Recensione Un anno da leoni (2011)

Commedia di buoni sentimenti che riscalda il cuore, amara riflessione sugli errori e sui rimpianti, pellicola dall'afflato naturalistico che riunisce suggestivi paesaggi e splendidi volatili.

Guardoni da primato

Il birdwatching come metafora della vita. C'è chi si realizza collezionando monete o francobolli rari, chi trofei sportivi conquistati in anni di attività agonistica e c'è chi colleziona uccelli. Certo, non nella propria dimora. Il pragmatismo americano non lo consentirebbe. Semplicemente osservandoli e tenendo il conto delle specie. Colui che potrà vantare il maggior numero di specie scorte nell'arco di 365 giorni farà 'il grande anno'. E visto che il birdwatching è un'attività da galantuomini produrre prove come fotografie o video è assolutamente facoltativo. Basta la parola d'onore. Fidarsi della parola di Kenny Bostick (Owen Wilson), birder provetto intenzionato ad aggiudicarsi un altro grande anno con ogni mezzo a disposizione prima di metter su famiglia, non è la cosa più prudente da fare. Lo impareranno a proprie spese altri due birders che competono per centrare il big year: un corpulento divorziato (Jack Black) con pochi mezzi e tanto talento e un industriale milionario (Steve Martin) che smania per andare in pensione e realizzare il sogno di vedere più volatili di chiunque altro.


L'accoglienza riservata dalla critica angloamericana a Un anno da leoni non è stata delle migliori. I motivi dipendono in parte da un equivoco legato alla scelta del cast. Nelle mani di un altro regista tre nomi esplosivi come quelli di Steve Martin, Jack Black e Owen Wilson, mattatori della commedia a stelle e strisce i primi due, raffinato interprete capace di plasmarsi nelle mani di autori come Woody Allen o Wes Anderson il terzo, sarebbero stati sfruttati per strappare risate in una pellicola infarcita di gag. David Frankel, autore del satirico Il diavolo veste prada, prende una direzione diversa puntando a realizzare un'opera intimista e malinconica. I momenti divertenti non mancano, ma i sorrisi superano di gran lunga le risate sonore e spesso cedono il posto all'introspezione. Il grande anno diventa perciò un arguto espediente per indagare la natura umana scavando nelle esistenze di tre individui che, per una ragione o per l'altra, non si sentono realizzati. La struttura atipica del film rispecchia la natura ondivaga del viaggio interiore dei tre personaggi, ma anche di quello reale, che li costringe a passare da un battello a un aereo da turismo, da un'auto a un elicottero per non perdersi il passaggio degli uccelli migratori o per dare un furtivo sguardo all'imprendibile civetta delle nevi.

Commedia di buoni sentimenti che riscalda il cuore, amara riflessione sugli errori e sui rimpianti, pellicola dall'afflato naturalistico che riunisce suggestivi paesaggi e splendidi volatili. Conclusa una scena, la successiva può aprirsi in ambienti e condizioni atmosferiche completamente diverse. Le indicazioni temporali aiutano lo spettatore a districarsi tra le numerose ellissi invitandolo a focalizzarsi sui momenti chiave dell'anno ornitologico narrato da Frankel, che raggiunge il clou nel soggiorno in una sperduta e gelida isola dell'Alaska e in una tempesta senza precedenti che deciderà le sorti della battaglia. Jack Black e Owen Wilson, impegnati in un testa a testa all'ultimo uccello, risultano entrambi convincenti, soprattutto il biondo Wilson nei panni del birder ossessionato dalla vittoria, nonché astuto bugiardo, che tradisce le aspettative della bellissima moglie Rosamund Pike per non perdere lo status di campione. Purtroppo Steve Martin non sembra reggere la concorrenza coi colleghi più giovani mostrandosi ingessato e poco convolto dal suo personaggio. Un'occasione sprecata. Rivediamo sempre con piacere Anjelica Huston, qui in un piccolo ruolo che sembra preso di peso da Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson. Un anno da leoni (ancora un titolo italiano che tradisce il senso dell'originale) è un film imperfetto che, nonostante le debolezze, scorre piacevole e vivace. Una boccata d'aria fresca nell'estate cinematografica.

Movieplayer.it

3.0/5