Recensione La casa (1981)
Il luna park dell'orrore
Un successo al di fuori di ogni previsione, quindi, ma di cui, vedendo oggi il film, non si faticano a capire le ragioni: la perizia tecnica di Raimi, la sua padronanza nella regia, e il suo sfrenato gusto per l'eccesso trapelano da ogni inquadratura del film, e fanno distaccare nettamente la pellicola dai tanti prodotti analoghi usciti in quel periodo. Partendo da un canovaccio di genere molto semplice, addirittura banale nel suo spunto iniziale, Raimi da vita a un vero e proprio luna park dell'orrore, una sfrenata corsa sulle montagne russe che riserva spaventi, urli e stupore ad ogni svolta. Si diverte, il regista, in questo film, e si vede chiaramente: si diverte a spaventare lo spettatore con il classico "salto sulla sedia", prevedibile e tuttavia inevitabile, e si diverte poi a calcare la mano sul pedale del gore, con una sfrontatezza e un'eccessività che fanno sconfinare, sovente, il tutto nel grottesco. E' questa la "cifra" stilistica che caratterizza tutto il film: tensione, spavento e voluta esorcizzazione delle prime due componenti attraverso l'esagerazione grottesca. Una formula che si ripresenterà nel sequel-remake, datato 1987, ma che sarà ulteriormente contaminata da un'estetica da cartoon, da un voluto effetto comico e dissacratorio che già faceva intuire un'evoluzione nella poetica dell'autore.
Raimi, in ogni caso, qui riesce già a piegare i pochi mezzi che ha a disposizione alla sua sfrenata fantasia visionaria: sono diventate ormai celebri le soggettive con la shakey-cam, una sorta di rudimentale steadycam costruita dallo stesso regista, con la quale vengono ripresi in soggettiva gli inseguimenti delle malvage entità ai danni dei terrorizzati protagonisti, all'interno del cottage e fuori, nei minacciosi boschi circostanti. E, a ulteriore dimostrazione dell'ottimo livello tecnico della pellicola, non si può non citare l'efficacissimo montaggio, teso da una parte a dilatare i momenti di tensione (con dettagli su oggetti all'interno della casa, alternati a primissimi piani sui volti dei protagonisti), e dall'altra a rendere ancora più forte l'effetto-shock nei momenti in cui questo è previsto. Un'ottima fotografia, volutamente accesa e "pop" nei toni, e un uso degli effetti di make-up che riesce a non far sentire affatto l'esiguità del budget, completano nel migliore dei modi un film che assolve perfettamente al compito che gli era stato richiesto: spaventare e stupire.
Dopo il sequel di questo film (in cui, come detto, si intravedeva già una voglia di uscire dalla formula "orrore + gore grottesco" presente qui), Raimi cercherà altre strade, coerentemente con la sua onnivora passione cinefila e la sua voglia di non restare imprigionato nei confini di un singolo genere. Resta che, nonostante gli sforzi, in gran parte coronati da successo, del regista, un buon numero di spettatori e di "fans" (termine, in questo caso, più che mai appropriato) continuano ad identificare Raimi con il geniale cineasta che ha voluto, e realizzato dal nulla, la saga di Evil Dead; e resta anche il fatto che gran parte degli elementi del cinema di Raimi a venire (l'eccessività, gli ubriacanti movimenti di macchina, la continua e inarrestabile voglia di stupire), erano ben presenti qui, seppur all'interno di una collaudata struttura di genere; struttura alla quale, tuttavia, tali elementi si adeguavano alla perfezione. Un esordio travolgente quanto personale, quindi, per quello che si può definire, a ragione e a tutti gli effetti, un cineasta a tutto tondo.
la pagella della redazione
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La casa
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- Film del 1981
- Generi: horror
- Regia di: Sam Raimi
- Cast: Bruce Campbell, Theresa Tilly, Betsy Baker
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