La casa dei fantasmi, la recensione: un family movie Disney riuscito a metà

La recensione de La casa dei fantasmi: New Orleans, le vibrazioni jazz e una gran bella scenografia per il film ispirato all'omonima attrazione Disney. Funziona? A metà...

La casa dei fantasmi, la recensione: un family movie Disney riuscito a metà

La Disney ci riprova: bisogna colmare un vuoto che perdura dalla fine de I Pirati dei Caraibi, cercando quel titolo - direttamente tratto da un'attrazione Disneyland - capace di portare al cinema un pubblico trasversale. Non è facile, perché se I Pirati dei Caraibi ha segnato un'epoca (e sono già passati vent'anni), i tempi ora sono profondamente cambiati, e la classicità di certe sfumature e di certi generi potrebbero non acchiappare la platea contemporanea. Pirati, astronauti, cow-boy, avventurieri, fantasmi. Gli archetipi hanno ormai bisogno di un evento, di un lancio che possa far drizzare le antenne (piegate) della nostra attenzione.

Allora, seguendo un altro titolo della stessa matrice,Jungle Cruise, ecco il nuovo tentativo: rivedere al cinema un'altra famigerata giostra, The Haunted Mansion, una delle dark ride di punta dei parchi Disney, in un lungometraggio adatto a tutti. Né troppo infantile, né troppo maturo. Nè troppo serio, né troppo divertente. A metà. Già perché, come spieghiamo nella nostra recensione de La casa dei fantasmi, il film di Justin Simien parte da uno spunto decisamente intrigante (e rafforzato da una splendida scenografia), provando appunto a puntellare quel buco solcato dall'assenza (momentanea? Chissà) di Jack Sparrow.

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La casa dei fantasmi: una sequenza del film

Per questo, pur essendo due film diversi, le operazioni sono abbastanza simili, mettendo sullo stesso piano la Perla Nera e la spettrale casa di New Orleans. Perché, più dei personaggi o della storia, è la location il punto focale di una pellicola tratta da un'attrazione Disneyland (e lo abbiamo visto proprio in Jungle Cruise). Tra l'altro, questo è un nuovo tentativo, in quanto la Disney, con distribuzione Buena Vista (ah, quanti ricordi), aveva già tentato una novellizzazione della giostra con l'omonimo film interpretato da Eddie Murphy. Era il 2003. Guarda caso, il successo, pur discreto, non fu all'altezza de La maledizione della prima luna, rompendo i possibili piani di una possibile saga. E adesso? Adesso c'è La casa dei fantasmi (2.0, diremmo), family movie stracolmo di potenziale che si blocca negli ingranaggi di una sceneggiatura forse troppo ingarbugliata, nonché allungata per toccare gli ormai canonici 122 minuti.

La casa dei fantasmi: una trama, tanti (troppi?) personaggi

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La casa dei fantasmi: Rosario Dawson e Chase W. Dillon in una scena

E lo dimostra la trama: ne La casa dei fantasmi ci sono tanti personaggi. Probabilmente troppi. Tutti i personaggi, teoricamente, potrebbero essere protagonisti. Hanno un profilo interessante, e avrebbero meritato più spazio. Tra l'altro la trama, come fosse una puntata de I Simpson, parte da un pretesto per planare verso un punto completamente diverso della storia, o almeno non così centrale come credevamo. Una scelta notevole, ma che non regge la mole di incroci che si susseguono nel film, portando verso una dinamica narrativa fine a sé stessa.

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La casa dei fantasmi: un frame del film

Riassumendo, è la location che giostra in prima linea (per restare in tema), dettando il ritmo della sceneggiatura: siamo in una splendida casa coloniale poco fuori New Orleans, acquistata da Gabbie (Rosario Dawson) per trasformala in un Bed & Breakfast. La casa però, scoprirà insieme a suo figlio Travis (Chase W. Dillon), è infestata dai fantasmi. Per scacciarli, si affiderà a Ben Matthias (LaKeith Stanfield, il più convincente) una guida turistica del paranormale, affiancato da Padre Kent (Owen Wilson, uno di quelli che avremmo voluto vedere di più), dalla sensitiva Harriet (Tiffany Haddish) e dalla storico Bruce Davis (Danny DeVito).

Una ghost story per famiglie, tra jazz e... confusione

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La casa dei fantasmi: un'immagine del film

Ripercorrendo La casa dei fantasmi, ci torna in mente la generica confusione nella parte centrale, che mescola i diversi personaggi creando una sorta di film nel film (abbiamo scordato di citare Jared Leto, che presta la voce al fantasma cattivo, Alistair Crump, e Jamie Lee Curtis, letteralmente rinchiusa in una palla di vetro), aprendo diversi fili narrativi (chiusi frettolosamente) che portano poi al telefonato finale. Non prima, come detto, di aver alzato una polverosa e confusa digressione, tra ghost story dura e pura (per famiglie) e svolte coming-of-age, che coinvolgono il giovane Chase W. Dillon e LaKeith Stanfield. E l'abbiamo detto: il problema narrativo si rispecchia poi nell'umore generale, indeciso su cosa voler essere davvero, e di conseguenza senza avere il necessario e convincente abbrivio per scegliere la propria identità cinematografica.

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La casa dei fantasmi: una scena del film

Il film resta quindi in sospensione, con gli stessi protagonisti in qualche modo appoggiati a quell'impatto scenico che, a cominciare dalla grande casa, suscita comunque un certo fascino. La scenografia, realizzata da Darren Gilford, gioca un ruolo cruciale nel ricreare l'immaginario scenico di New Orleans - ancor prima di ricreare la giostra, e questo è un tratto vincente -, omaggiando la magia e i colori della Louisiana. Poi, non può esserci New Orleans senza il jazz: la colonna sonora di Kris Bowers sfuma il Delta Blues con lo spirito del jazz, in una commistione musicale di ottima fattura. Due elementi, uniti ai nomi del cast, che potrebbero dare un senso al film di Justin Simien. È forse poco, ma lo consideriamo l'appiglio capace di salvare La casa dei fantasmi dallo stesso destino riservato al film del 2003.

Conclusioni

Chiudiamo la recensione di La casa dei fantasmi rimarcando il suo sfocato obbiettivo finale: né troppo divertente, né troppo serio, il film si perde in una parte centrale confusa, tentando di seguire i numerosi personaggi in scena. Dall'altra parte, il film può essere salvato dalla suggestiva scenografia e dalla colonna sonora, che ricorda i colori di New Orleans.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
3.0/5

Perché ci piace

  • Il jazz.
  • La scenografia.
  • Il cast, LaKeith Stanfield su tutti.

Cosa non va

  • Troppo confusione nella parte centrale.
  • Troppi personaggi.
  • Un film indeciso su cosa vuole essere.