Rassegna stampa per il film Silent Souls (Ovsyanki) del 2010, diretto da Aleksei Fedorchenko e interpretato da Yuliya Aug, Larisa Damaskina, Olga Dobrina, Viktor Gerrat, Olga Gireva, Artem Habibulin, Vyacheslav Melechov, Igor Sergeev.
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basato su 19 voti
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Voto rassegna stampa
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- Voto rassegna stampa 79
La nostra recensione
Solo l'amore non muore mai
Ovsyanki, questo il titolo originale di questo Silent Souls, parola che in russo significa zigolo, uccellino simile al passero di cui si parla nel film, esserini piccoli e semplici, molto comuni, che si distinguono dai canarini e dai normali passeri, per sensibilità, per il modo di cinguettare e per la brillantezza del loro colore. Come i protagonisti del film, persone comuni a prima vista, anime silenti strabordanti di passione nel loro intimo: due amici che vivono nella cittadina di Neya ...
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Silent Souls - la recensione
di Lorenzo Taddei - ondacinema.it pubblicata il 04 giugno 2012Come i più grandi scrittori e registi, Fedorchenko è stato capace, attraverso una storia semplice e particolare, di accedere all'universalità, stimolando nello spettatore sensazioni e pensieri che accomunano tutti gli esseri umani. Riuscendo a infondere nel racconto filmico - cosa molto rara - un linguaggio poetico ed equilibrato nel rapporto fra parole e immagini.
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Un plauso al "rischio creativo" che lo stesso regista ha corso, nel ricostruire ex novo le consuetudini di un popolo ormai scomparso da quattrocento anni, in parte basandosi su studi ma perlopiù sull'immaginazione, quindi se non aderendo filologicamente alla verità, certamente compiendo un tentativo apprezzabile sul piano del coraggio. -
Silent Souls - la recensione
di Luisa Ceretto - MyMovies.it pubblicata il 25 maggio 2012Tenerezza e nostalgia si fondono in questa pellicola, dando vita ad una fiaba di struggente e raffinata poesia, dove l'acqua è l'elemento primordiale a cui fare ritorno, nel quale immergersi per ritrovare la propria amata e la propria identità. Nel rendere omaggio al popolo dei Merja e ai suoi rituali di passaggio, il matrimonio e il funerale, Aleksei Fedorchenko - che a Venezia è già stato ospite nel 2005 col mockumentary, Pervie na lune e che ha al suo attivo una discreta produzione cinematografica - mostra i luoghi in cui è ancora forte e percepibile la presenza di questa cultura, esplorandone ogni angolo remoto. Figure fantasmatiche si muovono in uno spazio che prende vita dalle parole sussurrate in fuori campo, che si rianima, riportando alla superficie dell'acqua i ricordi, gli amori, le esperienze dei suoi protagonisti. Vite trascorse nell'osservanza di riti arcaici, come quella ad esempio di gettare nelle acque gelate del fiume l'oggetto cui si tiene di più, nella maestosa immensità di un paesaggio silente, dove appena si può udire il dolcissimo canto degli zigoli, che danno il titolo al film.
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Silent Souls - la recensione
di Roberto Nepoti - La Repubblica pubblicata il 25 maggio 2012Malinconico ed evocativo fin dalla voce "over" che invade (forse troppo) il sonoro, un film pieno di fede nel valore terapeutico dei ricordi e nel sentimento dell'Amore (Miron e Aist hanno amato la stessa donna, la defunta Tanya). Un po' fuori del tempo, magari, ma un piccolo regalo per il pubblico delle anime silenziose.
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Silent Souls - la recensione
di Roberto Escobar - L'Espresso pubblicata il 25 maggio 2012Miron e Aist (voce narrante) attraversano in auto lande deserte in una regione periferica russa. Con sé portano il cadavere della moglie del primo. Lo bruceranno e ne getteranno le ceneri in un fiume, secondo un rito dei Merja, antica tribù finnica "perduta" tra gli slavi. Affascinato da un'antropologia che non c'è più, Fedorchenko ne trae un film pieno di buone intenzioni, ma non antropologico e tanto meno affascinante.
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Silent Souls - la recensione
di Dario Zonta - L'Unità pubblicata il 25 maggio 2012Presentato a Venezia , vincitore di diversi premi , Silent soul è un film sospeso e profondo, un canto funebre magico e meravigliosamente fotografato. Andate in sala a vederlo, merita il grande schermo.
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Silent Souls - la recensione
di Maurizio Caverzan - Il Giornale pubblicata il 25 maggio 2012(...) la dimensione spirituale prende il sopravvento, conferendo al racconto un respiro più sentimentale e poetico.
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Silent Souls - la recensione
di Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa pubblicata il 25 maggio 2012L'uscita di Silent soul , premiato dalla Critica Internazionale a Venezia 2010, è un'occasione da non perdere. E il film di Alekseij Fedorchenko è davvero particolare, a cominciare dall'ambientazione lungo il Volga dove sopravvive il ricordo di una cultura pre- slavica e pagana. Uniti dal fatto di sentirsi ultimi discendenti dei Merja, un'etnia ugro-finnica, il solitario Aist e il più anziano Miron partono in auto con a bordo il corpo della defunta Tanja-giovane moglie di Miron - per cremarlo su una pira e spargerne le ceneri in un lago secondo i loro riti ancestrali . Narrata in prima persona da Aist come un diario postumo, la storia si dipana, velata di laconica ironia , in un freddo paesaggio di squallidi agglomerati, strade vuote, immensi spazi deserti ; mentre passato e presente confluiscono in un unico flusso temporale, facendo emergere un crepuscolare, tenero tessuto di inespressi sentimenti.
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Silent Souls - la recensione
di Valerio Sammarco - Cinematografo.it pubblicata il 10 maggio 2012Fedorchenko - che prosegue la personale ricerca sulle etnie dell'ex URSS iniziata con Children of the White Grave - chiede al cinema di accogliere l'essenza dell'oralità e custodirne il mistero (anche per questo sentiamo di perdonargli l'eccesso di voce over), il cinema risponde e regala uno straordinario componimento per immagini, capace in soli 75 minuti di catturare, annegandolo dolcemente, lo sguardo dello spettatore.
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Silent Souls - la recensione
di Giuliana Steri - FilmUp.com pubblicata il 03 settembre 2010Ad essere straordinario è il loro modo di vedere il mondo basato solo su Acqua e Amore, il loro essere così distaccati dai beni materiali ma preda di fulminanti passioni. Così come straordinario è il canto degli zigoli (al quale il titolo russo del film si riferisce).
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Quasi una fiaba fuori dal tempo, il film è arricchito da una bella fotografia che spesso si sofferma sui bellissimi paesaggi, freddi, severi e silenziosi come le anime dei protagonisti.
Un'opera piacevole, anche se penalizzata dalla sua lentezza. Un requiem all'amore, un ritorno alle origini e agli elementi, un ennesimo chiudersi del cerchio della vita.
Da non perdere, per chi ama il cinema nordico.
Da scoprire, nel suo svolgersi lento, per tutti.
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