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MOVIESCORE
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Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il Moviescore.
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- movie score 72
La nostra recensione
Gli uomini dei sogni
'Come si fa a non essere romantici col baseball?' E' la domanda che si fa Billy Beane, general manager degli Oakland Athletics, un team che non ha mai sfondato del tutto e che ancora soffre per la devastante sconfitta nelle Division Series dell'American League contro i New York Yankees. Per scrollarsi di dosso quell'aria pesante, Beane pensa bene di rivoluzionare squadra cedendo i pezzi da 90 e sfruttando il talento di Peter Brand. Il giovane non è una ...
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L'arte di vincere - Moneyball - la recensione
di Alex Poltronieri - ondacinema.it pubblicata il 01 febbraio 2012Il film di Miller sfugge al contempo ai classici meccanismi del biopic, concentrandosi pochissimo sul lato umano e "privato" dei suoi protagonisti. Beane come il suo aiutante Brand sembrano vivere solo per il loro lavoro, costantemente impegnati sul campo da gioco o in angusti uffici trattando la compravendita di nuovi giocatori con altre squadre. Non ci è dato sapere molto sulla loro vita o il loro passato. Beane ha un divorzio alle spalle e una figlia che vede qualche volta, ma il suo volto rassegnato e i suoi occhi esplicano più di tante immagini. "Moneyball" è un racconto di formazione adulto e privo di sensazionalismi, in cui si impara a convivere con sé stessi e con il fallimento. Il fallimento nei propri affetti, nella propria carriera da battitore, il fallimento nel vedere la propria squadra perdere poco dopo aver assaporato il gusto della vittoria. "Sei un perdente papà" canta la figlia a Billy nel finale. Ma noi, come il protagonista, siamo consapevoli che la Storia e il presente, si sono formati anche grazie alle intuizioni di "perdenti" come Beane o nerd antipatici come Zuckerberg.
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L'arte di vincere - Moneyball - la recensione
di Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa pubblicata il 27 gennaio 2012Cast formidabile, un regista sensibile alle sfumature dell'animo e una coppia di sceneggiatori in gradi di declinare su piano emozionale discorsi e cifre e di costruire personaggi sfaccettati, umani.
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L'arte di vincere - Moneyball - la recensione
di Paolo Mereghetti - Corriere della Sera pubblicata il 26 gennaio 2012Non è un film sul baseball. E' un film sullo scontro fra passato e presente, fra tradizione e innovazione. E' un film sul mito americano, sulla vota come sfida ma anche come attaccamento alle proprie radici (...) il film ha nella sceneggiatura di Steven Zaillian e Aaron Sorkin, nella prova collettiva degli attori le sue qualità più evidenti.
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L'arte di vincere - Moneyball - la recensione
di Giulio Sangiorgio - Film Tv pubblicata il 24 gennaio 2012Il match decisivo, che altrove sarebbe stato apice catartico, qui è solo fugace apparizione di fantasmi, la conferma di una condizione esistenziale. Sorkin e Zaillian cesellano un copione di quelli per cui acquista senso l'aggettivo "perfetto": punteggiato di rime e rimandi, di ritorni e sfumature, metafore dette e segni sospesi, luogo di dialettica per la retorica del Sogno Americano, della Società dello Spettacolo.
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L'arte di vincere - Moneyball - la recensione
di Adriano Ercolani - MyMovies.it pubblicata il 24 gennaio 2012L'idea di fondo de L'arte di vincere è molto forte, oseremmo dire "politica" nel senso inteso più ampio del termine, così come lo concepisce Aaron Sorkin: un sistema correttamente eseguito e basato sull'interazione di un gruppo di individui può essere più valido del singolo che eccelle. Miller mette in scena questo messaggio e gli uomini che tentano di renderlo verità con ottima professionalità, aiutato dalla fotografia elegante di Wally Pfister. L'arte di vincere non deve essere confuso per un semplice film sportivo, quando invece è una storia basata su chi resta nelle retrovie e vede lo sport come comunità, spinta etica, ideale raggiungimento dell'eccellenza. La visione del baseball che il film ci propone è molto interessante, per niente scontata, e dietro di essa ovviamente c'è l'America come ognuno vorrebbe che fosse. Magari anche ferita e rabbiosa, ma sempre disposta a credere nel miglioramento collettivo.
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L'arte di vincere - Moneyball - la recensione
di Federico Pontiggia - Cinematografo.it pubblicata il 24 gennaio 2012Aiutato da un utile nerd (Jonah Hill), il manager ed ex giocatore ha il volto di Brad Pitt (ottima prova, fisica e sorniona), mentre il regista Bennett Miller (Capote) - dal libro di Michael M. Lewis Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game - non muove di una virgola il sottogenere sportivo di riferimento, ma aggiunge humour negli spogliatoi e nelle stanze dei bottoni, contempla il formato famiglia e frulla le coordinate dell'American Dream portandoci (quasi) a credere all'incredibile. Perché Billy rifiutò un assegno da 12 milioni e mezzo di dollari da Boston: vale a dire, un eroe contro Wall Street e un exemplum tra epos ed ethos da portare in trionfo contro questi tempi di crisi. Sì, perché Billy è un proto-indignado, deciso a cambiar le regole tra mazze e guantoni: ce la farà, al netto delle (non) vittorie. E noi? Si attendono emuli sul campo da calcio...
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L'arte di vincere - Moneyball - la recensione
di Federico Gironi - Comingsoon.it pubblicata il 24 gennaio 2012Come Beane e il suo braccio destro Peter Brand hanno rivoluzionato le leggi di uno sport che sembrava immutabile nel suo pensiero dominante con un "semplice" cambio di prospettiva dirigenziale, attraverso un eresia che non stravolgeva davvero le fondamenta di quella che in Bull Durham veniva definita "la Chiesa del baseball", così Sorkin e Zaillian hanno stravolto quelle del cinema sportivo, rispettandone tutti gli immancabili cliché strutturali ma cambiandoli regolarmente di segno o di tono. Reinventandoli senza negarli. Come l'ossessione razionalista per i numeri e le statistiche dei suoi due protagonisti non nega mai l'emotività, il dubbio, il fattore umano, così L'arte di vincere, portato avanti con impeccabile e classica eleganza registica da Bennett Miller, procede testardo non con freddezza ma con una pacata compostezza che solo a tratti si squarcia lasciando trapelare la passione, commovendo e conquistando. Brad Pitt e Jonah Hill sono una coppia perfetta di interpreti: ha fatto bene il primo a rimanere testardamente legato al progetto, nonostante abbia attraversato anni di complessa preparazione, ché questo è forse il suo ruolo migliore, redfordiano e senza inutili retoriche.
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L'arte di vincere - Moneyball - la recensione
di Fabiola Fortuna - FilmUp.com pubblicata il 24 gennaio 2012La star delude un po'. Brad Pitt sembra non dare il massimo in questa sua interpretazione: forse è il personaggio a richiederlo, ma ha un atteggiamento impostato, sia nel successo sia nella difficoltà; spesso sembra un personaggio assente, che non riesce ad ancorarsi bene alle situazioni. Affiancato da attori davvero interessanti (soprattutto i talent scout suoi dipendenti), il bel Pitt in questo film non coinvolge molto il suo pubblico, come è riuscito a fare molte altre volte.
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"L'arte di vincere" è un film molto tecnico, per appassionati e per competenti, dettagliato e interessante per chi conosce il baseball e ama seguirne le dinamiche. Il rovescio della medaglia è che, anche se c'è una linea (costituita dalla vita privata di Billy) più semplice da seguire, si tratta di un film impossibile da comprendere e da godere fino in fondo per chi di questo sport non sa nulla.
Insomma, ben fatto ed emozionante per gli esperti, troppo longevo e un po' noioso per i profani. -
L'arte di vincere - Moneyball - la recensione
di Pierpaolo Festa - Film.it pubblicata il 23 gennaio 2012"L'ARTE DI VINCERE" è incentrato sul coraggio di rimettersi in gioco, smantellando ogni certezza per canalizzare tutte le forze verso un unico obiettivo: cambiare le cose. Se Pitt ci regala una performance indimenticabile, il film non riesce sempre ad eguagliarlo. Interessante lo è certamente. Speciale anche, dal momento che la sceneggiatura è stata scritta dal grande Aaron Sorkin (premio Oscar per "THE SOCIAL NETWORK"). Ma il decollo iniziale della storia si eclissa un po' nella seconda parte in cui la macchina da presa rimane troppo in campo, mostrando una serie di partite sul diamante e avvicinandosi troppo agli standard dei baseball movies che si volevano evitare in partenza.
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