FILM:

Recensione Bella addormentata (2012)

Morire, dormire.

a cura di pubblicato il 05 settembre 2012
Il merito più grande del film è quello di aver concentrato il nucleo emozionale della storia in un finale commovente come pochi, un epilogo che dà senso all'intera storia, la libera dalla 'logicità' del fatto, dalla fredda successione temporale.
Morire, dormire.
Il 9 febbraio del 2009 Eluana Englaro muore nella clinica La Quiete di Udine dopo 17 anni di coma vegetativo e su richiesta dei genitori di sospendere l'alimentazione forzata. Partendo dal fatto di cronaca Marco Bellocchio incastra quattro storie ad esso collegate e con Bella Addormentata, presentato in concorso alla 69.ma Mostra d'Arte Internazionale Cinematografica di Venezia, si conferma come uno dei più grandi cineasti italiani. Un senatore deve decidere se votare secondo la propria coscienza laica la legge sull'alimentazione assistita o se assecondare la volontà della maggioranza e della figlia Maria (Alba Rohrwacher), attivista del movimento per la vita. Proprio durante una delle manifestazioni, la ragazza incontra e si innamora di Roberto (Michele Riondino), il cui fratello, un giovane affetto da disturbi mentali, è invece schierato con il fronte laico. In un'altra città, una notissima attrice segue il caso di Eluana partendo dalla propria esperienza di madre di una ragazza in coma vegetativo. La donna, che ha rinunciato alla sua carriera, vive in modo ossessivamente religioso la situazione, aspirando ad una santità che la distanzia dal figlio (Brenno Placido). Rossa, infine, è una tossicodipendente ricoverata in ospedale dopo aver tentato il suicidio. A prendersi cura di lei c'è Pallido, il medico che la salva dalla morte.

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Toni Servillo insieme a Roberto Herlitzka in un'immagine di Bella addormentata Quello di Bella Addormentata è un Bellocchio diverso che sembra cercare immagini nuove per poter rappresentare in maniera originale la realtà di questo Paese, una ricerca la sua che in taluni momenti del film non sembra tradursi nel risultato sperato, ma che riesce comunque ad accompagnare delle riflessioni assolutamente necessarie in un'Italia 'cinica e depressa', come detto dal personaggio dello psichiatra interpretato da Roberto Herlitzka in uno strepitoso dialogo con il senatore in crisi interpretato da Toni Servillo. L'Italia è un paese cinico e depresso se un ragazzo non riesce a vivere una storia d'amore inaspettata, se un figlio per attirare l'attenzione della madre tenta di somigliarle in tutto e per tutto, finendo per essere violento come lei, donna che odia le lacrime e sogna di essere Lady Macbeth, se la classe politica che ci rappresenta è probabilmente la peggiore degli ultimi anni, se la coscienza di un uomo viene considerata una malattia da curare con un ansiolitico, se un medico scommette in corsia sulla morte di una paziente.

Isabelle Huppert in una scena del film drammatico Bella addormentata Bellocchio esamina questi temi con la consueta maestria registica, un gusto sublime nella costruzione delle inquadrature, supportato dal grande lavoro di Daniele Ciprì alla direzione della fotografia, nell'uso contrappuntistico della colonna sonora. Ma il merito più grande del film è quello di aver concentrato il nucleo emozionale del racconto in un finale commovente come pochi, un epilogo che dà senso all'intera storia, la libera dalla 'logicità' del fatto, dalla fredda successione temporale. E' un'opera fortemente politica, Bella Addormentata, e non solo per l'ironica e feroce accusa all'intera classe dirigente, ma soprattutto per il modo di Bellocchio di parlare di etica e libertà di scelta. La bella addormentata del titolo non è certamente Eluana, morta davvero il giorno dell'incidente; né può essere Rosa la giovane figlia di Isabelle Huppert condannata dalla madre a vivere, ma è il personaggio di Rossa, la struggente Maya Sansa, l'unica in grado di poter essere davvero risvegliata dal medico che le impedisce di togliersi la vita, di esercitare cioè una libertà che da persona malata sente di avere, ma che in realtà è un gesto violento, bloccato in un rapporto di cura. La differenza tra dormire e morire quindi non è più così ovvia; il coma vegetativo è uno stato patologico irreversibile e non un sonno incantato da cui potersi risvegliare. Anche con il bacio del più bello dei principi.
8 Voto del redattore
la pagella della redazione

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