Recensione Il ritorno dello Jedi (1983)

Il ritorno dello Jedi è sempre stato percepito come il punto debole della vecchia trilogia, ma visto oggi acquista un senso nell'ottica dell'intera saga, chiudendo un cerchio ideale formato dai sei film nel loro complesso.

Il cerchio si chiude

Il ritorno dello Jedi è il capitolo conclusivo dell'intera saga di Star Wars, iniziata nel 1977 e giunta alla sua conclusione solo ora, ventotto anni dopo.
Come già per l'episodio precedente, George Lucas ha lasciato ad altri il ruolo di regista, in questo caso un Richard Marquand meno incisivo del precedente Irwin Kershner, limitandosi alla stesura del soggetto e della sceneggiatura, affiancato da Lawrence Kasdan, conscio del grande impegno produttivo che la saga rappresentava.

Questo terzo capitolo è sempre stato visto un po' come il punto debole della prima trilogia, con la svolta favolistica, o, se vogliamo, infantile, data alla vicenda. Ma, visto a posteriori, seppur non guadagnando in termini di giudizio, acquista un senso nell'ottica dell'intera saga, chiudendo un cerchio ideale formato dai sei film: infatti, Il ritorno dello Jedi contiene alcuni degli elementi (negativi?) che poi ritroveremo anni dopo nei primi episodi della serie, che hanno spostato l'attenzione verso un pubblico più giovane.

La principale novità qui introdotta, ed in qualche modo elemento portante di questa nuova impronta data alla serie, sono gli Ewoks, buffi abitanti della luna boscosa di Endor, che, dopo una iniziale diffidenza, aiutano i ribelli nella loro missione. Con la loro introduzione è chiaro l'intento di rendere più leggero almeno un filone della narrazione, mentre l'altro si concentra sul dramma di Luke Skywalker e il suo scontro con Darth Vader, sia sul piano fisico che puramente mentale, per non cedere al lato oscuro della Forza.
O forse, si potrebbe ipotizzare con malizia che il vero intento alla base degli Ewoks è di vendere i gadget a loro dedicati, ma in questo caso non possiamo che sottolineare l'inutilità di espedienti del genere, perché la serie di Guerre Stellari funzionava benissimo anche senza di loro, ed anzi, quando un paio di anni dopo agli Ewoks è stato affidato un film tutto per loro (L'avventura degli Ewoks), hanno dimostrato che erano stati loro ad arricchirsi dell'appeal (anche commerciale) della saga, e non il contrario.

Sul piano puramente tecnico, il film fa ulteriori passi avanti rispetto ai precedenti della serie, ed è il primo ad essere presentato in THX, rappresentando quindi un punto di svolta per tutta la Lucasfilm, la casa di produzione di Lucas, e in generale per tutto il settore tecnologico del mondo del cinema.
Inutile sottolineare la grandezza degli effetti speciali, il netto miglioramento rispetto ai due film precedenti, la quantità e qualità delle astronavi su schermo, i dettagli delle nuove creature, l'imponenza di un personaggio nuovo come Jabba the Hut (già presente in Guerre Stellari nell'edizione della trilogia datata 1997).
Il gran ritmo del film, però, viene montato a scapito di altri elementi che avevano reso unici e innovativi i primi due episodi (ma dovremmo dire il quarto e quinto) della saga: l'introspezione psicologica viene un po' accantonata, travolta dal susseguirsi degli eventi, e l'atmosfera mistica perde la sua forza, anche a causa del minor spazio destinato a un personaggio fondamentale quale era stato Yoda ne L'Impero colpisce ancora.

Ciononostante, per una generazione di spettatori Il ritorno dello Jedi ha comunque mantenuto un grande fascino, sia diretto che di riflesso, tratto da quello ben più grande dei suoi predecessori.
Forse la magia evocata dal primo film, la sua potenza immaginifica, sono state tali da echeggiare per anni, travolgendo i suoi seguiti cinematografici fino ad oggi, videogiochi, libri, fumetti...
Poche note del tema composto da John Williams, le prime frasi che scorrono sullo schermo introducendo la storia, e, nonostante difetti e ingenuità, gli spettatori sono pronti a farsi avvolgere dalla magia del cinema.
Nonostante tutto, resta un pregio invidiabile.

Movieplayer.it

4.0/5