Recensione Faust (2011)
L'onnipresenza del male
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In effetti, la prima cosa che salta all'occhio della pellicola di Sokurov è il contrasto tra l'estrema ricercatezza delle immagini e la sporcizia, il sudiciume e la sensazione di disfacimento che queste trasmettono. Sembra folle nutrire una qualche forma di speranza in un mondo come quello di Faust, in cui lo studio di un medico somiglia a una stanza delle torture, con strumenti del tutto analoghi a quelli in uso per i supplizi medievali, in cui morte e violenza regnano ovunque, in cui persino il corpo umano, più che una creazione divina, sembra un putrido ammasso di organi nel quale invano si cerca un'anima. E' quasi superfluo che il diavolo si manifesti in una forma (pseudo)umana, in un mondo del genere: Mefistofele è ovunque, mentre Dio, come la sua stessa controparte si incarica di ricordarci, non è da nessuna parte. Eppure, Sokurov sceglie conseguentemente di mostrare un diavolo più laido e sgradevole possibile, un vecchio storpio che emette flatulenze e profana i luoghi sacri con le sue necessità corporali, con un corpo deforme che sembra urlare l'assenza di armonia e bellezza nel creato, e un fare viscido e infingardo, tale da ispirare un'istintiva repulsione. Eppure, questo mostro dalla forma umana sembra l'unico individuo capace di condividere i dubbi e le tensioni del protagonista sull'esistenza, sul creato e su Dio, e di trasmettergli il potere che segretamente ha sempre bramato. Potere sulla vita e sulla morte degli altri esseri umani, innanzitutto, ma anche sulla volontà di una donna che nel corso della storia si trasforma lentamente in un'ossessione.
Come si diceva, colpisce in questo Faust sokuroviano il modo esteticamente ricercatissimo con cui il regista rappresenta la bruttezza e l'orrore del mondo: l'inquadratura ha un gusto pittorico, ogni elemento del quadro è attentamente studiato, la fotografia fa un largo uso di filtri che le danno di volta in volta di tonalità diverse (ma il verde è il colore dominante) mentre le lenti deformanti conferiscono un tono onirico e da incubo al racconto. Tono che viene espresso anche dai dialoghi, serrati e continui, spesso ardui da seguire perché volutamente sovrapposti l'uno all'altro, quasi a voler iperrealisticamente sottolineare il caos e la mancanza di punti di riferimenti che regnano nel mondo del dottore. La sequenza finale rappresenta forse l'inferno, forse quel mondo che Faust si appresta a dominare, con la presunzione di poter prescindere, nella sua ormai cieca brama di potere, anche dall'accordo siglato col suo repellente compagno. La differenza è sempre più labile, il risultato sarà probabilmente lo stesso: l'anima dell'ormai ex medico non ha possibilità di salvezza. Ma questo, pur prescindendo dalla conoscenza del mito originario, era con tutta evidenza l'unico risultato possibile.la pagella della redazione
5 Commenti
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Faust
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- Film del 2011
- Generi: drammatico
- Regia di: Aleksandr Sokurov
- Cast: Johannes Zeiler, Anton Adasinsky, Isolda Dychauk
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Onestamente non mi sembra una scelta "suggestiva". Più che altro una scelta o forse una necessità,a proposito è un po' che volevo chiederlo: qualcune ne sa qualcosa!? Il regista si è espresso motivando?
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Bella domanda, sarei curioso anch'io. Il bello è che nell'ambiente questa cosa del girare in 4:3 ha sconvolto più del film stesso pare:p. Poi ho fatto caso che anche Kubrick ha sempre girato in 4:3 (forse Spartacus fa eccezione). Boh… Può essere una scelta dettata anche banalmente dal gusto personale. A me sembra un po' un voler andare contro la moda a tutti i costi, ma spero non sia così. Ovvio che poi Sokurov farà quel che gli pare, tanto il film a me è piaciuto 4:3 o non 4:3.
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