico della durata di . diretto da Daniele Vicari e interpretato da Claudio Santamaria, Jennifer Ulrich, Elio Germano, David Jacopini, Ralph Amoussou, Fabrizio Rangione, Renato Scarpa, Mattia Sbragia, Antonio Gerardi, Paolo Calabresi.
E' anche noto con gli altri titoli "Diaz - Non pulire questo sangue".
Prodotto nel 2012 in Italia e distribuito in Italia da Fandango il giorno .
Salito di 158 posizioni rispetto alla settimana scorsa
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Trama
Ricostruzione dei drammatici fatti occorsi nel 2001 a Genova, nella scuola Diaz, in occasione del G8. Il titolo fa riferimento a una frase scritta sui muri della scuola dopo l'infausto raid in cui numerosi attivisti appartenenti a movimenti pacifisti furono feriti nel corso della notte dalle forze di polizia.
Perché vederlo:
Per ripercorrere insieme al regista Daniele Vicari (Il passato è una terra straniera, Il mio paese) i tragici fatti avvenuti nella scuola Diaz di Genova, nel luglio 2001, durante il G8. Un dramma di forte impatto, non privo di scene violente e di torture, che fa luce su una dlele pagine più oscure della nostra storia politica più recente.
- Presente in 1 cinema in tutta Italia.
- Disponibile in blu-ray, dvd
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La Recensione
La notte dei manganelli
Il film di Daniele Vicari racconta una delle pagine più vergognose e sconcertanti della cronaca italiana, mettendo a nudo il lato più oscuro e inquietante del nostro Paese, un volto di soprusi e repressione che si nasconde dietro una maschera di civiltà e democrazia.
Trailer e video 3 totali
Trailer - Diaz - Don't Clean Up This Blood
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Video-recensione Diaz
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Teaser Trailer - Diaz - Don't Clean Up This Blood
Le Immagini 28 totali
Cast e Personaggi Altri ruoli: 50 totali
REGIA (1)
SCENEGGIATURA (4)
SOGGETTO (1)
RECITAZIONE (25)
PRODUZIONE (5)
CASE DI PRODUZIONE (3)
MONTAGGIO (1)
FOTOGRAFIA (1)
SCENOGRAFIA (1)
COSTUMI (2)
MUSICHE (1)
ALTRO PERSONALE (5)
Le News Altre news: 15 totali
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David di Donatello: 13 nomination per Diaz e La migliore offerta
Nella rosa dei candidati a miglior film troviamo anche la nuova opera di Bertolucci Io e te, l'Educazione siberiana di Salvatores e la commedia politica Viva la libertà.
10.05.2013
Gli Articoli Altri articoli: 8 totali
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Il cinema del 2012: la Top 20 della redazione di Movieplayer.it
Approfondimento
Ricordiamo con affetto l'annata cinematografica che ci siamo lasciati alle spalle proponendovi come tradizione la lista dei titoli più amati dai nostri redattori tra le uscite italiane del 2012. Su tutti, quest'anno, s'impone Hugo Cabret di Martin Scorsese.
20.01.2013
Curiosità Altre curiosità: 2 totali
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Set rumeni
Parte del film è stata girata in Romania, e precisamente a Bucarest. In particolare, nella capitale rumena è stata ricostruita la zona di via Cesare Battisti, dove si trova la scuola Diaz, con una scenografia lunga 250 metri.
Premi e Nomination Altri premi e nomination: 23 totali
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Festival Internazionale del Cinema di Berlino (2012)
Berlino 2012: 1 premio vinto
- VINCITORE: Premio del pubblico della sezione Panorama - Secondo posto - Daniele Vicari
Incassi Vedi tutti
Record incassi
85° maggior incasso italiano per la stagione 2011/2012.
INCASSI IN ITALIA (aggiornato al 23 luglio 2012)
1.975.099 €
11 Commenti
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Diaz parla dei giorni che hanno preceduto quellevento, parla di una maledetta bottiglia di vetro lanciata contro una pattuglia della polizia.una bottiglia vista da diverse angolazioni ma che ha portato a ununica conseguenza..
Tralasciando gli aspetti politico-ideologici quello che colpisce di Diaz è proprio il taglio cinematografico.il talento di Daniele Vicari intravisto in Velocità Massima (la sua opera desordio) e ancora inespresso nei due film a seguire qui esplode.Diaz è come fosse la sua laurea in regia.
Fin dalla prima scena con questi vetri che si ricompongo capiamo che ci troviamo di fronte a un bel film girato da uno con due palle così.
Da un punto di vista narrativo ricorda limpianto che Gus Van Sant fece con Elephant dove la tragedia è vissuta dalle diverse angolazioni dei suoi protagonisti.
La voglia di narrare i fatti del giornalista di destra interpretato da Elio Germano, il senso del dovere e il successivo smarrimento del poliziotto Claudio Santamaria, la saggezza del pensionato Renato Scarpa e le tante storie di quei ragazzi torturati sia fisicamente che psicologicamente senza un apparente motivo.
Vicari è bravissimo a rappresentare la tanta violenza presente nel film con fermezza senza gratuiticità.
Onestamente la potenza delle immagini di Diaz mi hanno levato le parole per poter fare una giusta recensione.
Lunica cosa che mi sento di dire è che Diaz è un grande film che va visto, vissuto e metabolizzato e poi finito il film fare come il sottoscritto.in silenzio, occhi umidi e capo chino per una pagina di storia che sembra uscire dal Cile di Pinochet e invece.
Voto 9
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Pensavo fosse un'esagerazione, in realtà leggendo l'intervista a Vicari, si scopre che è solo la minima parte di ciò che è realmente successo.
Film eccezionale.
Grande Vicari e soprattutto grande Procacci, ancora una volta una grande opera.
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sta tutto qui :
la più grave sospensione dei diritti democratici dopo la II guerra mondiale
amnesty international
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franky quanti anni hai? insomma sono cose che tutti gli italiani -credo- conoscono…
in realtà a livello di violenza il film mostra solo una parte (per forza di cosa) ma ci sono filmati e video (anche degli scontri per strada prima della Diaz) ancora più brutali.
andando a "Diaz", mi viene da dire che Vicari è onesto: fa un film ma ti fa vedere solo per segmenti che è stata una vera macelleria. macchina a terra e corpi che cadono, pozze di sangue ovunque, gente che geme di dolore, celerini che si fermano per riprendere a bastonare gente inerme. accanto a me una signora s'è vista tutta stà parte con le mani sugli occhi, all'uscita una ragazza dietro ha confessato all'amica che le veniva da vomitare: il fatto di esserci riuscito senza nemmeno troppo calcare la mano va a favore del regista, secondo me.
"Diaz" è pieno di difetti però nel complesso funziona, peccato per l'ultimo quarto d'ora eccessivamente lirico, cosa che cozza con un film che sin dall'inizio si propone di essere cronachistico e grezzo, crudo nella sua crudeltà senza compiacersi mai di quello che mostra. l'azzeramento psicologico dei personaggi è funzionale a mostrare i fatti e a non dimostrare alcun teorema personale: il punto è che si è commesso uno dei più orrorifici errori degli ultimi 40-50 anni e nessuno ha chiesto scusa. Vicari non ne fa una questione di crisi spirituale, la violenza non è metafisica: a un certo punto ho desiderato/immaginato che tutti quei ragazzi nel corridoio stretto, all'in piedi e con le mani in alto, venissero travolti dall'onda/orda di poliziotti in un carrellata, ma, appunto, sarebbe stata un altro tipo di violenza. qui c'è solo la fisica, azione-reazione, a un colpo di tonfa un dente che salta, un braccio che si spezza, una costola che si incrina.
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Voto 7
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edit
Dubito che il film resterà nelle sale molto a lungo ed è proprio una vergona che al lancio, Diaz, abbia solo circa la metà della sale di quell'ammasso di sterco marino di Battleship..
Già solo per gli argomenti trattati meriterebbe una distribuzione di prima linea ma alla fine, da una nazione che permette che accada quel che questo "documentario" narra, oramai c'è davvero poco di cui sorprendersi e solo tanto di cui rammaricarsi ed arrabbiarsi..
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Il film di Vicari congela tutto agli ultimi momenti del G8 di Genova del 2001, glissando, e mi viene da dire per fortuna, su quanto accaduto prima…
Il taglio iniziale e quesi documentaristico, forse un pò troppo di lirismo intorno a quella bottiglietta lanciata, a voler sottolineare quanto un gesto possa aver influito, ma a colpire è il senso di apocalisse imminente, che coglie tutti i personaggi, il giornalista di destra Elio Germano, l'anziano membro della CGIL, la ragazza tedesca del Social Forum, fino ad arrivare alla figura (immancabile) del poliziotto con coscienza, che si disgusta ma esegue gli ordini con la faccia di Claudio Santamaria.
Non esente da pecche come detto, la scene delle bottiglietta e il finale, quasi anti-climatico, per tacere del fatto che non si sa perchè, tutti i poliziotti parlano in romanesco…e vabbè…
Di potente nel film c'è proprio il non tacere, il focalizzare l'attenzione su quei fatti, ora, io non sono uno di quelli che crede che con un film si possa cambiare il mondo, il Cinema è una grandissima cosa, ma non cambia il mondo o le persone, il Cinema ha solo il dovere di raccontare, nel modo che ritiene più opportuno, e di ammirevole in questo film c'è il fatto che, in un paese dove i media classici, ai cui la maggior parte delle persone ha libero accesso, si sono come un sol uomo parlando della Diaz in un certo modo, e non parlando proprio (o il meno possibile) della Caserma di Bolzaneto, allora il fatto che un altro media, il Cinema appunto, riporti l'attenzione li, è importante.
Nello scontro tra media poi, il Cinema, quello storicamente più propenso a romanzare ed enfatizzare risulta quasi…fermo, come se fermasse la mano, la mano dei Poliziotti non si è fermata, e la Tv vi ha mostrato tutto, anche più di quello che fa questo film, però come fa sempre…spersonalizzando, quindi rendendo accettabile tutto, anche la Diaz e Bolzaneto.
Il cinema di Vicari, mostrando meno sangue, meno botte, meno umiliazioni, e di sicuro meno violente di quelle subite nella realtà, riporta l'attenzione sulle persone, uno schifoso pazzo come Charles Manson ha messo la pietra tombale sulla razza umana dicendo che è facile uccidere un uomo se non lo devi guardare in faccia…questo film ti fa vedere in faccia le persone, quindi diventa un film necessario, un film importante come dicono quelli che parlano bene di cinema (Non io).
Specialmente per alcuni passaggi, quelli dei ritrovamenti delle "armi" nella Diaz, il film si fa più partigiano sottolineando certi "Omissis" volutamente dimenticati, anche nelle frasi finali, che riassumono gli esiti dei processi, si delinea il tracciato di un paese in cui a pagare sono sempre i deboli, o comunque quelli che non sono protetti da nessuno…
Ma il risultato migliore lo ottiene restando nell'ambito del puro cinema, quando fa parlare i personaggi, alla fine si riduce tutto ad un poliziotto che da delle "Zecche Comuniste" ai ragazzi che ha pestato, e ad un anziano membro della CGIL, sdraiato al fianco di un Giornalista di Destra, ridare dei volti a quelle persone che nella Diaz c'erano….e provate ora a credere alla vostra Tv.
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"Diaz" esce nello stesso anno di "ACAB", per formare un dittico di storie legate neanche troppo alla lontana (e per quanto mi guarda, indissolubilmente legate). E nello stesso anno di quel "Romanzo di una strage" a raccontare storie di un'Italia che in quarant'anni non sembra essere cambiata, almeno in fatto di giustizia ed ingiustizia.
"Diaz" riesce ad essere un efficace film documentario, una ricostruzione il più possibilmente onesta degli avvenimenti del G8 di Genova.
Buona la sceneggiatura, basata su un intreccio di avvenimenti e di vicende umani personali che finiscono per intrecciarsi tutte in quella notte maledetta.
Film coraggioso nel voler mostrare senza giustificazioni nè falsi moralismi l'atteggiamento criminale non solo di chi ha usato i manganelli, ma di chi ha permesso che tutto accadesse, costruendoci intorno un grande baraccone da dare in pasto al pubblico del popolo italiano (e mondiale) di dieci anni fa (difficile dire se sia più agghiacciante la scena del massacro con le manganellate in testa e il sangue, o quella degli ufficiali intorno a un tavolo, con la bandiera italiana alle spalle, mentre decidono il destino delle future vittime).
Il montaggio e la costruzione su più piani temporali ha i suoi pro e contro, dal momento che non sempre funziona (a volte si, a volte no) e non sempre pare giustificato.
Ben costruita invece l'atmosfera di tutto il film, che sin dalle prime fasi riesce portarci in quel di Genova come se gli anni non fossero passati e tutto stesse succedendo sul momento (il che dà al tutto un forte realismo).
Non mi ha del tutto convinto la scelta della fotografia, con la grana pellicola esageratamente grossa, forse per mescolarsi meglio con le immagini d'archivio di quanto accaduto in realtà, ma vagamente fastidiosa in molte scene.
Le interpretazioni, seppur buone, vengono assorbite nella coralità del film. Non ci sono protagonisti: solo vittime e carnefici.
In conclusione, Diaz è un film di coscienza storica e di assoluto valore . Crudo e violento quanto basta da risultare onesto.
Un film che tiene fede al suo titolo, di non pulire il sangue per nasconderlo, ma lasciare che sia visto.
Assolutamente da vedere (possibilmente in coppia con ACAB che forse può compensare col suo maggior tasso di umanità, l'inumanità mostrata in questo film).
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In che senso?
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-Originalmente inviato da Bob Robertson
Assolutamente da vedere (possibilmente in coppia con ACAB che forse può compensare col suo maggior tasso di umanità, l'inumanità mostrata in questo film).]-
CC: In che senso?
Mi riferivo all'umanità e inumanità delle forze dell'ordine, di chi fa solo abuso di potere dando fondo al peggio di sè e chi commette degli errori perchè è pur sempre un essere umano coi suoi limiti.
Qui - in Diaz - vittime e carnefici sono ben distinti, e - giustamente - si vede solo il lato peggiore delle forze dell'ordine - come anche delle istituzioni - che massacrano e basta (non bastano il caposquadra buono e la poliziotta giovane a riscattare il marcio del sistema).
In ACAB invece viene esplorata a fondo la vita della Celere, soffermandosi sui loro aspetti umani, sul fatto che sono uomini coi loro limiti e problemi, e non soltanto macellai. Non giustifichi le loro azioni, ma ne vedi comunque il lato umano - buono o cattivo che sia.
Questo per dire che in Diaz era giustissimo mostrare tutto così come si è fatto (probabilmente molto è stato omesso per non scadere nel voyeurismo del amssacro), ma alla fine del film il disgusto per le forze dell'ordine è di una potenza enorme.
In ACAB la violenza era mostrata raccontando gli uomini, c'era un'empatia che in Diaz è - giustamente - tutta dal lato delle vittime.
Il massacro gratuito della Diaz è stato un atto di unimanità pura delle forze dell'ordine.
In ACAB si racconta una storia - molto diversa - dal loro punto di vista, a voler significare che non tutti sono macellai, e anche quando sbagliano sono pur sempre uomini, coi loro limiti.E che vengono coperti e protetti solo quando fa comodo alle istituzioni.
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Voto 8.5
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