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Pina 3D (Pina) è un film del 2011 diretto da Wim Wenders
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Pina 3D 2011 )

Rassegna stampa per il film Pina 3D (Pina) del 2011, diretto da Wim Wenders e interpretato da Pina Bausch, Regina Advento, Malou Airaudo, Ruth Amarante, Jorge Puerta, Rainer Behr, Andrey Berezin, Damiano Ottavio Bigi.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.

79 MovieScore (?)
basato su 34 voti

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Voto rassegna stampa

  • Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il voto della rassegna stampa.

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  • Voto rassegna stampa 83

La nostra recensione

Danza per non perderti

di Valentina D'Amico pubblicata il 14 febbraio 2011

La magia della danza si fonde alla dolcezza struggente del ricordo in Pina, documentario dedicato alla compianta Pina Bausch, anima del Tanztheater Wuppertal mancata improvvisamente nel 2009. Pur nell'assenza, la danzatrice tedesca è il fulcro del dance movie che riporta Wim Wenders al livello dei suoi capolavori più celebri inchiodando lo spettatore di fronte alla bellezza struggente delle coreografie della Bausch, scelte quando l'artista era ancora in vita e progettava il documentario insieme all'amico Wim. Pina è ...

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Rassegna stampa

  • Pina 3D - la recensione

    di Simone Pecetta - ondacinema.it pubblicata il 10 novembre 2011

    Il talento visivo di Wenders si confronta con la potenza espressiva delle coreografie di Pina Bausch (già comparsa sul grande schermo per Fellini ed Almodovar), il risultato è il documentario musicale "Pina". Il lavoro era nato da un'idea di collaborazione dei due, amici sin dagli anni '70, e concretizzatosi solo nel 2008 per subire un drastico arresto nell'anno successivo quando il 30 Giugno la Bausch morì all'età di 68 anni. A breve distanza il progetto ripartiva, ma ristrutturato sin alle fondamenta per diventare un ricordo del lavoro ed un omaggio alla coreografa del Tanztheater Wuppertal.
    Sin dall'apertura col Rite of Spring, per il quale il palco è completamente ricoperto di terra, "Pina" segue le principali coreografie che la Bausch aveva disegnato sui principi del teatrodanza, un progetto che idealmente portava a termine quel processo di liberazione dai canoni del balletto classico che già Francois Delsarte aveva messo in crisi e che si accentuavano nell'espressionismo tedesco negli anni di Weimar. La liberazione del corpo da ogni costrizione e necessità, la ricerca di una libertà espressiva e comunicativa che rompeva anche il silenzio dei corpi muti conduceva ad una rottura con una struttura narrativa lineare sfociando nel simbolico che evocativamente cercava di accordarsi con le più primitive pulsioni umane. Una raffigurazione della vita in ogni sua tendenza. Un compito questo cui Pina Bausch ha dedicato la sua intera vita raggiungendo, con uno sguardo pittorico sulla messa in scena e con un fascio di idee ben salde, il riconoscimento da parte di critica ed ampio pubblico in giro per il mondo.

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  • Pina 3D - La recensione

    di Gaetano Maiorino - CineClandestino.it pubblicata il 06 novembre 2011

    Signore e signori ecco a voi Pina Bausch. Con un sospiro, una delicata dissolvenza, uno dei più grandi autori della cinematografia tedesca, il maestro Wim Wenders, introduce al grande pubblico cinematografico internazionale un'artista che forse di presentazioni ulteriori non avrebbe bisogno, ma che probabilmente ora sarà ancora più acclamata, celebrata, ricordata anche da chi ancora non conosceva la sua arte.
    Pina Bausch è morta nel 2009, improvvisamente, a causa di una malattia che ha troncato la sua carriera di direttrice del Tanztheater Wuppertal, e che ha costretto tutto il suo corpo di ballo a sperimentare il vuoto, l'assenza di un figura che anche nel film di Wenders si comprende essere stata di grandissimo carisma e creatività. Tutti i componenti del suo gruppo di artisti sono chiamati a raccontarla ma non in maniera convenzionale. Tutti silenziosamente, timidamente guardando nella macchina da presa, sfiorano la personalità di Pina presentandola attraverso le parole che ha detto a ciascuno di loro. Basta ricordare un minimo incoraggiamento, un suggerimento affettuoso, un gesto o uno sguardo, e tutti i giovani e meno giovani artisti legati al Wuppertal, ricostruiscono la figura della Bausch per regalarla a Wenders e a chi ora ha il privilegio di guardare il suo film.

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  • Pina 3D - la recensione

    di Mariana Cappi - MyMovies.it pubblicata il 01 novembre 2011

    In Pina e per Pina, il regista tedesco ritrova dunque la materia che sa impastare, l'emozione e l'energia che mancavano da tempo al suo cinema (fatta salva l'ispirata eccezione di Non bussare alla mia porta). Portando i componenti dell'ensemble di Wuppertal in locations industriali o naturali (che evocano i migliori scatti del Wenders fotografo) dà nuova vita ai passi di danza, per contrasto o più spesso in ragione di una tensione condivisa, che invoca e provoca il limite, delle forze umane e naturali, e spazza via dal progetto ogni aura mortifera o agiografica.
    (...) Wenders li riprende in silenzio e associa la voce in over, come a voler estrapolare i loro pensieri, in un movimento circolare che rincorre la loro sete di carpire ciò che la maestra, tanto amata e temuta, pensava di loro o sentiva danzando, dietro un silenzio che difficilmente interrompeva, se non per ammonire: "continuate a cercare". Lei, che un suo stretto collaboratore ricorda con l'immagine della sua casa, come un grande attico pieno di cose, si nutriva dei gesti e delle anime dei suoi danzatori, restituendo loro un'immagine di rara forza, che cozzava col suo corpo scheletrico e il volto esangue. Wenders stesso sembra essersi cibato di quella forza, averne ingurgitato un boccone che gli è entrato in circolo e ce lo ha restituito più "in vena" che mai.

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  • Pina 3D - la recensione

    di Andrea Fornasiero - Film Tv pubblicata il 01 novembre 2011

    Il 3D trova dunque un'applicazione d'autore e Wenders ne sfida i limiti nel rappresentare il movimento, scegliendo focali ampie che mimino le caratteristiche dell'occhio umano e facendo danzare anche la macchina da presa, per mantenere vivo il senso della profondità.

  • Pina 3D - la recensione

    di Federica Aliano - Film.it pubblicata il 01 novembre 2011

    Wenders porta la danza fuori. Fuori dal teatro della compagnia stabile, fuori dagli studi di prova, le restituisce quel palcoscenico naturale che è la vita, lascia che i danzatori si muovano in cima a una collina, sotto la monorotaia di Wuppertal, sul treno, in una piscina... Il movimento si riappropria dello spazio che gli appartiene, in una sensazione tattile, in una regia assoluta e partecipativa che fa sentire lo spettatore parte di un tutto che si respira, si tocca, si esperisce. Proprio come voleva Pina. Perché sopra ogni elemento di questo film c'è lei, non solo quando danza in completa solitudine sullo sfondo di "Cafè Müller", ma in "Ogni gesto, ogni passo, ogni singolo movimento". La rivoluzionaria dallo sguardo più dolce e più penetrante dell'ultimo millennio vive ancora. Finché si danzerà, nulla sarà perduto.

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  • Pina 3D - la recensione

    di Marina Sanna - Cinematografo.it pubblicata il 31 ottobre 2011

    Tra ricordo e reinvenzione, con pochissimi inserti di repertorio, Wenders e i ballerini della Tanztheater Wuppertal mettono in scena "Le sacre du Printemps" sulle note di Stravinsky ,1976, "Kontakthof", 1978, "Cafe' Muller", 1978 (che Pedro Almodovar aveva citato nella scena iniziale di Parla con lei) e il più recente "Vollmond" (2006). Lo spettacolo alterna coreagrafie sul palcoscenico a riprese esterne mozzafiato, e proprio grazie alla tridimensionalita' lo spettatore entra nella fisicità di ogni singolo artista e nel microcosmo della sua storia. Tante facce, molti corpi, giovani e vecchi, nazionalità e lingue diverse, uniti nel medesimo scopo: riportare in vita il sogno di una mente rivoluzionaria.

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  • Pina 3D - La recensione

    di Mauro Corso - Filmup.com pubblicata il 14 ottobre 2011

    Il film si basa in larga parte sulle testimonianze degli artisti che hanno lavorato con Pina Bausch nel corso di decenni. Le interviste non sono mescolate fra loro ma sono chiaramente separate, in una vera e propria divisione in capitoli. Pina Bausch, nel ritratto di Wenders, è un'artista enigmatica, allo stesso tempo discreta e visionaria, che cerca il modo di trovare una piena libertà di espressione per se stessa e per gli altri danzatori/attori. Nelle parole di questi ultimi emerge quest'ansia di ricerca, questa guida silenziosa che fornisce indicazioni di regia in un modo segreto, non verbale. L'inizio e la fine, basati sull'alternarsi delle stagioni è emblematico, quasi una dolente accettazione delle età della vita da parte di Wenders, un modo concreto per superare il dolore di una perdita incolmabile per il mondo della danza e del teatro.

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  • Pina 3D - la recensione

    di Elisabetta Bartucca - 35mm.it pubblicata il 15 febbraio 2011

    Un viaggio emozionale tra le suggestive coreografie della Bausch eseguite dai ballerini del Tanztheater, un'avventura resa ancora più unica grazie ad un uso del 3D che mai come in questo caso ha avuto occasione di dimostrarsi più funzionale. Wenders sfiora il sublime con un'opera che si spinge oltre il senso della semplice rappresentazione, trascende il limite della bidimensionalità e riesce a tradurre perfettamente in immagini quel senso di movimento nello spazio su cui la Bausch aveva basato tutta la sua ricerca. Il risultato è un piacere per gli occhi, la mente e il cuore, un film poetico in cui la presenza della Bausch è evocata fotogramma dopo fotogramma, affanno dopo affanno, in ognuno dei corpi in movimento sul palcoscenico. "Pina" piace fino alla commozione.

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