Recensione Il cavaliere oscuro - Il ritorno (2012)
L'apocalisse di Gotham
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Otto anni nella fabula cinematografica, quattro nella realtà: tanto separa il celebrato Il cavaliere oscuro, ultima apparizione dell'Uomo Pipistrello col volto di Christian Bale, nella versione insieme dark e realistica di Christopher Nolan, da questo suo attesissimo ritorno. Un periodo in cui Nolan, dopo qualche esitazione iniziale, ha avuto il tempo di riprendere in mano, ripensare e ridefinire con attenzione la "sua" creatura, preparandosi a salutarla (almeno stando a ciò che il regista ha sempre affermato) in un terzo episodio che si annunciava complesso e problematico. C'era la necessità di chiudere un cerchio, quello personale e artistico che ha legato, per sette anni e tre film, le sorti del personaggio creato da Bob Kane al regista di Memento; ma anche l'esigenza produttiva e commerciale di lasciare la trama aperta, di non mettere la parola fine su una saga ancora vitale e dalle potenzialità di sfruttamento enormi, e di non togliere al pubblico questa particolare declinazione del personaggio costruita da Nolan, ormai identificata con l'Uomo Pipistrello tout court. Così, Il cavaliere oscuro - Il ritorno aveva il non facile compito di chiudere alcune porte per lasciarne aperte (o meglio spalancarne) altre, di non far collidere il senso della conclusione di un percorso artistico con l'apertura di nuovi, possibili itinerari. Guardando il film, imponente quanto e più dei suoi predecessori, ricco e complesso sia a livello narrativo che nell'impianto visivo, si ha l'impressione che a Nolan l'impresa sia riuscita: il film, nella sua strabordante potenza visiva, dà la forte sensazione di un'opera in qualche modo "definitiva", dopo la quale il personaggio e il suo universo, se pure dovessero tornare, inevitabilmente non sarebbero più gli stessi.
Va detta, anzi premessa, una cosa: come già i suoi due predecessori, Il cavaliere oscuro - Il ritorno non è un film perfetto, e la sua costruzione narrativa non è esente da imperfezioni e sbavature. Specie nelle sue prove più mature, Nolan, più che dei film, costruisce dei mondi: opere dal respiro ampio e inevitabilmente epico, che avrebbero bisogno di dimensioni di durata ancora più estese (qui, il ciak finale arriva comunque a 165 minuti) per esprimere compiutamente la visione, intrisa di un'autorialità pensata "in grande", del loro regista. Troppo, probabilmente, per dei blockbuster che devono fare i conti col mercato e con le regole della serialità, forse troppo anche per il cinema moderno nel suo insieme, con una ricerca dell'equilibrio tra poetica personale e intrattenimento (chimera sempre ricercata da molti cineasti) che qui rasenta l'utopia. Tuttavia, è anche questa componente di squilibrio, questo nodo di istanze irrisolte alla sua base, a fare il fascino di un film come questo: che accelera e rallenta, si dilunga nella descrizione di snodi e personaggi per poi sorvolare dove al contrario dovrebbe fermarsi, che ha un andamento sincopato nella sua partitura ma poi restituisce, nel suo insieme, un impatto che pochi sono attualmente in grado di offrire. Così, la prima parte del film si prende tutto il suo tempo per narrare il ritorno di un eroe (e di un uomo) che sembra ormai avviato al crepuscolo, menomato nell'anima e persino nel fisico, quasi un reduce che si rivela tragicamente inadeguato alla sfida, e alla minaccia, che gli si presentano di fronte; per poi sintetizzare in modo forse eccessivo, e un po' frettoloso, la sua caduta e la sua dolorosa risalita, preparando il campo a un'ultima ora caratterizzata da una progressione narrativa irresistibile.
Se la cifra noir e improntata al crudo realismo, che aveva caratterizzato in particolare il film precedente, viene nella sostanza rispettata, è qui la sua declinazione a cambiare in modo decisivo: al dramma e alle lacerazioni del protagonista si affiancano ora quelli collettivi di un'intera città, caduta preda delle mire di un criminale che si presenta insieme come liberatore e spietato dittatore. La Gotham trasformata in carcere a cielo aperto, alla mercè del crudele Bane, si colora di suggestioni post apocalittiche che rimandano echi del Carpenter di 1997: Fuga da New York; il sottotesto politico presente per tutta la pellicola mette in evidenza il labile confine tra populismo e autoritarismo, tra spinte nichiliste e (auto)distruttive e voglia di affidarsi a improvvisati capi carismatici. E vale la pena, decisamente, di soffermarsi su un villain come quello interpretato da Tom Hardy, un personaggio complesso e dalle motivazioni solo apparentemente analoghe a quelle che animavano i suoi predecessori: quello di Bane è un personaggio che viene svelato gradualmente dalla sceneggiatura, che muta più volte agli occhi dello spettatore, e che rivela alla fine una complessità e uno spessore che non possono lasciare indifferenti. Un villain a tutto tondo, diversissimo dall'indimenticato Joker di Heath Ledger ma quasi altrettanto memorabile, sia nella scrittura che nella resa (non facile) offerta dal suo interprete. Ad Hardy, lo script affianca le efficaci new entry femminili di Anne Hathaway e Marion Cotillard, oltre a un altro personaggio complesso, dalla presenza inevitabilmente "pesante", nella storia e nelle sue possibili implicazioni future, come il giovane poliziotto interpretato da Joseph Gordon-Levitt.
Più in generale, Il cavaliere oscuro - Il ritorno riesce a chiudere magistralmente il cerchio di quella che ha ormai assunto (definitivamente, e a prescindere dai futuri sviluppi del franchise) i caratteri di una trilogia; con un senso dell'epica lucido e potente che non esclude, nell'ultima parte, una decisa e consapevole virata sul versante del melò; e un climax narrativo, sapientemente costruito nell'ultima ora, che farebbe invidia a qualunque prodotto appartenente allo stesso filone. Nolan, a prescindere da ciò che possano pensare i suoi detrattori, si conferma autore a tutto tondo, e le pur presenti imperfezioni delle sue pellicole non fanno che confermarne l'ambizione, tanto più grande quanto più inevitabilmente costretta a scontrarsi con i limiti imposti dal mezzo. Il Cavaliere Oscuro, e la sua Gotham, vengono salutati con la più degna delle conclusioni. Che qualcuno ne raccolga o no il testimone, sarà difficile pensare questa pellicola in termini diversi.la pagella della redazione
20 Commenti
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Il cavaliere oscuro - Il ritorno
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- Film del 2012
- Generi: azione, poliziesco, thriller
- Regia di: Christopher Nolan
- Cast: Christian Bale, Gary Oldman, Tom Hardy
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Grande film, grande finale per una bellissima trilogia!
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La parte di rece sull'andamento del film mi trova molto d'accordo…ho avuto la medesima sensazione.
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Hai presente il discorso sulla ruota bucata, il vestito da ritirare in tintoria, il terremoto, la tremenda inondazione e soprattutto…le cavallette!!!
Ecco, io in questi giorni, appena riesco arrivo a parlarne :wink:
Su certe cose va troppo veloce, e su altre si sofferma troppo, a parlare, non a mostrare, e poi su alcune cose, una grossa in particolare in questo film, altro che attenuanti da concedere, nessuno sconto :wink:
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Io fin'ora di gente entusiasta di questo film ne ho vista ben poca :wink:
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E' un'accozzaglia di difetti e mi pare ne stiamo parlando abbondantemente nel thread del film. Io di sconti a Nolan non ne voglio fare e i nolaniani che non riconoscono i suoi limiti o tendono sempre al giustificazionismo non mi trovano affatto d'accordo. Detto questo IMO i pregi ci sono e sono abbastanza evidenti.
Miglior film della saga no, affatto, ma che sia meglio di TDK credo lo si possa dire, anzi io me ne sto convincendo sempre di più col passare delle ore.
Rises è un film schizofrenico. Con meriti enormi, ma imperfezioni altrettanto abissali.
Le riviste e gli altri siti li calcolo abbastanza poco ormai:p.
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No infatti non è il miglior film della saga, perché il migliore è TDK..
Spero che nessuno abbia detto che sia un capolavoro. "Capolavoro" è una parola grossa, e questo film è pieno di imperfezioni e pecche.
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Buuh! Begins:p.
Va bè comunque ho letto la recensione e se su certi aspetti concordo, su altri no. Ok, va bene, è un film definitivo. Ma pieno di facili scappatoie di sceneggiatura.
Però Will ha trovato il modo di mettere ordine nella confusione ideologica creata da Nolan. Rises potrebbe essere in effetti una (confusa?) riflessione su come il populismo sia sempre una maschera dell'autoritarismo.
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Devi però appunto considerare quei poveracci (come me,ma sono tanti) che ritengono TDK superiore a Begins,per cui se mi dici che Rises è meglio vuol dire che "dovrebbe" essere il migliore della saga :p
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Secondo me è meglio, ma devi considerare che TDK pur piacendomi non è tanto nelle mie grazie. Molti s sono lamentati dei rallentamenti e delle accellerazioni di questo Rises. E' vero, ci sono, main TDK questo problema è ancora più marcato.
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Allora ci sono ottime probabilità che mi piaccia seriamente,domani sera mi leverò ogni dubbio,parto anch'io con hype bassissimo…
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E' la cosa migliore. Occhio però a non credere che il film ti piacerà molto solo perchè hai l'hype basso, altrimenti è come se tu partissi con l'hype alto… è un casino :p.
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Il CAVALIERE oscuro - Il ritorno
Vedi che ci sono dei segnali chiari? :p :wink:
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Qualcuno temeva che il titolo fosse profetico:p. Bon, basta, torniamo IT:p.
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TDK: The Dark Knight.
TDKR: The dark Knight Rises.
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