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MOVIESCORE
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Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il Moviescore.
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- movie score 66
La nostra recensione
Il primo figlio
Una donna spezzata, ostracizzata, costantemente umiliata e schiaffeggiata nei rari momenti in cui tenta di sollevare la testa. La vita di Eva, che porta il nome della prima donna - e della prima madre - ha iniziato ad andare a pezzi con la nascita del suo primogenito, per deflagrare in maniera devastante per lei e par la comunità in cui vive a pochi giorni dal sedicesimo compleanno di un ragazzo bello, intelligente, e letale. La vita di Eva è fotografata in E ...
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E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Fabio Ferzetti - Il Messaggero pubblicata il 09 marzo 2012La pubertà sarà una minaccia, l'adolescenza una guerra. Ma abusando di suspense e scene ad effetto la talentuosa Ramsay finsice per darci un film manipolatorio e oppressivo da cima a fondo, colpevolista e insieme assolutoriom in cui la prima vittima rischia di essere la libertà del nostro sguardo.
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...E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Francesca D'Ettorre - ondacinema.it pubblicata il 20 febbraio 2012"...E ora parliamo di Kevin" scardina, pezzo dopo pezzo, tutta quella mitologia precedente, suffragata da pubblicità pampers et similia, che aveva innalzato la maternità a momento estatico di amore che non conosce intermezzi né zone d'ombra. Non è così. E non solo perché la neomamma può essere colta in flagranza di depressione post partum, ma perché l'amore - nonostante i nove mesi di simbiotica comunione che lega la mamma al suo bambino - non è qualcosa che coviamo aprioristicamente, come l'idea platonica, e con cui, automaticamente, incensiamo il nostro pargolo. La maternità ci chiede sacrifici e pazienza; una disposizione d'animo improntata all'altro, piuttosto che all'io, e l'amore (della madre verso il figlio e/o del figlio verso la madre) lo acquisiamo e lo costruiamo e, ebbene sì, potrebbe perfettamente non esserci.
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E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Maurizio Porro - Corriere della Sera pubblicata il 17 febbraio 2012Aleggia lo spirito di Gus Van Sant ma il film è confuso e banale nelle risposte da manuale e nel dondolarsi nel tempo non emoziona, non si fa carne anche se il carisma della Swinton è così potente che resiste anche a un'autrice ambiziosa.
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E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Gian Luigi Rondi - Il Tempo pubblicata il 17 febbraio 2012Quelle frequenti variazioni dei tempi e delle immagini, con le loro ricerche narrative e figurative, rischiano di risultare un po' forzate, fanno però lievitare sulla storia dei forti climi di suspense e comunque, là dove possono sembrare troppo insistite, in parte le riscatta l'interpretazione magistrale di Tilda Swinton.
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E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Roberto Escobar - L'Espresso pubblicata il 17 febbraio 2012Chi è Kevin, e cosa lo spinge a vivere l'odio con una assolutezza che si direbbe quella stessa dell'amore? Nel film non c'è risposta (...) E' questo il buio che la regia e la sceneggiatura non illuminano, e che non vogliono illuminare. Ed è questo il loro merito maggiore.
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E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Roberto Nepoti - La Repubblica pubblicata il 17 febbraio 2012(...) il film sgrana sentenze ("il punto è che non c'è punto") senza riuscire ad abbracciare veramente la tesi nichilista. La scelta di raccontare la storia con i ritmi e le atmosfere di un horror poteva essere buona; però l'eccesso di ambizioni autoriali - non risolte- soffoca la partecipazione emotiva, producendo momenti di fastidio.
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E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Valerio Caprara - Il Mattino pubblicata il 17 febbraio 2012Tilda Swinton, attrice eccezionale e donna impegnata ma poco accattivante, interagisce con un bambino e poi con un adolescente repulsivo per qualsiasi tipo di morale societaria, esprimendo rabbia e sconcerto nelle pieghe degli occhi, nei movimenti del corpo e nei ricorrenti incubi sanguinosi.
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E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Federico Gironi - Comingsoon.it pubblicata il 17 febbraio 2012Nella sua prima ora, il film di Lynn Ramsey è effettivamente travolgente e devastante: merito delle interpretazioni e soprattutto di una regia di altissimo livello, fatta di dettagli e sfocature, di ellissi e rapide sterzate, di indizi e depistaggi. E di un uso del sonoro (e della colonna sonora) intensissimo, decontestualizzato e destabilizzante.
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Questo straordinario impianto formale e strutturale del film finisce però, alla lunga, per avere degli effetti desensibilizzanti rispetto al contatto viscerale stabilito inizialmente. Perché la troppa strutturazione toglie calore, perché la reiterazione di una forma diventa ridondanza anche narrativa. Ma alla Ramsey va riconosciuto un altro merito. Quello di non voler proporre risposte né tantomeno imporre verità. Gli interrogativi della protagonista, del film, di chi guarda, vengono lasciati aperti, senza che questo significhi ignavia o vigliaccheria. Non ci sono cause chiare: con la parziale, comprensibile eccezione in un film così fortemente femminile come questo, di una figura paterna di rara inettitudine. -
E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Marco Triolo - Film.it pubblicata il 15 febbraio 2012La profondità psicologica si ferma però qui. Per il resto, "...E ora parliamo di Kevin" è un efficace thriller, un crescendo di tensione a tratti insostenibile che utilizza con disinvoltura ogni strumento dato dal cinema - flashback, flashforward, ellissi - per raccontare in maniera non lineare il calvario di Eva, a partire dal concepimento di Kevin, passando dall'infanzia e finendo poi all'inquietante adolescenza del giovane killer. Il limite del film sta, purtroppo, proprio nel personaggio di Kevin: nonostante le premesse e la ben nota conclusione, il ragazzo è davvero troppo evil per essere credibile. Il film non vorrebbe, ma finisce per sembrare una sorta di "Crescendo Michael Myers". Kevin è fin troppo consapevole delle proprie "armi" sin da piccolo, è capace di lanciare sguardi di sfida alla madre per poi correre felice tra le braccia del padre, un gesto che non risulta mai nemmeno per un attimo dettato da ingenuità infantile.
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E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Gianluca Arnone - Cinematografo.it pubblicata il 15 febbraio 2012Dall'omonimo romanzo di Lionel Shriver, la Ramsey ha tratto un dramma familiare che sembra un horror (Il presagio), intimista e sovraccarico di simboli. C'è persino troppo stile, un'ombra di compiacimento nella confezione. Ma è un eccesso voluto, la voglia di trasmette allo spettatore la stessa sensazione di disagio, di doloroso soffocamento, della protagonista.Lei, Tilda Swinton è immensa. Così martoriata da martoriarci. John C. Reilly è l'inutile padre perfetto; Ezra Miller, inquietante oltre ogni immaginazione. Una maschera che s'incrinerà solo nel finale quando, dopo due anni di silenzio, risponderà un'altra volta alla madre: "Perché l'ho fatto? Prima lo sapevo, ma ora non ne sono più tanto sicuro". E se anche il Male fa fatica a comprendere se stesso, può allora essere perdonato?
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E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Marianna Cappi - MyMovies.it pubblicata il 13 febbraio 2012Sul fronte estetico il film è molto insistito. Troppo. Il colore del sangue è declinato e ripreso in tutti i modi possibili, con la sequenza dedicata e disturbante dei corpi imbrattati e annegati nel pomodoro - che setta immediatamente gli assi cartesiani della tragedia in corso, quello lirico e quello quotidiano, famigliare - e poi con la vernice, la marmellata, la stampa sulla T-shirt, le ferite, i bersagli. Anche il montaggio è studiatissimo, rimescolato al millimetro, costruito per la tensione. A questa estrema eleganza di modi e di temi del girato corrisponde e al contempo sfugge il tappeto sonoro, magnificamente lavorato, dal quale passa, senza soluzione di continuità, il flusso sentimentale del film: il dolore, la paura, la rabbia, lo sprazzo di felicità e la disperazione della protagonista. Non tutto convince, in ... E ora parliamo di Kevin, ma il colpo arriva comunque allo stomaco, perfettamente assestato, come tirato con l'arco da un professionista.
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E ora parliamo di Kevin - la recensione
di Donata Ferrario - FilmUp.com pubblicata il 12 maggio 2011Un film che fa male e colpisce per la sua durezza, per l'assenza di speranza, nel suo sottolineare che la maternità non è di per sé perfezione, ma può essere drammatica, insostenibile. We Need to Talk About Kevin è film compiuto fino a rasentare il fastidio, trasmette angoscia allo spettatore, che esce dalla sala davvero devastato nell'intimo, nonostante la struttura formale così geometrica che può irritare e raggelare le emozioni vere ma che certo non può lasciare indifferenti.
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Un pugno allo stomaco.
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