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Recensione Cogan - Killing Them Softly (2012)

Quando il crimine non paga

a cura di pubblicato il 22 maggio 2012
Un film, questo di Andrew Dominik, che sicuramente ha forti debiti verso il gangster movie americano, ma è anche una riflessione arguta ed originale sulla società americana di oggi.
Quando il crimine non paga
Farà molto discutere questo Cogan - Killing Them Softly, terza opera da regista di Andrew Dominik e seconda collaborazione con Brad Pitt nel doppio ruolo di attore protagonista e produttore dopo l'affascinante L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Farà discutere perché ci sarà sicuramente chi lo giudicherà di primo impatto come un gangster movie convenzionale e nulla più. A nostro parere invece, ci troviamo di fronte ad un'opera ben più complessa di quello che potrebbe sembrare ad uno sguardo veloce e superficiale, perché Dominik confeziona sì un film che sicuramente ha forti debiti verso il gangster movie americano, sia classico che (post)tarantiniano, ma è anche una riflessione arguta ed originale sulla società americana di oggi, quella della recessione globale, del tracollo delle banche, l'America di Barack Obama insomma.

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Brad Pitt discute con Richard Jenkins in una scena di Cogan's Trade E non è certamente un caso che fin dalle prime scene il futuro presidente americano (così come il rivale John McCain o l'uscente George W. Bush) sia spesso presente sullo sfondo, attraverso TV o radio, ad accompagnare in modo apparentemente slegato la storia; è nel finale, nel bellissimo sfogo del suo protagonista, che emerge in tutta la sua potenza il sottotesto: "L'America non è un paese, è un business. Quindi pagami e basta, figlio di puttana". Perché Jackie Cogan non è il tipico gangster ma una sorta di consulente, è un uomo che fa il suo lavoro in fretta e senza rischi, si sporca le mani solo quando è necessario (e se proprio deve "uccide dolcemente", ovvero da lontano, senza dare la possibilità alla vittima di piangere e supplicare), a volte preferisce addirittura subappaltare il lavoro ad un altro killer in difficoltà economica.

Un perplesso Brad Pitt in una scena di Cogan's Trade Niente vendette quindi, niente interessi personali, solo business: fin dal primo momento in cui vediamo Jackie (bellissimo il suo arrivo sulle note di Johnny Cash) discutere con il "portavoce" mafioso di tariffe, budget e tagli da effettuare proprio come un uomo d'affari, è evidente il buon lavoro di Dominik sulla sceneggiatura (basata sul romanzo Cogan's Trade di George V. Higgins datato 1974) e sul portare avanti questo suo coraggioso parallelismo: quello stesso dialogo davvero non è troppo differente tra due dirigenti bancari o di una multinazionale che cercano di decidere chi fare fuori e quale sia il piano meno costoso.

Killing Them Softly: Richard Jenkins in una scena del film Al film mancano alcuni elementi tipici del cinema commerciale americano, come una presenza femminile che possa fare da possibile interesse amoroso, o anche solo un minimo di background sui personaggi; Dominik invece non rinuncia, ma anzi enfatizza, ad altri due elementi classici del genere: una forte componente ironica caratterizzata da alcuni personaggi e dialoghi sopra le righe ed una violenza presente in maniera discontinua ma massiccia, con in particolare un pestaggio che è tra i più impressionanti mai visti su schermo ed una uccisione al ralenty che, sebbene non originalissima, dimostra ancora una volta le enormi capacità tecniche di questo regista. Tutto il film infatti è girato e fotografato in modo impeccabile, ha un ritmo scorrevole e diretto e può vantare un cast in ottima forma, capitanato da un convincente Brad Pitt ma arricchito dalla presenza di tanti altri talenti che sebbene con poco spazio a disposizione, come James Gandolfini o Richard Jenkins, riescono in più momenti a rubare la scena al carismatico protagonista.
7.5 Voto del redattore
la pagella della redazione

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22 Commenti

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  • Orietta@Anibaldi+Mauro@Lanari Orietta@Anibaldi+Mauro@Lanari
    Gen. 4, 2013, 4:07 a.m.
    Sull'altro t'abbiamo già ringraziato per la correzione. Su questo aggiungiamo che c'interessava rimarcare che i controesempi, con il recente Landis, non sono tutti relitti del passato.

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  • Orietta@Anibaldi+Mauro@Lanari Orietta@Anibaldi+Mauro@Lanari
    Gen. 6, 2013, 1:47 a.m.
    Direi che il paragone con Tarantino ci può stare. L'humor nero e il nonsense dalla metà degli anni '90 in poi andavano per la maggiore soprattutto in un certo tipo di film (mi verrebbe da aggiungere "americano", ma non so se è il caso). Come dico sempre io, nel bene e nel male, dal 1994 le cose non sono più state le stesse, passatemi lo slogan retorico, ma è tanto per capirci.

    Molto più nel male che nel bene. E poi era ancor più pulp "Le iene".

    Tant'è che, per fortuna, Scorsese è sempre stato osteggiato dalla critica e ai festival proprio per la sua poetica ossessivamente fissata su una monocorde iperviolenza. La Palma d'Oro del '76 per "Taxi Driver" sembra essere il corrispettivo di quella vinta da Tarantino nel '94 per "Pulp Fiction" (grazie a "Lo spietato" Clint). Dopodiché, solo premi alla carriera, Venezia '95 (sdoganamento quentiniano?), e Golden Globe nel 2010. Il G.G. 2003 per "Gangs of New York" e l'Oscar 2007 per "The Departed - Il bene e il male" sono tutti dei riconoscimenti tardivissimi, degl'imbarazza(n)ti "atti dovuti".

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