Recensione Ju-on: Rancore (2003)
Contagio d'orrore
La sceneggiatura, pur nella sua struttura non cronologica e nell'intrecciarsi delle sue tante sottotrame, riesce a mantenere un buon equilibrio, evitando incongruenze in cui sarebbe stato facile cadere, e caratterizzando i personaggi quel tanto che basta a fare in modo che lo spettatore entri con loro nell'atmosfera della vicenda. La regia di Shimizu, elegante e di grande impatto, riesce a disseminare il film di brividi di autentico terrore: allontanandosi dalla poetica del "non visto" di Hideo Nakata e dello stesso Kurosawa, il regista sceglie di mostrare, spesso, le presenze che tormentano i personaggi, riuscendo tuttavia a conferir loro spessore di reale minaccia e fonte di paura, ed evitando di scadere nell'effetto-shock più gratuito. L'unico punto debole del film è forse la mancanza di una fotografia più incisiva, che avrebbe giovato ancora di più all'atmosfera opprimente e di irrazionale terrore che si respira per tutta la pellicola.
Un film di notevole impatto, in ogni caso, che pur non possedendo la profondità e lo spessore filosofico di altri esempi recenti di horror giapponese, riesce comunque a indurre inquietudine e angoscia nello spettatore, grazie all'ottima capacità dimostrata dal regista di maneggiare il materiale cinematografico che ha a disposizione. E' atteso, com'è ormai di moda negli ultimi anni, l'immancabile remake hollywoodiano, che Sam Raimi, produttore e artefice del progetto, ha voluto affidare allo stesso Shimizu, che si troverà così alle prese con questa vicenda per la terza volta (senza contare i sequel che hanno avuto entrambe le versioni giapponesi).
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Ju-on: Rancore
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- Film del 2003
- Generi: horror
- Regia di: Takashi Shimizu
- Cast: Megumi Okina, Misaki Ito, Misa Uehara
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