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Pollo alle prugne (Poulet aux prunes) è un film del 2011 diretto da Vincent Paronnaud
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Pollo alle prugne 2011 )

Rassegna stampa per il film Pollo alle prugne (Poulet aux prunes) del 2011, diretto da Vincent Paronnaud, Marjane Satrapi e interpretato da Mathieu Amalric, Edouard Baer, Maria de Medeiros, Golshifteh Farahani, Eric Caravaca, Chiara Mastroianni, Mathis Bour, Enna Balland.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.

72 MovieScore (?)
basato su 37 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Voto rassegna stampa

  • Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il voto della rassegna stampa.

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  • Voto rassegna stampa 69

La nostra recensione

Sonata dell'amor perduto

di Luca Liguori pubblicata il 03 settembre 2011

Tehran, 1958. Il celebre violinista Nasser Alì Kahn vive un momento di crisi profonda da quando il suo violino è andato distrutto. In un primo momento prova ad acquistarne uno nuovo, arrivando perfino a rintracciare un fantomatico Stradivari appartenuto nientepopodimenoche a Mozart, ma nessuno dei nuovi strumenti può restituirgli quelle sensazioni ed emozioni che l'hanno accompagnato per oltre venti anni. A quel punto decide di suicidarsi, ma visto che un musicista del suo calibro non può certo morire in ...

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Rassegna stampa

  • Pollo alle prugne - la recensione

    di Vincenzo Lacolla - ondacinema.it pubblicata il 11 aprile 2012

    Ciò che più sorprende di "Pollo alle prugne" è la straordinaria ricchezza inventiva che, soprattutto quando è finalizzata al divertimento dello spettatore, è assai efficace. Partendo anche solo da un suono (ad esempio, la pernacchia irritante e impertinente di un figlio ottuso), i due registi aprono una parentesi storica decisamente parossistica (l'impagabile "siparietto platonico") e una prolessi ancora più esagerata (l'avvenire del figlio visto come una sit-com americana kitsch e a basso costo). A volte, tutti questi elementi, per quanto disposti in una struttura "a matrioska" all'apparenza dispersiva, sono ben incastrati fra di loro, in altri momenti, invece, il puzzle delle sequenze non sempre risulta così riuscito.

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  • Pollo alle prugne - la recensione

    di Roberto Silvestri - Il Manifesto pubblicata il 10 aprile 2012

    Giorni e notti fatti di ricordi, di flashback, di meditazioni, di incubi, di terrore, di magie, di musica, di oppio e di altro tipo di fumo e fumisterie...Cambiare stile, cambiare modello narrativo, cambiare supporto, cambiare tecnica, cambiare lingua, cambiare epoca, cambiare strumento musicale e passare dall'orientale 'tar' all'occidentale violino... E saltare dal cartone animato realistico e politico alla fiaba sentimentale filmata, in stile Amelie Poulain, con attori in carne e ossa (e di idioma, francese).

  • Pollo alle prugne - la recensione

    di Maurizio Porro - Corriere della Sera pubblicata il 06 aprile 2012

    Surreale e fantastico, dieci e lode, con san Felline che batte un colpo anche perché per vie paranormali qualcosa qui ci ricorda il mai girato Viaggio di Mastorna.

  • Pollo alle prugne - la recensione

    di Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa pubblicata il 06 aprile 2012

    Tuttavia, pur dando prova di talento (suggestiva la fiabesca reinvenzione di Teheran, indovinate alcune situazioni), gli autori stavolta hanno giocato troppo programmaticamente sulla miscela degli stili, senza riuscire a ritrovare la coerente felicità formale di Persepolis.

  • Pollo alle prugne - la recensione

    di Roberto Nepoti - La Repubblica pubblicata il 06 aprile 2012

    Strano mix di poesia e kitsch, Pollo alle prugne un momento ti seduce, il momento dopo ti irrita.

  • Pollo alle prugne - la recensione

    di Valerio Caprara - Il Mattino pubblicata il 06 aprile 2012

    "Pollo alle prugne è un pot-pourri spassoso e vitalistico, ma stilisticamente incerto che parte come commedia all'italiana e finisce in piena atmosfera surreale alla 'Amélie Poulain'. (...) Il protagonista Amalric è stralunato quanto serve, ma i comprimari non sembrano del tutto omogenei all'humor nero di fondo".

  • Pollo alle prugne - la recensione

    di Fabio Ferzetti - Il Messaggero pubblicata il 06 aprile 2012

    (...) dopo un capolavoro d'animazione in bianco e nero che dava carne e sangue alla sua autobiografia, l'autrice di Persepolis torna con un film vero e a colori che conferisce alla profondità e allo spessore dei suoi ricordi di famiglia la consistenza volatile e il luccichìo intermittente dell'album illustrato.

  • Pollo alle prugne - la recensione

    di Federico Pontiggia - Cinematografo.it pubblicata il 04 aprile 2012

    "Non è un film riuscito, ma un'auspicabile, valida opera di transizione, ovvero il tentativo di affrancarsi dalle strisce dei fumetti per provarsi cineasti tout court".

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  • Pollo alle prugne - la recensione

    di Federico Pontiggia - Cinematografo.it pubblicata il 04 aprile 2012

    Facendo del patchwork stilistico e del collage dei registri le spie scoperte dell'intenzionale art pour l'art, Satrapi e Paronnaud intessono una narrazione che va e viene nel tempo (flashback e flashforward, inversioni, diversioni e diversivi), ma in realtà fluisce placida, confinata nelle anse dell'abbandono dell'amore e all'amore, risultando permeabile alla noia: del resto, Nasser Kahn ha deciso di morire, e la noia può essere scambiata per cordoglio, o no? Non che in questo Pollo alle prugne non si rida, anzi, ma quelle comiche sono poche e nervose pennellate su una tela che non sorride, non può sorridere: lasciate ogni speranza voi ch'entrate, dice la Satrapi, perché colore e animazione, bon mots e nonsense non possono che dare il belletto all'irredimibile nichilismo. Non è il pollo del dì di festa, ma l'ultimo pasto di un condannato a morte. Per amore.

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  • Pollo alle prugne - la recensione

    di Marzia Gandolfi - MyMovies.it pubblicata il 03 aprile 2012

    Se la protagonista di Persepolis sceglieva per sé e per la sua libertà un 'giardino' reale (Parigi), il violinista senza violino di Pollo alle prugne muore di consunzione dentro un Eden mentale che bandisce ogni regola a favore dell'immaginazione. Un'immaginazione che può tornare alla propria patria e alla propria memoria, abitata da chi abbiamo amato e mai dimenticato. Sotto la favola, lo humor e il neorealismo fantastico della Satrapi, batte (e ribatte) un'idea politica, che non dimentica di saldare i conti (anche) con l'America (colpevole del colpo di Stato del '53) in una sequenza mordacemente sprezzante sull'ottusità genitoriale e la cultura 'ingrassante' degli States. Nasser Ali, interpretato da Mathieu Amalric, singolare alchimista del fantastico, funziona allora come l'allegoria complessa e sofisticata di un movimento dell'anima contro le odiose persecuzioni di regime consumate nella società iraniana. Una resistenza che dopo la fuga di Persepolis, (ri)cerca la morte e il silenzio come ultima (ri)soluzione.

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  • Pollo alle prugne - la recensione

    di Federica Di Bartolo - FilmUp.com pubblicata il 05 settembre 2011

    L'opera si sviluppa come una fiaba deliziosa e incantevole, piena d'amore e malinconia, avvolta da un'atmosfera onirica che ricorda da una parte "Il favoloso mondo di Amélie" del 2001 scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet e dall'altra le strisce di fumetti di origine francese, ma come ha spiegato la stessa autrice è un film nichilista perché "nella vita non c'è speranza ed il film parla della vita. Noi viviamo, celebriamo la vita. Il nostro è un film nichilista. D'altra parte non ho mai amato i film a lieto fine". E' una commedia dolce e amara, velata di nostalgia e di una buona dose di pessimismo nei confronti della vita e dell'uomo, è una vera e propria allegoria della situazione dell'Iran. "Poulet aux prunes" è come "Persepolis" un canto d'amore per la patria perduta, il canto di un cuore spezzato che ricorda i momenti belli e i momenti tristi, ride e scherza, piange e soffre in attesa... Attende che tutto cessi e che questi sentimenti trovino l'oblio.

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