2001: Odissea nello spazio: viaggio intorno all'uomo

A Kubrick le minuzie interpretative non interessavano, perché, come tutti i grandi pensatori, sapeva che la saggezza è nel dubbio, non nella soluzione.

Figlio dell'incontro tra il genio lucido, cinico e gelido di Stanley Kubrick e la luminosa e positiva visionarietà fantascientifica di Arthur C. Clarke è il film forse più discusso e ammirato della storia del cinema, 2001: Odissea nello spazio.

Gary Lockwood e Keir Dullea in una sequenza di 2001: Odissea nello spazio (1968)
Gary Lockwood e Keir Dullea in una sequenza di 2001: Odissea nello spazio (1968)

Come l'astronauta Dave Bowman, Odissea ha trasceso lo spazio e il tempo ed è assurto alla divinità; del divino ha tutta l'enigmatica bellezza. Molte teorie - anche convincenti - sono state proposte per risolvere questo enigma: c'è chi vi ha visto un'affascinante allegoria dell'evoluzione, chi una parabola religiosa, ma per noi tentare di darne un'interpretazione oggettiva significa volerlo privare del suo aspetto più affascinante, e cioè il suo essere potenzialità, il suo essere cartina tornasole delle convinzioni, delle speranze, delle credenze di ogni individuo. Perché, al di là della fulgida perfezione cinematografica, chi è conquistato da questo film ne ha una propria, intima e (spesso) inesprimile visione, che deriva da un'esperienza unica e soggettiva. L'odissea è un viaggio che si compie da soli, come la vita: e non è facile pensare ad un'immagine cinematografica che meglio esprima la solitudine di quella dell'astronauta che attraversa infiniti spazi interstellari, circondato solo dall'abbacinante silenzio del cosmo.

Il mistero del monolite

Una celebre scena di 2001: Odissea nello spazio (1968)
Una celebre scena di 2001: Odissea nello spazio (1968)

Il preludio al viaggio, tuttavia, è corale: l'alba dell'uomo ha luogo quando l'uomo non ha ancora una coscienza, non ha ancora un nome. E' un essere debole, che sopravvive grazie a una misera dieta erbivora, ed è vittima designata degli attacchi dei predatori.
Ma tutto questo sarà ancora per poco: la nostra tribù sta per ricevere una visita che cambierà il suo destino, e con esso il volto del pianeta. Al loro risveglio, infatti, i primati scoprono l'inquietante e portentosa presenza: il celebre monolite. Nonostante i tagli alla sceneggiatura, che rendono il dipanarsi degli eventi ambiguo come il regista lo voleva, questo passaggio non è lasciato all'interpretazione. E' il monolite - e la misteriosa intelligenza che lo ha inviato - il responsabile della mutazione che sta per fare del primate un uomo. E' dopo essere entrato in contatto con il monolite che il nostro capo-tribù rivela la capacità di utilizzare utensili - utensili che, in un rapido, esaltante, incredibile crescendo, si trasformano in armi.

La musica del cosmo

Una scena del film 2001: odissea nello spazio
Una scena del film 2001: odissea nello spazio

Il viaggio inizia così, con una tra le più significative sequenze della storia del cinema, che culmina con il lancio dell'osso che diventa testata nucleare orbitante, e non solo permette a Kubrick di fare un salto temporale di milioni di anni, ma condensa in un istante la riflessione millenaria sul rapporto tra il potere e la prevaricazione violenta. Da vittima, l'uomo diventa carnefice dei suoi nemici, del suo habitat, e di se stesso.
Tuttavia, nell'immaginario anno 2001 di Kubrick e Clarke, il mondo è apparentemente pacifico. Non sono solo ordigni quelli che attraversano l'orbita terrestre, ma anche mezzi di trasporto che compiono traversate ormai di routine. Su una di queste navi viaggia il dottor Heywood Floyd, eminente astronomo americano diretto ad una base lunare per motivi di assoluta segretezza.

Una scena di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick
Una scena di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick

Questa è la scena forse più spettacolare del capolavoro del regista newyorkese: i corpi celesti e le navi spaziali danzano sulle note del più celebre tra i valzer di Strauss, An der schoenen blauen Donau. La grazia di questa sequenza non manca di colpire ad ogni visione, così come il realismo degli effetti speciali: Kubrick si era documentato con la solita cura maniacale per rendere il suo 2001 plausibile, ricorrendo a documenti ed immagini fornite dalla NASA. Il successo è ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Si fa fatica a credere che questo film sia stato girato nel 1968: l'unico elemento che risulta datato sono le tute degli astronauti, ma anche il genio più puro può mancare di doti profetiche in fatto di moda.

Giunti sulla Luna con il dottor Floyd, scopriamo il motivo del suo viaggio: sul satellite terrestre è stato rinvenuto un monolite nero come quello che avevamo visto indurre gli uomini-scimmia al balzo evolutivo. E' successo quello che gli uomini di scienza avevano auspicato e temuto: è assodato che non siamo soli nell'universo. Ed è indicativo il fatto che, di fronte all'enormità di questa scoperta, gli uomini pensino a farsi la fotografia con l'oggetto apperentemente inerte...
Il prossimo passo del nostro viaggio inizia 18 mesi dopo il dissotterramento del monolite lunare, e la meta è stata indicata dallo stesso reperto con una radiazione che ha lanciato subito prima di tacere per sempre: Giove, il gigante gassoso.

Il viaggio della Discovery

Keir Dullea in una scena di 2001: Odissea nello spazio (1968)
Keir Dullea in una scena di 2001: Odissea nello spazio (1968)

Siamo a bordo della Discovery, in rotta verso l'orbita di Giove, con i due astronauti David Bowman e Frank Poole; il resto del personale uscirà dall'ibernazione solo in una seconda fase della missione, per assicurare energie fresche e solerti. C'è un membro dell'equipaggio che invece non ha mai bisogno di riposare: è un computer dell'ultima generazione, dell'infallibile serie HAL 9000, ma preferisce che lo si chiami semplicemente Hal. Se David Bowman è il comandante della Discovery, Hal ne è il cervello e il sistema nervoso. E Hal è l'unico essere senziente, a bordo della nave, a conoscere il vero scopo del viaggio verso Giove.

Stanley Kubrick dà indicazioni sul set di 2001: Odissea nello spazio
Stanley Kubrick dà indicazioni sul set di 2001: Odissea nello spazio

La figura di Hal introduce un altro tema centrale del film: quello del problema etico legato alla creazione e alla gestione di un'intelligenza artificiale. Kubrick ci mostra per gradi come questa macchina futuristica provi interesse, orgoglio, disappunto, terrore, come scivoli inesorabilmente nella nevrosi, come possegga un'anima pur non essendo un essere umano: tanto più struggente ed atroce, per questo, è la scena in cui David deve annientarla.
E' con lo shock della "morte" di Hal che ha inizio l'ultimo stadio della nostra odissea, quello più ambiguo e narrativamente sconnesso. Per chi vuole capire con esattezza cosa succede a Dave Bowman, esiste il romanzo di Clarke, pubblicato qualche tempo dopo l'uscita del film, che descrive dettagliatamente l'esperienza dell'astronauta "oltre l'infinito".

A Kubrick quei dettagli non interessavano, perché, come tutti i grandi pensatori, sapeva che la saggezza è nel dubbio, non nella soluzione.
La nostra odissea si conclude dov'era iniziata: a casa. Eppure la sua origine e la sua meta sono ancora un mistero impenetrabile, come noi.

Movieplayer.it

5.0/5