Recensione Laureata...e adesso? (2009)

Incertezze professionali e sentimentali al centro della commedia interpretata dall'ex-Gilmore Girl Alexis Bledel. Lo sviluppo tuttavia, lascia a desiderare, manca un vero approfondimento tematico, e anche l'ironia stenta a decollare.

L'insostenibile incertezza del futuro

I giovani e l'incertezza del futuro. Oggi più che mai, e non solo in Italia, è una tematica decisamente calda, che è stata già ampiamente esplorata dal mondo del cinema, sia nelle declinazioni più drammatiche, che quelle brillanti. La protagonista di Laureata... e adesso? è Ryden Malby (l'ex-Gilmore Girl Alexis Bledel) una ragazza che ha sempre avuto le idee chiare sul suo futuro, forse anche troppo. E' proprio l'eccessiva sicurezza sulle sue aspirazioni, che la porterà a incassare una delusione dietro l'altra, subito dopo la laurea: convinta che sarà assunta da una prestigiosa casa editrice, non solo si vede soffiare il posto da una raccomandata, ma è costretta a tornare a vivere momentaneamente con la sua famiglia, impegnarsi nella ricerca estenuante di un impiego, e risolvere alcune questioni in sospeso. Per fortuna può contare su un vicino di casa attraente come Rodrigo Santoro, qui nel ruolo di David Santiago, fascinoso regista di televendite che offrirà alla protagonista un po' di svago sentimentale, e l'input a rivedere i suoi programmi per il futuro, possibilmente mettendoci un po' d'istinto.

Diretta da Vicky Jenson, storyboard artist per film d'animazione che vanta nel suo curriculum da regista anche il primo Shrek, da lei co-diretto insieme a Andrew Adamson, Laureata... e adesso? non ha il suo punto di forza nell'ironia e neanche nell'aspetto prettamente sentimentale della storia, che riguarda il rapporto tra Ryden e il suo ragazzo, Adam. Pur appartenendo chiaramente al genere brillante, il film mostra più di un'incertezza sia a livello di script, che strutturale, e resta in bilico tra la rom-com poco impegnativa, e la commedia indie, senza proporre nulla di nuovo.
La famiglia della protagonista, ad esempio, vorrebbe essere una di quelle famiglie disfunzionali alle quali ci ha abituato il cinema indipendente, ma i personaggi che la compongono non riescono ad essere abbastanza convincenti e irresistibili come in Little Miss Sunshine, tanto per fare un esempio. Ed è un vero peccato, perchè ad interpretare i Malby sono stati chiamati interpreti come Michael Keaton e la bravissima Jane Lynch, che avrebbero potuto dare molto di più, con una sceneggiatura diversa. Keaton interpreta il padre di Ryden, commerciante di valige con velleità da carrozziere e combinaguai, e la Lynch è sua moglie, ma il suo ruolo, così poco caratterizzato, avrebbe potuto interpretarlo qualsiasi altra attrice. Assieme a loro, sotto lo stesso tetto, vivono anche la madre di lui, una nonna rompiscatole e convinta di avere un piede nella fossa, e il piccolo Hunter, il fratello di Ryden, che ha l'increscioso vizio di leccare la faccia ai compagni di scuola.
Un universo familiare forzato, e che si integra poco e male con la storia al centro del film, ovvero quella di Ryden, che seguiamo nella disperata ricerca di un impiego, tra incarichi mortificanti e rifiuti, fino alla sospirata assunzione nella casa editrice dei suoi sogni. A quel punto però, la ragazza si renderà conto che è meglio seguire il proprio cuore, e lasciare che ci porti lontano, anche se la strada non è esattamente quella che avevamo pianificato, perchè il destino può riservarci sorprese migliori delle improbabili certezze alle quali aspiriamo.

Movieplayer.it

2.0/5