Roma, santa e dannata, la recensione: ma quale documentario, questo è un grande pub crawl narrativo!

La recensione di Roma, santa e dannata: di poeti, di principi e di donnacce in compagnia di Roberto D'Agostino e Marco Giusti, ciceroni goderecci e spirituali di un film che riassume (perfettamente) l'infinità delle notti romane.

Roma, santa e dannata, la recensione: ma quale documentario, questo è un grande pub crawl narrativo!

Ragionandoci su, la cosa meno riuscita di Roma, santa e dannata potrebbe essere, invece, il tratto distintivo che lo rende un oggetto davvero speciale, capace di ricalcare lo stesso spirito della Città Eterna. Con un accorgimento: non chiamatelo documentario, piuttosto meglio considerarlo come una sorta di pub crawl narrativo, ambiguo e scapigliato, eccessivo e irresistibile. E comprendiamo lo schizofrenico cambio di situazione, dall'apparente illogicità e dall'apparente incompiutezza: ogni discorso che si apre, tra un aneddoto e l'altro, non viene chiuso. Quello che sembra un difetto di scrittura è dall'altra parte lo specchio dello spirito romano: nulla è davvero importante, tutto passa, tutto cambia pur restando uguale. Del resto, Roma va assecondata, senza porre opposizione.

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Vladimir Luxuria, tra le voci di Roma, santa e dannata

I protagonisti, all'inizio, lo dicono subito: solcando le acque nere del Tevere, mentre il bagliore caldo dei lampioni crea quell'atmosfera onirica immutabile nel tempo, si affibbiano i ruoli di Dante e di Virgilio. Da una parte Roberto D'Agostino (ma come fa a vedere di notte con quelle lenti scurissime?!), borbottone e soave, dall'altra Marco Giusti, silenzioso e placido. Dante e Virgilio, ma anche "Thomas Millian e Bombolo". Del resto, quello messo in scena da Daniele Ciprì (regista e autore della fotografia), su produzione creativa di Paolo Sorrentino (!), è la declinazione più pura e disillusa della Roma notturna (e non solo), che taglia verticalmente gli aspetti nevralgici della Capitale: la religione, la politica, il mondo dello spettacolo. E il potere. Perché, di festa in festa, di locale in locale, è il potere a smuovere il senso millenario di Roma. Un potere senza volto e senza nome, eppure radicato esteso tra i dipinti del Caravaggio ai bagni del Piper Club, fino al colonnato del Bernini.

Roma, santa e dannata: un'opera narrativa, più che un documentario

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Roma, santa e dannata: Roberto D'Agostino in una foto

Con un avvertimento che aleggia, e che arriva dritto dritto da "Dago": capire Roma non è solo impossibile, ma è inutile. Da questo presupposto, Roma, santa e dannata è uno schizzo antropologico, uno sforzo che cerca l'immoralità e il vizio, il fascino svilito e la malinconia di una trasgressione che nasce e muore nei salotti romani. E l'approccio, per certi versi, è di quello improvvisato, lasciato al caso e al momento, confluito in un pugno di voci che tracciano precisamente il campionario umano (e forse disumano) delle scorribande romane: da Vera Gemma e le notti infinite al 'Degrado', fino a Vladimir Luxuria con la leggenda del Muccassassina ("Sai quanti professano la famiglia, e poi la notte nei parchi li trovi a novanta?", dice ad un divertito D'Agostino); da Enrico Vanzina a cena con Berlusconi e Lina Wertmüller ("Berlusconi, l'unico milanese che si è adattato a Roma") a Carlo Verdone e Massimo Ceccherini nel buio del 'Frutta e Verdura'.

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Roma, santa e dannata: Vera Gemma in una foto del film

E poi ancora Sandra Milo, Giorgio Assumma e Carmelo Di Ianni (il nostro preferito, avrebbe meritato più spazio), storico buttafuori del Jackie O'. Al centro, sornioni e indolenti, Roberto D'Agostino e Marco Giusti. Sono loro che dettano i tempi, sono loro che cavalcano i retroscena pruriginosi, tra politicanti e prelati, tra prostitute e fuorilegge.

Di poeti, di principi e di donnacce: la notte immorale (e immortale) di Roma

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Roma, santa e dannata: Sandra Milo in una foto del film

Un colorato fiume di aneddoti che si allarga e si ristringe, tra sorrisi, risate e, perché no, pure qualche smorfia. Del resto, l'opera narrativa di Roberto D'Agostino e Marco Giusti non si tira indietro davanti a nulla, né a nessuno. Senza peli sulla lingua, seguendo le tracce di quel cinismo romano incomprensibile ai forestieri, eppure metro comunicativo che rende la Capitale una metropoli a sé stante, alternando le ombre spaventose alla luce abbagliante. D'altronde, Roma, santa e dannata gioca con il concetto sfuggente della notte: lì, dove tutto è possibile, dove la santità diventa peccato, dove l'amore stesso, forse, risponde in modo sgarbato e potente alla negazione stessa dell'amore, da parte di uno Stato che impone regole e rigidità morali.

Roma
Lo sguardo di San Pietro

In questo senso, nella sbilenca scrittura, il film si appoggia ai pensieri di Ennio Flaiano, e si appoggia poi su quanto la città si trafficato crocevia di impulsi e trasformazioni: Ilona "Cicciolina" Staller in Parlamento, Renato Zero e Gianni Agnelli a Il Matriciano, trattoria iconica a due passi dal Vaticano. Come una macchia d'olio, le parole di D'Agostino e di Giusti si allungano verso i vicoli dove "poter toccare la Storia", facendoci sentire la presenza degli imperatori, dei fantasmi, dei principi e delle nobildonne, finendo con un omaggio musicale inaspettato ed emozionante, ovvero Mamma Roma, addio del compianto Cranio Randagio. Allora, dalla Tangenziale finendo a Montecitorio, le figure e i ricordi si riaccendono, scaldando il presepio di una città immortale, dove la vita corre pigra e indolente, mentre aspetta la prossima notte dove poter finalmente rinascere. E ricominciare.

Conclusioni

Roma, santa e dannata? Un viaggio notturno negli anfratti nascosti della Roma dei locali, della trasgressione, dei santi che diventano peccatori. Come scritto nella recensione, Roberto D'Agostino e Marco Giusti sono i ciceroni di un documentario che traduce la notte di Roma. Un documentario ma anche e soprattutto un'opera narrativa, colma di spontanea aneddotica e vitale partecipazione.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.1/5

Perché ci piace

  • La spontaneità degli aneddoti.
  • Roma...
  • L'idea di raccontare una città attraverso i locali notturni.
  • I nomi coinvolti...

Cosa non va

  • ... ma avremmo voluto sapere di più da Carmelo Di Ianni.
  • Alcune narrazioni vengono interrotte, forse per restare nei novanta minuti.