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Recensione Magic Mike (2012)

L'uomo che cammina sull'acqua

a cura di pubblicato il 06 agosto 2012
L'originalità di Magic Mike non è determinata né dalla storia né dai singoli ingredienti, ma da un amalgama vincente in cui è completamente assente il giudizio dell'autore che preferisce abbandonarsi alla spettacolarità del contesto.
L'uomo che cammina sull'acqua
Incisivo e sobrio, quanto può esserlo un film dedicato agli spogliarellisti e intervallato da numeri eseguiti da machi lucidi, muscolosi e depilati, Steven Soderbergh sperimenta ancora. Dopo il genere catastrofico/epidemico e l'action al femminile, il regista di Atlanta torna a occuparsi dell'individuo nella sua interiorità con un racconto di formazione ambientato nello strano universo dello striptease maschile. Gli ingredienti sono quelli classici. Abbiamo un mentore (Magic Mike, provetto ballerino la cui 'magia' sta nel sedurre le donne a suon di ancheggiamenti e movimenti pelvici), abbiamo un adepto (l'ingenuo Adam, belloccio senza arte né parte), iniziato all'arte dello strip quasi per pietà e subito rivelatosi un talento nel mestiere, e abbiamo un burattinaio celato sotto le piacevoli spoglie di Dallas (l'ottimo Matthew McConaughey), padre/padrone che sfrutta i suoi performers per spiccare il salto e aprire un locale a Miami, abbandonando una volta per tutte la provinciale Tampa. Questo è anche il sogno di Mike, aspirante imprenditore, a sua volta intenzionato ad abbandonare il mondo dello spogliarello per mettersi in società 'quasi' alla pari con Dallas, ritenendosi un gradino al di sopra dei colleghi per anzianità e talento.

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Cody Horn in Magic Mike con Channing Tatum Magic Mike è la vedette di uno spettacolo in cui lustrini, perizomi, coreografie sexy e centimetri di pelle unta in bella mostra nascondono droga, solitudine, insoddisfazione, stordimento e disordine mentale. Sono i 'vampiri' che vivono di notte - così li definisce Brooke, la sorella di Adam, l'unica persona sana del gruppo - passando da un'avventura sessuale all'altra nell'illusione di dare alle donne ciò che basta per renderle felici e farle sentire desiderate... almeno per qualche ora. Il merito di Soderbergh è quello di trovare il tono giusto per narrare una storia potenzialmente drammatica, e in parte autobiografica, vista l'esperienza giovanile nel settore strip del protagonista Channing Tatum, con un inusuale distacco ironico. La lucidità e la concisione dello script catalizzano l'attenzione sulla natura dei personaggi. In questa situazione potenzialmente protetta tutti gli attori danno il meglio di sé. Tatum dimostra di non essere solo un bel viso piazzato su un corpo muscoloso, convincendo pienamente nel ruolo di Mike. Il suo volonteroso protagonista si barcamena in un universo pervaso dalla follia da palcoscenico mantenendosi sobrio e concreto. Non personaggio, ma per una volta persona. Anche Alex Pettyfer non se la cava male nei panni del ragazzotto biondo e belloccio, ma con poco cervello e ancor meno personalità, ma la vera sorpresa è Matthew McConaughey nei panni di Dallas. Il suo imprenditore/stripper è un mix di fascino e tracotanza, disponibilità (apparente) e calcolo. Esilarante la scena in cui insegna il mestiere al nuovo arrivato spiegandogli l'essenza del compiacere le donne.

Magic Mike: Channing Tatum con Cody Horn in una sequenza L'originalità di Magic Mike non è determinata né dalla storia né dai singoli ingredienti, ma da un amalgama vincente in cui è completamente assente il giudizio dell'autore. L'unica a non vedere di buon occhio l'attività del fratello è proprio Brooke (Cody Horn), l'infermiera saggia a cui Soderbergh affida il ruolo di moralizzatrice, senza però eccedere in pedanteria. Quanto al regista, lui preferisce abbandonarsi alla spettacolarità del contesto intervallando la narrazione con suggestivi numeri musicali che si impastano alla perfezione con l'avvolgente colonna sonora e con il montaggio rapido ed essenziale, asciutto fino a sembrare brusco, ma proprio per questo capace di valorizzare l'arguto humor contenuto nei dialoghi. Tra vivaci scambi di battute, coreografie curatissime e a tratti ipnotiche, disincanto e anticonformismo tipicamente indie, il discontinuo Soderbergh stavolta centra il bersaglio. Forte di un target trasversale e di ottimi incassi internazionali, Magic Mike piacerà alle donne per l'abbondanza di attori di bell'aspetto e agli uomini perché il tema dell'amicizia virile, con annessi e connessi, non passa mai di moda. Neppure tra spogliarellisti.
7.5 Voto del redattore
la pagella della redazione

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3 Commenti

  • *Andromaca* *Andromaca*
    Ago. 6, 2012, 5:08 p.m.
    Complimenti per la recensione!
    Quando posso evito, ma in questo caso ero/sono troppo curiosa e questa recensione mi ha fatto salire ancora di più le aspettative e l'attesa!

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  • Orietta@Anibaldi+Mauro@Lanari Orietta@Anibaldi+Mauro@Lanari
    Gen. 13, 2013, 9:47 p.m.
    E così anche Soderbergh, tanto quanto gl'ultimi Friedkin e Stone, s'è allineato alla schiera degll'emulatori di Lynch padre & figlia, i due Coen, Trier, Tarantino, Miike, il Woo del primo periodo hongkonghese e poi Haneke, Aronofsky, Anderson, Refn, McDonagh [Martin, non John Michael], ecc.: fra i 40 e i 20 anni di cinema influenzati dallo shakerato sciacallaggio del nichilismo dei MIB, darkomani e noiristi di professione e per malsana passione. Che poi la loro superficialità analitica è disarmante: "The Art of Negative Thinking". Certezze assolute, discernimento non pervenuto, diagnosi inconsistente, puro esibizionismo della "Mostra delle atrocità" ("Atrocity Exhibition"). E, per costoro, è dolce il naufragar in tali mari melmosi. Epigoni a go-go come fossero gl'esordienti e/o i prodotti cucinati per i palati del cinema indipendente (=low-budget). Sempre arduo un film alternativo, con finale aperto e aperto sull'indecidibilità. Eppure i teoremi d'incompletezza sono del '31.



    La virata dei generi narrativi e cinematografici dal drammatico all'horror splatter, una specie di "Salò" (gironi merda & sangue) spalmato (s-pulpato) ormai su ogni film del filone drammatico, pone il dubbio che non ne esistano più se non in questa forma bastarda e imbastardita. Volessimo vederci la saga di "Saw", almeno lì saremmo avvisati.

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  • Anonimo Anonimo
    Apr. 16, 2013, 6:33 p.m.
    pensavo fosse diverso ma l'ho trovato un film piacevole, finalmente dei dialoghi decenti ed una comicità al vetriolo (mi ha ricordato il primo Tarantino).
    Ippazio

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