di tedesco (19.04.2007 10:22:19)
Questo film,dovrebbe servire per far capire ai nostri politicanti incolti ai registi ai produttori alle associazioni di categoria

l'importanza del cinema.Il film,opera prima,rifiutato dai maggiori
festival;Cannes e Venezia,approda a Locarno e poi avanti fino
all'Oscar.E l'italia seleziona per l'oscar il film della Comencini...
Ma non fateci ridere!
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di *Andromaca* (10.06.2007 16:38:49)
A mio parere, "Le vite degli altri" è un film bellissimo, ottimo e ben fatto. Uno di quei film sorprendenti che oggigiorno si vedono molto raramente e difficilmente nei cinema, sia per carenze artistiche che distributive. Occorre recuperarlo, ne vale assolutamente la pena, perché ci si trova di fronte ad una pellicola meravigliosamente perfetta e allo stesso tempo emozionante (l'apice lo troviamo giustamente nello struggente finale).
Quest'opera prima parte certamente bene da una trama accattivante e da una sceneggiatura di ferro (scritta, come il soggetto, dallo stesso regista) esemplare, ben calibrata e che non perde un colpo, offrendo a sua volta dialoghi intelligenti ed avvincenti.
Si arriva poi alla regia, che nonostante sia di un esordiente, si presenta asciutta, attenta, e perché no, magistrale. Tutti gli altri reparti, poi, lavorano bene e con grande equilibrio creando una bella opera unitaria (una nota di merito, comunque, va anche alla scenografia).
Infine, danno il loro contributo professionale anche tutti gli interpreti, in particolare il protagonista Ulrich Muhe che presenta con una grandissima capacità istrionica un personaggio conturbante.
"Le vite degli altri", da un punto di vista strettamente professionale, è un film di per sé rigoroso, coerente, fulgido, dinamico, acuto e perché no, perfetto. Ma la sua vera perfezione viene dall'essere un film sincero, sofferto, appassionante ed intenso: perché in primo piano troviamo l'essere umano con le sue debolezze e sofferenze, le sue passioni e le sue paure. Ma anche la sua redenzione, quell'opportunità che sempre gli è data per redimersi e trovare la vera strada.
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di piernelweb (22.09.2007 20:18:17)
L'esordio a livello internazionale del giovane regista tedesco von Donnersmarck è un folgorante esempio di cinema d'autore moderno, che evita autocelebrazioni concedendosi apertamente alla visione dello spettatore. I grigi anni nella Germania a est di Berlino prima della caduta del muro, segnati dal regime di controllo della Stasi, sono raccontati con rigore storico ed equilibrio narrativo attraverso le vicessitudini del drammaturgo Georg Dreymane e della sua compagna, segnate dal terrore e dall'umiliazione per opera dei loro controllori (uomini della sicurezza di stato) assetati di trovare nuovi intelettuali avversi al sistema più per ambizioni di carriera e potere che per reale integrità politico-ideologica. Ma "Le vite degli altri" oltre a documentare una periodo importante nella storia europea moderna, è un film che scava nella solitudine dell'animo, nella mancanze affettive ed esistenziali di un uomo del partito (uno straordinario e davvero compianto Ulrich Muehe), diventando una meravigliosa scalata di coscienza democratica dinnanzi ad una realtà non più sostenibile. L'ideologia prevale ancora. Quel "No è per me" alla cassiera della libreria, accompagnato da un sorriso, l'unico di Wiesler in tutto il film, ha un valore specifico e simbolico straordinario. Varebbe la pena vedere il film solo per quell'attimo.
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di bana (31.10.2007 16:20:22)
Un film tedesco di pregevole fattura che,senza disseminare cadaveri ed esplosioni,avvince,convince e commuove.Bravi gli attori
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