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Tutti i rumori del mare è un film del 2012 diretto da Federico Brugia
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Tutti i rumori del mare 2012 )

Rassegna stampa per il film Tutti i rumori del mare del 2012, diretto da Federico Brugia e interpretato da Sebastiano Filocamo, Benn Northover, Orsi Tóth, Malika Ayane, Rocco Siffredi, Cat Marion, Zsolt Arpad Meszaros, Janos Papp.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.

72 MovieScore (?)
basato su 8 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Voto rassegna stampa

  • Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il voto della rassegna stampa.

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  • Voto rassegna stampa 58

La nostra recensione

Rumori (di fondo) dell'anima

di Marco Minniti pubblicata il 30 luglio 2012

Un criminale senza nome. Senza passato, senza sfondo, apparentemente senza reazioni. Un appellativo, X, che rappresenta la pura e semplice incognita, che tale resterà fino alla fine, della sua vita. Una ragazza dallo sguardo limpido, apparentemente inconsapevole di ciò che le accade intorno; un passato quasi altrettanto misterioso, certamente doloroso in ugual misura. Un viaggio da Budapest all'Italia nato come "consegna" della merce umana rappresentata dalla giovane Nora, che diventerà invece, per entrambi i protagonisti, viaggio dentro se stessi ...

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Rassegna stampa

  • Tutti i rumori del mare - la recensione

    di Giulia Iselle - Cinematografo.it pubblicata il 22 agosto 2012

    Ambientato in Ungheria, "il migliore dei paesaggi possibili" per rappresentare il limbo esistenziale del protagonista, ricalca in pieno lo stile Brugia, quello dei pluripremiati spot pubblicitari e videoclip che anche qui regala momenti di grande valore estetico, dettagli metafisici, piccoli particolari che descrivono più di mille parole - quelle eccessivamente didascaliche della voce fuori campo - ma che non riescono a comporre un puzzle organico. L'onda di immobilità emotiva dilagante e l'asetticità delle ambientazioni contagiano anche lo spettatore, che fatica a provare un po' di empatia per l'immobilità impassibile dell'espressione di quell'uomo invisibile che tenta di sciogliere i suoi Grovigli, come canta Malika Ayane nei titoli di coda.

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  • Tutti i rumori del mare - la recensione

    di Chiara Bruno - Film Tv pubblicata il 21 agosto 2012

    Il coraggioso lavoro in sottrazione costeggia a volte il programmatico peccar d'orgoglio.

  • Tutti i rumori del mare - la recensione

    di Marzia Gandolfi - MyMovies.it pubblicata il 21 agosto 2012

    Formalmente bello e radicale, Tutti i rumori del mare soffre una certa programmaticità, che decifra e 'risolve' le esistenze sospese dei personaggi, inibendo ogni passaggio a livelli di interpretazione ulteriori. L'epilogo cancella allora tutte le ambiguità della storia e del genere, risultando assolutorio almeno per il protagonista e il biondo Thomas di Benn Northover. Nell'esordio di Brugia trova posto ma non significato il cameo di Rocco Siffredi, probabile amante 'da appoggio', e Malika Ayane, improbabile dark lady di un noir immaginato. Credibile, sofisticata e preziosa è invece la sua voce sui titoli di coda e i grovigli dell'uomo che non (c')era.

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  • Tutti i rumori del mare - la recensione

    di Francesco Lomuscio - FilmUp.com pubblicata il 23 luglio 2012

    Un noir psicologico che non risparmia neppure una colta analogia con "Il cucciolo" (1946) di Clarence Brown, sfoggiando una tutt'altro che disprezzabile confezione tecnica, per merito anche della buona fotografia di Gergely Pohárnok e della cura scenografica.
    Ma trovandosi a dover fare i conti proprio con il desiderio da parte di Brugia di raccontare per ellissi e sospensioni situazioni che lascino aperta l'interpretazione dello spettatore, il quale, narcotizzato dagli eccessivamente lenti ritmi di narrazione, rischia soltanto di rimanere a osservare le immagini comprendendone raramente il significato. Difetto tipico della tipologia di spettacolo da schermo che, in cerca della definizione "d'autore", spesso e volentieri non fatica a rivelarsi tanto criptica quanto presuntuosa.

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