Recensione The Box (2009)

Una trama complessa, ma non particolarmente avvincente per il film di Richard Kelly interpretato da Cameron Diaz e James Marsters, con l'ottimo Frank Langella nel ruolo di un villain gelido e orribilmente sfigurato.

Un pacco da restituire al mittente

Una scatola misteriosa, consegnata da un sinistro figuro con il volto completamente sfigurato, che dà il via ad una serie di situazioni da incubo, concepite da due autori noti agli aficionados del genere fantastico (e non solo) come Richard Kelly, già autore di Donnie Darko, e Richard Matheson, autore e sceneggiatore americano celebre per Io sono leggenda e altri romanzi trasposti spesso e volentieri in pellicola, come Al di là dei sogni. Sulla carta, l'inizio di questa estate cinematografica da brividi - un po' povera di titoli horror rispetto al consueto - sembrerebbe decisamente promettente, se non fosse che The Box, ispirato al racconto Button, Button, è una pellicole più fiacche e deludenti della stagione.

I protagonisti della vicenda sono Norma e Arthur Lewis - interpretati da Cameron Diaz e James Marsden - una giovane coppia di coniugi come tante, nell'America degli anni Settanta, con un figlio e qualche problema da risolvere, soprattutto di natura economica e lavorativa. Un giorno qualcuno lascia sull'uscio della loro casa una strana scatola sormontata da un grosso pulsante rosso. Arthur, che lavora alla NASA e si è appena visto rifiutare un progetto importante al quale teneva, esamina con attenzione l'oggetto, e ritiene che sia null'altro che una scatola di legno, per giunta vuota, priva di meccanismi radio o elettronici. Eppure, sua moglie ha avuto modo di parlare con Arlington Steward, un distinto ma sinistro gentiluomo dal volto orribilmente sfigurato, che le ha spiegato che se accetterranno di premere il pulsante, riceveranno una cospicua somma di denaro. Nel momento in cui decideranno di farlo, però, una persona che loro non conoscono morirà. La posta in gioco è davvero alta, il tempo a disposizione per pensarci non è molto, e ai Lewis quei soldi fanno comodo, così Norma dopo qualche esitazione decide di schiacciare il pulsante.
Come promesso, Steward ritorna per consegnare loro una valigetta piena di dollari, e per riprendersi la scatola. Nello stesso momento, una donna muore nel salotto di casa sua, uccisa da un colpo d'arma da fuoco, mentre la sua bambina è chiusa in bagno, in stato di shock. Quello che i Lewis non sanno, è che questa morte improvvisa non è l'unica conseguenza della loro scelta, e che l'incubo è appena iniziato.
Da questo momento la trama si fa più complessa, ma non per questo più avvincente. L'idea di partenza, quella di esplorare le reazioni della coppia di fronte ad una scelta ardua, non è adeguatamente approfondita - e questo purtroppo si deve ad un'interpretazione poco convincente da parte dei due protagonisti, soprattutto la Diaz, decisamente più a suo agio nei registri leggeri - ma viene messa da parte per lasciare spazio ad un complesso intrigo sci-fi che mira ad avvolgere lo spettatore nelle spire sottili e soffocanti della paranoia, e invece risulta soltanto confuso e noioso. Ad appesantire il tutto c'è la volontà da parte del regista di ricreare le stesse atmosfere un po' surreali e sognanti di certi horror di culto degli anni '70; e se la ricostruzione risulta efficace nei costumi e nelle scenografie, non si può dire altrettanto di alcune scelte stilistiche, che risultano forzate, soprattutto accanto ai moderni effetti speciali realizzati in digitale. Kelly tenta di affiancare elementi del cinema di David Lynch ad atmosfere alla Carrie - Lo sguardo di Satana, aggiungendo elementi che nelle sue intenzioni vorrebbero essere inquietanti, tra cui un manipolo di studentelli fintamente odiosi e automi inespressivi che circondano i protagonisti, ma fa un buco nell'acqua.
Difficile credere che The Box sia stato diretto dallo stesso regista di Donnie Darko, un film non propriamente lineare ma sicuramente coinvolgente, impreziosito da una splendida colonna sonora e interpretazioni convincenti, elementi che l'hanno reso uno dei cult più celebrati degli anni Zero, capace di dividere e appassionare il pubblico anche dopo i titoli di coda. Nel caso di The Box invece, buona parte degli interpreti sembrano poco convinti dei ruoli loro affidati, fatta eccezione per Frank Langella, che riesce a regalare spessore e magnetismo al suo Mr. Steward, il villain della vicenda.
Insomma, un pacco da restituire al mittente, o destinato a prendere polvere in soffitta.

Movieplayer.it

2.0/5