Gonzo Girl, la recensione: Patricia Arquette esordisce alla regia nel nome di Hunter S. Thompson

La recensione di Gonzo Girl: l'esordio alla regia di Patricia Arquette, presentato alla Festa di Roma è ispirato a Hunter S. Thompson, e alla storia della ragazza che gli fece da assistente; è l'occasione per entrare nel suo mondo, con uno stile legato al cinema anni Settanta.

Gonzo Girl, la recensione: Patricia Arquette esordisce alla regia nel nome di Hunter S. Thompson

Se non fosse che, a un certo punto, su uno schermo televisivo appare Bill Clinton (e per il tipo di fax usato), non crederemmo mai che Gonzo Girl, il film d'esordio alla regia di Patricia Arquette, sia ambientato negli anni Novanta. Sin dalle prime scene, e per tutto il film, si respira infatti un odore di anni Sessanta e Settanta, di controcultura hippie e di anarchia, di alcol e droghe. E di rock. Il perché è presto detto. Come vi raccontiamo nella recensione di Gonzo Girl, presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, la figura al centro del film è Walker Reade, alter ego dichiarato di Hunter S. Thompson, il padre del Gonzo Journalism, del giornalismo gonzo, quello in cui giocano un ruolo decisivo e innovativo le percezioni personali dell'autore.

Patricia Arquette vincitrice agli Oscar 2015
Patricia Arquette vincitrice agli Oscar 2015

E allora è normale che, come la giovane protagonista del film, veniamo catapultati nel mondo dell'autore, che è evidentemente legato a quell'epoca e a un immaginario lisergico e sfrenato, libertino e libertario. Gonzo Girl è un ottimo film perché Patricia Arquette, assecondando il mondo a cui è legata la storia, uniforma il suo stile alla materia narrata, girando come se fosse negli anni Sessanta o Settanta e immergendoci in quell'atmosfera. Alla quale contribuiscono gli attori giusti.

Walker Reade e la sua giovane assistente

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Gonzo Girl: una foto del film

Siamo nei primi anni Novanta e Aley (Camila Morrone) è una giovane aspirante scrittrice che si guadagna da vivere come barista. La sua vita cambia quando accetta di assistere Walker Reade (Willem Dafoe), il padre del giornalismo gonzo. Dovrà aiutarlo nella stesura del suo nuovo romanzo: Reade infatti ha il blocco dello scrittore. E la casa editrice sembra avergli dato un ultimatum. Aley allora raggiunge lo scrittore nella sua casa tra le Montagne Rocciose ed entra nel suo mondo, fatto di alcol, droghe, pistole e donne. Gonzo Girl è ispirato al romanzo di Cheryl Della Pietra che racconta la sua esperienza con Hunter S. Thompson, l'autore di Paura e disgusto a Las Vegas.

Willem Dafoe è Walker Reade

E proprio chi ha visto Paura e delirio a Las Vegas (il film, a differenza del libro, si chiama così) sa chi è Hunter S. Thompson, e lo associa al volto di Johnny Depp, che era il protagonista di quel film. La figura di Walker Reade, chiaramente ispirata a lui, aveva bisogno di un attore egualmente carismatico e istrione. E così Patricia Arquette ha scelto Willem Dafoe, una sicurezza quando si tratta di interpretare outsider e personaggi borderline. Dafoe indossa quegli occhiali colorati che erano il marchio di fabbrica del Thompson di Depp, ma ovviamente fa un ritratto personale di quel personaggio, che è stato tradito per rispettarne l'essenza. Il suo volto mobilissimo, con quelle rughe che raccontano una storia, è perfetto. Ma stavolta Dafoe lavora sulle sfumature, e riesce a creare uno straordinario, piccolo tremolio della mascella e dei muscoli intorno alla bocca, che non avevamo mai visto prima.

L'esperienza e l'innocenza

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Gonzo Girl: una foto dal set

Ma, attenzione, il Walker Reade di Willem Dafoe è sì la figura centrale, il nume tutelare, ma non è il protagonista della storia. La protagonista è Aley e è il suo romanzo di formazione, è l'ingresso nell'età adulta, la discesa agli inferi e ritorno, è l'universo allucinogeno di Thompson visto dal suo punto di vista, di chi arriva da un altro mondo e lo vede con occhi vergini. Per questo, tutta la storia di Gonzo Girl vive sul contrasto tra questi due caratteri: la rockstar e la novizia, il vecchio marpione e la scolaretta, l'esperienza e l'innocenza, il crepuscolo e l'alba. È un contrasto che è anche fisico, epidermico. Guardare uno accanto all'altro i corpi e i volti di Willem Dafoe e Camila Morrone è vedere una pelle rugosa vicino a una pelle liscia come quella di una bambina.

Camila Morrone, una grazia innata

E la bambina è lei, Camila Morrone, ancora una volta immersa in un mondo vintage dopo la bellissima serie tv Daisy Jones & The Six. Un volto dolcissimo in un corpo da pin-up, occhi intensi e un sorriso irresistibile, la vedremo passare da quegli abiti da educanda a vesti più disinvolte, a rappresentare la sua crescita e il suo ingresso nell'età adulta. Camila Morrone attraversa tutto il film con una grazia innata, un'aura che farà di lei probabilmente la prossima star di Hollywood, un volto che ricorda quello di una giovane Anne Hathaway o di Liv Tyler. E con quello sguardo in macchina, che chiude il film, e che dice tutto.

Un Pygmalion virato sotto acidi

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Gonzo Girl: una scena del film

Gonzo Girl è un film sulla bellezza e sulla possibilità di apprendere l'arte dai più grandi e farne tesoro. È un Pygmalion virato sotto acidi, o Il diavolo veste Prada che incontra Paura e delirio a Las Vegas, con Hunter S. Thompson al posto di Anna Wintour. Patricia Arquette coglie l'occasione di evocare il mondo di Thompson con un omaggio al cinema degli anni Sessanta e Settanta, ai film di Cassavetes e dei Monty Python. Ha raccontato di aver usato alcuni canoni del cinema dell'epoca come i primi piani più vicini a quelli che sono i primi piani di adesso, come le inquadrature con grandangolo, i personaggi che entrano ed escono dal fuoco. A proposito di personaggi, tra un cameo (inutile) di Sean Penn e il personaggio della segretaria, sfinita, che Patricia Arquette ha tenuto per sé, nel cast c'è anche Elizabeth Lail, che avevamo ammirato nella prima stagione della serie You, e che qui recita in un ruolo insinuante e malizioso, l'amante di Reade.

Conclusioni

Come vi abbiamo spiegato nella recensione di Gonzo Girl, si tratta di un ottimo film perché Patricia Arquette, assecondando il mondo a cui è legata la storia, uniforma il suo stile alla materia narrata, girando come se fosse negli anni Sessanta o Settanta e immergendoci in quell'atmosfera. Alla quale contribuiscono gli attori giusti.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • L'immaginario di Hunter S. Thompson ricreato alla perfezione.
  • Lo stile di regia di Patricia Arquette, che richiama il cinema degli anni Settanta.
  • La scelta degli attori, da Willem Dafoe a Camila Morrone.

Cosa non va

  • Alcune situazioni vengono reiterate un po' troppo spesso, come accade in questo tipo di film.