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Cosmopolis è un film del 2012 diretto da David Cronenberg
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Cosmopolis 2012 )

Rassegna stampa per il film Cosmopolis del 2012, diretto da David Cronenberg e interpretato da Robert Pattinson, Juliette Binoche, Sarah Gadon, Mathieu Amalric, Jay Baruchel, Kevin Durand, K'Naan, Emily Hampshire.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.

70 MovieScore (?)
basato su 72 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Voto rassegna stampa

  • Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il voto della rassegna stampa.

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  • Voto rassegna stampa 65

La nostra recensione

Ipnotiche riflessioni

di Antonio Cuomo pubblicata il 25 maggio 2012

Se c'è un regista che in passato ha saputo riflettere sulle inquietudini del mondo, questo è David Cronenberg, riuscendo, almeno nella prima parte della sua carriera, a regalare interessanti spaccati della realtà che lo circondava, della sua tecnologia in evoluzione e del rapporto dell'uomo con essa, delle suggestioni della carne. Un approccio che negli ultimi anni è cambiato: il regista canadese ha realizzato film anche forti ed ambiziosi, ma più allineabili ad una percezione classica del cinema, affidandosi ...

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Rassegna stampa

  • Cosmopolis - la recensione

    di Matteo De Simei - ondacinema.it pubblicata il 04 giugno 2012

    C'è un virus che ruota attorno a questo formidabile ritorno al cinema putrido di Cronenberg, è il virus della parola, della verbosità. "Cosmopolis" è un film parlato fino alla nausea, a tratti sfiancante, a tratti incomprensibile, a tratti verbalmente allucinatorio. È un film che mette in crisi l'efficacia della parola e dei gesti in un periodo così governato dal caos come lo è questo nuovo inizio di millennio. Lo sottolinea lo stesso DeLillo tra le pagine del libro ("La parola stessa era ormai perduta in una nebbia fluttuante"), lo sottolinea il film che allude al fatto di come l'intera nazione sia costretta ad analizzare grammatica e sintassi nel commento del ministro delle finanze. E così anche i gesti sono inutili. Lo stesso Packer con vivido pessimismo pensa alla durissima e violenta contestazione avvenuta in strada poche ore prima come un evento di cui presto nessuno si ricorderà più. "Cosmopolis" è sicuramente il film del "nuovo" Cronenberg che più si avvicina al passato, a quel body horror che è poi divenuto il suo marchio di fabbrica. Come in "eXistenZ" allucinazione e realtà si distinguono sempre meno, il vissuto è un gioco senza regole molto pericoloso.

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  • Cosmopolis - la recensione

    di Fabio Ferzetti - Il Messaggero pubblicata il 26 maggio 2012

    Riducendo il profetico romanzo di Don De Lillo da cui è tratto a una specie di buccia vuota, scintillante di idee ma senza polpa. Avvolta in immagini seducenti e glaciali come tutti i personaggi. Succede ai migliori, lo stile può essere una prigione.

  • Cosmopolis - la recensione

    di Alberto Crespi - L'Unità pubblicata il 26 maggio 2012

    Cosmopolis è noioso e stilisticamente troppo piatto per essere un film di Cronenberg.

  • Cosmopolis - la recensione

    di Mariuccia Ciotta - Il Manifesto pubblicata il 26 maggio 2012

    Cosmopolis resterà, al di là del palmares, il film di Cannes 65, opera totale scandita dallo scontro epocale tra di "yoctoseconds" della Borsa e la musica velvet dei Metric dai sotterranei di Toronto, una nuova Fuga da New York che, via dal revival e dal remake, restituisce l'anima al cinema.

  • Cosmopolis - la recensione

    di Paola Casella - Europa pubblicata il 26 maggio 2012

    Il problema del film è la sceneggiatura, che non si stacca mai dalla pagina letteraria e non diventa mai cinema (...) Da David Cronenberg, i cui ultimi film hanno segnato un salto di maturità artistica encomiabile, non ci aspettavamo proprio questo clamoroso passo falso.

  • Cosmopolis - la recensione

    di Giancarlo Zappoli - MyMovies.it pubblicata il 26 maggio 2012

    Cronenberg lavora sul libro di DeLillo rispettandone (forse troppo) la struttura che si basa sui dialoghi ma apportandovi anche significativi cambiamenti. La limousine in cui Parker si rinchiude diventa metafora di un mondo economico impermeabile alla realtà. "Ciò che è attuale è troppo contemporaneo" (come afferma uno dei personaggi) e quindi è meglio prenderne le distanze per poter riprodurre dinamiche di rapporto che prevedono scambi (sessuali e non) che implichino il minimo possibile di sentimento. In un mondo sconvolto in cui i ratti divengono l'eloquente simbolo della voracità senza controllo non resta che perseguire l'estetizzante simmetricità che i fatti smentiscono a ogni giro di ruota dell'ingombrante mezzo di trasporto. Ecco allora che una prostata asimmetrica si ritrova a fare il paio con un taglio di capelli che viene completato da una sola parte. Sarà proprio questa doppia asimmetricità a spingere Parker tra le braccia (e dinanzi al mirino di un'arma) di chi lo bracca da anni. Perché va sanzionata la falla nella vita di chi domina, sempre meno occultamente, le sorti degli altri mentre presidenti privi di effettivo potere democratico intasano le strade. Cronenberg ce lo ricorda in un dramma claustrofobico (anche quando va in esterno) in cui sembra però che l'apprezzabile tesi abbia un po' tarpato le ali al suo talento visionario.

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  • Cosmopolis - la recensione

    di Ludovica Sanfelice - Film.it pubblicata il 25 maggio 2012

    Se la forza visiva del film - il fascino conturbante della limousine che diventa un guscio e una via di accesso alla mente del protagonista - mantiene la presa, almeno nel primo contatto con il film, l'attrattiva viene mano mano inghiottita da un senso di artificio difficile da dissipare. Ovvio, verrebbe da pensare, la materia è fluida, l'oggetto intangibile. Sarà questo il problema. E invece no. L'occhio di Cronenberg riesce a coglierla e a fermarla come uno stregone. No, il guaio sono i dialoghi, prolissi, sghembi, stratificati in modo caotico. Una prova anche per il più attento degli spettatori. E' come girare a vuoto intorno al nocciolo della questione, senza mai sviscerarla. Un atteggiamento urticante e snob. La scelta di invadere verbalmente lo schermo, oltre ad essere rischiosa di per sé, imporrebbe poi perlomeno la convocazione di un interprete raffinatissimo, enigmatico, magnetico e anche in questo caso: errore.

  • Cosmopolis - la recensione

    di Gianluca Arnone - Cinematografo.it pubblicata il 25 maggio 2012

    I titoli di testa scorrono su una pergamena dove non si riversano più parole ma gocce d'inchiostro, macchie disordinate e inintellegibili. Ed è una specie di ouverture astratta che condensa in sè tutto il senso - o faremmo meglio a dire il nonsense - dell'operazione pensata dal regista canadese. Cosmopolis si rivela come il punto di non ritorno, la zona morta, della sua lunga e straordinaria carriera.
    Un esito che probabilmente farà storcere il naso ai fedelissimi dell'Autore prima maniera e del suo cinema viscere e pancia, quando invece si tratta probabilmente di una naturale, terrificante evoluzione. Il frutto di uno stesso metodo. Dangerous, certamente. Ma almeno onesto.

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