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Contagion è un film del 2011 diretto da Steven Soderbergh
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Contagion 2011 )

Rassegna stampa per il film Contagion del 2011, diretto da Steven Soderbergh e interpretato da Gwyneth Paltrow, Matt Damon, Laurence Fishburne, Jude Law, Marion Cotillard, Kate Winslet, Elliott Gould, Enrico Colantoni.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.

70 MovieScore (?)
basato su 101 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Voto rassegna stampa

  • Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il voto della rassegna stampa.

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  • Voto rassegna stampa 64

La nostra recensione

Bat-terio killer

di Luciana Morelli pubblicata il 03 settembre 2011

Come reagirebbero gli Stati Uniti e a ruota il resto del mondo ad un'infezione che in pochi giorni è capace di uccidere migliaia di persone? Come e con quali tempi e modi reagirebbero studiosi, ricercatori, politici, giornalisti e, soprattutto la gente comune che verrà messa al corrente della pericolosità del virus quando ormai è troppo tardi per controllarne la propagazione?
Un tema da sempre affrontato dal cinema di genere quello dei virus che si diffondono e distruggono l'umanità ...

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Rassegna stampa

  • Contagion - la recensione

    di Carlo Cerofolini - ondacinema.it pubblicata il 25 ottobre 2011

    Nella recensione di \"Contagion\" vogliamo fare un esperimento. Vogliamo provare, infatti, a usare questo film per cercare di capire che cosa si nasconde dietro l\'evoluzione artistica di uno dei più singolari autori, ovvero Steven Soderbergh da Atlanta, della \"penultima\" Hollywood, quella degli ex quarantenni venuti alla luce, professionalmente parlando, nel decennio degli anni Novanta.
    Non intendiamo certo snobbare del tutto questa sua ultima fatica, che unisce azione, fantascienza e thriller. Ma è troppo forte la curiosità di tracciare, a questo punto della sua carriera, una descrizione sommaria di chi è davvero il creatore della saga di Ocean, ad esempio. Soderbergh, cui pure non abbiamo risparmiato aspre critiche in passato e che non è certamente uno dei più lodati autori da parte della critica mondiale, è comunque ormai uno dei cineasti, facenti parte della sua generazione, che ha con più forza delineato una sua cifra stilistica, anzi, una sua concezione del cinema. Il suo è un nobile tentativo di fondere, alla ricerca di un ipotetico zenit creativo, l\'alto con il basso, l\'autoriale con il commerciale, l\'impegno civile con il più guascone disimpegno.

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  • Contagion - la recensione

    di Alessandra De Luca - Ciak pubblicata il 29 settembre 2011

    Appassionante nella prima parte nella quale assistiamo all'improvviso ammalarsi di persone in ogni angolo della terra, tra il panico e lo smarrimento, l'affanno e le spelucazioni, il film perde poi la sua carica ansiogena. Come se un'eccessiva voglia di verosimiglianza sottraesse fascino e mistero alla minaccia di una catastrofe mondiale capace di scatenare i fantasmi dell'irrazionale.

  • Contagion - la recensione

    di Giancarlo Usai - ondacinema.it pubblicata il 26 settembre 2011

    Non intendiamo certo snobbare del tutto questa sua ultima fatica, che unisce azione, fantascienza e thriller. Ma è troppo forte la curiosità di tracciare, a questo punto della sua carriera, una descrizione sommaria di chi è davvero il creatore della saga di Ocean, ad esempio. Soderbergh, cui pure non abbiamo risparmiato aspre critiche in passato e che non è certamente uno dei più lodati autori da parte della critica mondiale, è comunque ormai uno dei cineasti, facenti parte della sua generazione, che ha con più forza delineato una sua cifra stilistica, anzi, una sua concezione del cinema. Il suo è un nobile tentativo di fondere, alla ricerca di un ipotetico zenit creativo, l\'alto con il basso, l\'autoriale con il commerciale, l\'impegno civile con il più guascone disimpegno.

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  • Contagion - la recensione

    di Silvio Danese - La Nazione - Il Resto del Carlino - Il Giorno pubblicata il 16 settembre 2011

    E' uno sguardo nel futuro? Simula, e lo fa bene, l'operatività e i tempi della strage biologica nella nostra società avanzata? Abbiamo tutti le corna sotto la poltroncina, mentre il passo svelto di una regia alta di gamma riprende una galleria di copioni da Cassandra Crossing a Virus letale di Petersen.

  • Contagion - la recensione

    di Roberto Escobar - L'Espresso pubblicata il 16 settembre 2011

    Questo conta nel film, al di là del suo finale lieto: questa consapevolezza della precarietà e della caducità del mondo umano, e perciò del valore della sua bellezza fragile.

  • Contagion - la recensione

    di Giona A. Nazzaro - Film Tv 1 pubblicata il 13 settembre 2011

    Con un'abilità da artigiano di serie B, Soderbergh lavora agli spazi con sguardo pararosselliano (...) ha iniziato a lavorare sottotraccia. A diventare invisibile. Proprio come i classici che tutti amiamo. O come un virus.

  • Contagion - la recensione

    di Giulio Sangiorgio - Film Tv 2 pubblicata il 13 settembre 2011

    (...) nonostante le pregevoli premesse, rimane il prolisso verbale messo in immagini di una plausibile disgrazia, così freddo e frammentato da non poter coinvolgere lo spettatore nella narrazione e al contempo privo di una forza estetica che riesca a sopperire a questa mancanza.

  • Contagion - la recensione

    di Giancarlo Zappoli - MyMovies.it pubblicata il 09 settembre 2011

    Potremmo rifarci a Traffic per questo film ma la memoria corre piuttosto al cinema altmaniano in cui una molteplicità di personaggi (nessuno dei quali viene mai narrativamente abbandonato) contribuisce alla costruzione di un mosaico in cui le ombre prevalgono sulle luci. Il tema sociologicamente impegnativo della reazione nei confronti dell'ignoto sembra appassionare il regista che lo scandaglia sotto le più diverse prospettive che finiscono con il rivelarsi sempre e comunque parziali e incapaci di fornire risposte risolutive. Che si tratti della reazione dell'uomo che perde moglie e figlio o del responsabile del Consiglio Mondiale della Sanità oppure che si evidenzino le ragioni (ma anche la paranoia) del fustigatore mediatico di qualsiasi complotto (vero o presunto) gli elementi dei primordi (sesso, bugie e videotape) non sono estranei a un film che prende l'avvio dal giorno numero 2. Da lì si dipanano vicende private e pubbliche scandite con la cronometrica precisione dell'orologio della Morte. Il principio della fine verrà reso noto solo in conclusione. Dove si mostrerà che le piaghe che tormentano l'uomo d'oggi non hanno la dimensione epica di quelle bibliche. Possono avere cause molto ma molto più banali.

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  • Contagion - la recensione

    di Marco Triolo - Film.it pubblicata il 08 settembre 2011

    La confezione risulta un po' televisiva, ma ciò non toglie che Soderbergh si distingua per come non cede facilmente al pessimismo e al solito finale beffardo tipico dei film precedenti a questo. L'uomo è qui visto come una forza principalmente positiva, capace certamente di azioni terribili - saccheggi, rapine, omicidi non mancano - ma deciso a fare del proprio meglio per riprendere il totale controllo del proprio mondo, spingendosi fino a gesti eroici. Assenti, dunque, la classiche figure dei militari fascisti o delle multinazionali farmaceutiche complottiste, sostituite da quella di un blogger (JUDE LAW) che vorrebbe riportare la verità ma finisce vittima della paranoia e accusa tutto e tutti.

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  • Contagion - la recensione

    di Francesco Lomuscio - Filmup.com pubblicata il 03 settembre 2011

    (...) l'impressione immediata è quasi quella di assistere ad una sorta di derivazione de "La città verrà distrutta all'alba" (1973) privata, però, delle tipiche implicazioni aggressivo-zombesche care al citato re dei morti viventi su celluloide.
    Ed è soprattutto tramite il veloce montaggio del fido Stephen Mirrione che si tenta di coinvolgere lo spettatore all'interno della realistica dimensione da incubo in cui si trova il manipolo di protagonisti, man mano che il numero delle vittime aumenta e la società provvede ad andare rapidamente alla deriva. Ma, al di là dell'ottimo gioco d'inquadrature finali, i circa 105 minuti di visione - che non sembrano riuscire sempre a sfuggire alla morsa della fiacchezza - non fanno altro che riconfermare l'esito di quasi tutti i titoli sfornati dal sopravvalutato autore di "Traffic" (2000) quando lavora lontano dai canoni indipendenti alla "Bubble" (2005): un'operazione esteticamente curata e sostenuta dal cast all star, però... guardabile e niente più.

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  • Contagion - la recensione

    di Valerio Sammarco - Cinematografo.it pubblicata il 03 settembre 2011

    E' un film che parte con lo stesso, altissimo ritmo con cui si sviluppa la pandemia raccontata sullo schermo, Contagion: da una città all'altra, giorno dopo giorno, all'aumento esponenziale delle vittime corrisponde l'innalzarsi del grado di paranoia che - in parallelo - inizia a contagiare l'intero pianeta. Si divarica il punto di vista, il centro è il virus: e lo spettatore, in sala, incomincia a sospettare di qualsiasi colpo di tosse proveniente dalle vicinanze. L'intento di Burns e Soderbergh è dichiarato da una volontà di realismo (lo scoperchiamento del cranio della Paltrow nella scena dell'autopsia...) e accuratezza (tutto l'iter scientifico e "istituzionale" per comprendere, circoscrivere il fenomeno e per capire in quale maniera informare il mondo) che esplode sin da subito e che non lascia spazio (né tempo) ad ulteriori riflessioni: non sai perché, non sai come, ogni persona intorno si ammala e muore (...) Il grande pregio del film, però, finisce paradossalmente per trasformarsi nel suo più grande limite: arrivato al culmine della sua corsa, tanto il virus quanto "il" Contagion sembrano tornare in cerca dei tanti personaggi abbandonati lungo il cammino, su tutti Marion Cotillard, rapita in precedenza dagli abitanti di un piccolo villaggio per garantirsi la priorità nell'accesso alle cure. Ma è un tentativo che non convince, che anzi quasi tradisce il perfetto equilibrio di caos e tensione della prima parte: fino a ritornare al Giorno 1.

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  • Contagion - la recensione

    di Federico Gironi - Comingsoon.it pubblicata il 03 settembre 2011

    È indubbiamente vero che il film di Soderbergh presta il fianco ad accuse di pesante conservatorismo, per via della scelta di utilizzare come vettore narrativo (e di contagio) l'infedeltà di Gwyneth Paltrow come concausa dello scatenarsi della pandemia, al fatto che nessuna istituzione presenta ombre, ed è anzi il personaggio di Jude Law, blogger alternativo, ad essere indicato come possibile e probabile colluso con loschi movimenti legati alle cure. Ma è altrettanto indubbio che la freddezza e il distacco di Contagion sono il frutto di un atteggiamento iperoggettivizzato da parte del suo regista, di una voglia di osservare il racconto dall'esterno, di studiare le interazioni e gli accadimenti come i suoi scienziati studiano il comportamento del virus al microscopio.
    Per questo non c'è presa di posizione etica o ideologica, ma pratica osservativa di eventi comunque possibili. C'è, invece, chiara, la paura di un coinvolgimento. Di sporcarsi le mani. Di prendere una posizione. Bene o (forse soprattutto) male che faccia al film, è un elemento indicativo dei tempi che stiamo vivendo.

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  • Contagion - la recensione

    di Silvia Marinucci - 35mm.it pubblicata il 03 settembre 2011

    Seppur "Contagion" soffra di un po' troppe esagerazioni - per i non amanti della 'categoria' sarà un'ulteriore 'ripetizione' di numerosi film sull'argomento - non dispiace godersi una pellicola senza troppe pretese, movimentata ma non mozzafiato.
    Alla mancanza di adrenalina, rimedia un nutrito cast di attori composto in primis dal 'pupillo' del regista, Matt Damon.Il suo ruolo è un po' sotto le corde, spento, demotivato, quasi annoiato. I personaggi sono tanti e forse troppo poco approfonditi: è il virus il grande protagonista.Ad affiancare Damon ci sono anche Kate Winslet, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard, Laurence Fishburne e un 'agguerrito' e 'antipatico' Jude Law (il migliore sul set). Seppur "Contagion" non passerà alla storia, di certo Soderbergh farà gioire fan, appassionati e la maggior parte degli spettatori in sala. Due sole fobie rimarranno - almeno per un po' - nella mente di tutti: colpi tosse e strette di mano!

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