Ancora in attesa di una release per gli Stati Uniti, la pirotecnica avventura del millenario Doctor Parnassus arriva nelle nostre sale dopo diversi slittamenti, e dopo il recentissimo e trionfale passaggio al Festival del Film di Roma, durante il quale Gilliam ha ancora una volta avuto modo di parlare della suo coraggiosa e anacronistica idea di cinema: "Quando oggi vado al cinema so già quel che vedrò, gli stessi attori, le stesse storie di sempre, non riesco più a sorprendermi, la fantasia si va sempre più omologando. Questo film è il mio tentativo di andare contro corrente, di sorprendere e dare gioia allo spettatore. Questo il motivo che mi ha spinto a scriverlo e poi, dopo la morte di Heath, a portarlo a termine."
Perché quello che, nelle sue tribolazioni, sembrerebbe un cineasta emergente, è un veterano di quasi 69 anni, vessato dalle calamità ma testardo come un mulo e entusiasta come un bambino, che ha festeggiato pochi giorni fa i 40 anni dal suo esordio televisivo con il Monty Python's Flying Circus, che si prepara a un nuovo progetto che altro non è se non il secondo tentativo di realizzare un film su Don Quixote, già abbandonato in passato a causa di una serie di famose disgrazie, e che, tra alti e bassi qualitativi e umorali, non ha mai smesso di infervorare larghe fila di appassionati. Sono loro, gli amanti della sua incontenibile visionarietà, della sua sardonica ironia, della sua grande umanità, che accoglieranno con gioia il benintenzionato, ma per forza di cose un po' claudicante Parnassus, ancor più di chi andrà a vederlo per ammirare, per l'ultima volta, Heath Ledger sul grande schermo. Né gli uni né gli altri rimarranno delusi. |
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