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Recensione L'intervallo (2012)

In fuga dalla quotidianità

a cura di pubblicato il 04 settembre 2012
I due giovanissimi protagonisti reggono il film sulle loro spalle e forniscono due prove attoriali di grande intensità e spontaneità in un'opera solida e coerente.
In fuga dalla quotidianità
Presentato a Venezia 2012 nella sezione Orizzonti proprio alla vigilia del suo debutto nelle sale, L'intervallo è stato una delle piacevoli sorprese della 69ma edizione della kermesse italiana, accolto in modo positivo dalla stampa presente al Lido.
Esordio in un film di finzione per il documentarista Leonardo Di Costanzo, il film prende le mosse da un pretesto semplice: due ragazzi rinchiusi in un edificio abbandonato, lei prigioniera, lui carceriere, obbligato a sorvegliarla dal boss del quartiere, al quale Veronica, questo il nome di lei, ha fatto uno sgarbo. L'iniziale diffidenza ed ostilità dei due poco a poco si smussa e sfocia in una complicità ed intimità che rende quel breve soggiorno forzato una pausa, l'intervallo del titolo, nella loro esistenza.

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L'intervallo: Alessio Gallo è Salvatore, un ragazzo costretto a sorvegliare la ragazza rapita dal suo clan Si è a Napoli, ma il regista sottolinea che potrebbe essere ovunque. Non è infatti un film sulla Camorra, ma piuttosto sugli effetti che una realtà del genere ha su chi è costretto a viverla giorno dopo giorno, sulle imposizioni più o meno dirette che comporta.
In una location affascinante, l'ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli, non lontano dall'aeroporto di Capodichino, Di Costanzo si muove con sicurezza nel mettere in scena il difficile rapporto tra Salvatore e Veronica, dando vita e spessore allo script realizzato con Maurizio Braucci, già autore di Gomorra e Reality. L'esperienza del regista, seppur in un genere diverso come quello dei documentari, si fa sentire e L'intervallo è un'opera solida, coerente, che sa sviluppare con precisione la vicenda ed i suoi protagonisti, tratteggiando con affascinante delicatezza l'avventura di una giornata che i due condividono.

Ma sono i due giovanissimi protagonisti a reggere il film sulle loro spalle. Scelti nel corso di un laboratorio di recitazione improvvisata di tre mesi organizzato con il Teatro Stabile di Napoli, Alessio Gallo e Francesca Riso forniscono due prove attoriali di grande intensità e spontaneità, dando vita a due personaggi opposti, che in qualche modo incarnano la ribellione e la rassegnazione nella situazione che si trovano a vivere, ma più in generale nel contesto sociale in cui sono nati e cresciuti; due giovanissimi costretti a crescere fin troppo in fretta, lei con atteggiamento quasi da donna matura, lui con la calma pacatezza di un uomo che deve pensare al lavoro e le responsabilità, che trovano nella loro immaginazione e creatività una via di fuga, seppur momentanea.
8 Voto del redattore
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