Recensione L'Olimpiade nascosta (2012)
Più veloce, più in alto, più forte
E partendo, probabilmente, dal potere evocativo di uno straccio rovinato con dei cerchi dipinti a mano o di una medaglia disegnata sul cartone, gli sceneggiatori Fabrizio Bettelli e Maura Nuccetelli hanno provato a far rivivere l'emozione di un inno nazionale suonato di nascosto con l'armonica attraverso la costruzione di un racconto più ampio, in cui il destino del campo si fonde con quello più complesso delle nazioni. Così, pur mantenendo intatto il cuore della vicenda, hanno arricchito il tutto con uno scontro all'ultima vittoria sportiva con il nemico/avversario tedesco senza rinunciare alla tematica delle persecuzioni razziali e a un intreccio amoroso sempre d'effetto tra il soldato italiano Mario e Kasia, una ragazza polacca. Elementi che, pur facendo parte dei normali "trucchi" narrativi utilizzati da ogni scrittore, in questo caso sembrano non riuscire a consegnare un insieme emozionante e omogeneo. Nonostante lo scenario realistico della Theresiendstadtf, antica fortezza a forma di stella costruita nel 1780 nei pressi di Praga poi trasformata dai nazisti in campo di concentramento, e l'organizzazione di un gruppo di personaggi utilizzati per rappresentare tutte le diverse condizioni dell'animo umano, la fiction si lascia andare alla retorica con fin troppo compiacimento.
Perché il problema reale di questo prodotto non è nel contenuto e nel percorso evolutivo compiuto dai suoi protagonisti, ma nella scelta estetica di molte immagini. Una rappresentazione che, nel caso specifico di soggetti difficile da trattare come lo sterminio e l'oppressione, è fondamentale non per riprodurre la realtà storica, quanto per riconsegnare a un pubblico moderno le sensazioni nate da una condizione specifica. Ed è esattamente questo il punto in cui la regia non riesce a concretizzarsi. Anzi, quasi impaurito di fronte ad un materiale così vasto e sfuggente, Peyretti sceglie di non andare a fondo alle emozioni, consegnando a degli elementi puramente formali come le teste rasate dei deportati, gli abiti stracciati e le baracche infestate dai pidocchi, il compito di riassumere un avvenimento che va oltre il semplice fatto storico. In realtà si tratta di simboli più volte utilizzati dalla narrazione cinematografica ma che, in questo caso, non si fanno portatori di nessuna emotività. La situazione muta, invece, quando la telecamera cambia punto di vista e si concentra sul gesto sportivo e sul suo valore. In quel momento si vive un'eccitazione che, pur se rubata in parte a film come Fuga per la vittoria, coinvolge e commuove di fronte all'atleta rappresentato solamente dalla sua ritrovata dignità. Peccato, però, che a quel punto scorrano i titoli di coda e sia troppo tardi per cambiare rotta all'intera storia.la pagella della redazione
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L'Olimpiade nascosta
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- Film del 2012
- Generi: drammatico, storico
- Regia di: Alfredo Peyretti
- Cast: Cristiana Capotondi, Alessandro Roja, Andrea Bosca
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