Recensione An Episode in the Life of an Iron Picker (2013)

L'esigenza estetica dietro il lavoro di Tanovic è subordinata a un'urgenza politica, alla necessità di gridare ad alta voce i mali che avvincono il suo paese dove una donna indigente, che, dopo un aborto spontaneo, non può usufruire dell'assistenza medica gratuita, rischia di morire di setticemia.

Neorealismo balcanico

Il nuovo lungometraggio di Danis Tanovic, An Episode in the Life of an Iron Picker, scaturisce dalla rabbia per la situazione in cui versano i gruppi etnici più deboli nel suo paese. Tanovic, autore militante impegnato politicamente non solo come artista, ma anche in modo diretto, a Sarajevo ha addirittura fondato un suo partito chiamato Nasa Stranka (il nostro partito) per cercare di cambiare le cose. Dal momento che il suo primo impegno resta comunque il cinema non solo da poco si è dimesso dal Parlamento per tornare dietro la macchina da presa, ma, per evitare i tempi morti, ha addirittura deciso di girare una pellicola low-low budget con una troupe minima per narrare la vera storia di Senada e Nazif, una coppia di sposi rom alle prese con la sanità e la burocrazia bosniaca. An Episode in the Life of an Iron Picker si configura come una sorta di guerrilla film girato senza luci, trucchi, scenografie né costumi. Tanovic si fa assistere solo dal direttore della fotografia e dal fonico, ma soprattutto sceglie di rinunciare ad attori professionisti per utilizzare i veri protagonisti della storia, i coniugi Senada e Nazif. Bandita la recitazione, a esclusione dei medici che per ragioni di privacy non sono quelli realmente coinvolti nella vicenda, Danis Tanovic forgia il proprio neorealismo sfiorando una forma quasi documentaristica.

La narrazione fictional è comunque presente grazie ai suoi protagonisti, in particolare a Nazif Mujic che, grazie all'estrema naturalezza della sua perfomance, da Berlino se ne è tornato a casa con un Orso d'argento per la miglior interpretazione maschile. Non dimentichiamo che, per quanto la verosimiglianza possa sfiorare la realtà, il cinema è sempre e comunque finzione. D'altronde l'esigenza estetica dietro il lavoro di Tanovic è subordinata a un'urgenza politica, alla necessità di gridare ad alta voce i mali che avvincono il suo paese dove una donna indigente, che, dopo un aborto spontaneo, non può usufruire dell'assistenza medica gratuita, rischia di morire di setticemia. La donna in questione è la rom Senada, già madre di due figli che, mentre fa il bucato, si accascia a terra in seguito a un aborto. Ha inizio così un'odissea tra ospedali, cliniche, vicini, parenti, associazioni a sostegno delle donne e dei rom per trovare i soldi necessari a pagare l'operazione visto che Nazif, marito di Senada, si guadagna da vivere vendendo pezzi metallici di auto demolite. Un lavoro che gli permette di mantenere la famiglia, ma non di sostenere il costo di un'operazione chirurgica.
Il film scorre veloce e in 75 minuti ci racconta un dramma con stile secco, asciutto, senza lasciarsi andare a nessun tipo di sentimentalismo o commozione. In linea perfetta con la personalità dell'aspro Tanovic. Il modello dichiarato - dal regista stesso - è il De Sica di Ladri di biciclette ed effettivamente nella ricerca insistente di Nazif, nella sua volontà di non arrendersi di fronte a nessun ostacolo e nella solidarietà degli amici che, insieme a lui, vivono nelle gelide baracche del villaggio rom, si respira nuovamente un po' di quell'atmosfera di solidale povertà, ma a differenza delle pellicole italiane del dopoguerra non ci sono aperture. Un cinema non pessimista, ma realista, che non si sforza di dire niente di più di ciò che scorre davanti ai nostri occhi e che, al di là dell'inevitabile indignazione per il trattamento subito da Senada, non elemosina la pietà dello spettatore. Orgoglio e dignità ammirevoli in una pellicola di grande importanza sociale, ma poco 'cinematografica'. Al di là della triste vicenda occorsa ai due protagonisti, ciò che resterà a lungo nella nostra memoria sono gli scorci di una Bosnia gelida e diroccata, malamente industrializzata, dove nelle discariche coperte di neve ci si guadagna da vivere frantumando lamiere a colpi d'ascia.

Movieplayer.it

3.0/5