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Sister (L'enfant d'en haut) è un film del 2012 diretto da Ursula Meier
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Sister 2012 )

Rassegna stampa per il film Sister (L'enfant d'en haut) del 2012, diretto da Ursula Meier e interpretato da Kacey Mottet Klein, Léa Seydoux, Martin Compston, Gillian Anderson, Jean-François Stévenin, Yann Trégouët, Magne-Håvard Brekke, Gabin Lefebvre.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.

71 MovieScore (?)
basato su 25 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

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Voto rassegna stampa

  • Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il voto della rassegna stampa.

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  • Voto rassegna stampa 71

La nostra recensione

Un'arida stagione bianca

di Fabio Fusco pubblicata il 16 febbraio 2012

In una località sciistica immersa tra le nevi delle Alpi, nessuno fa caso a Simon, un ragazzino di dodici anni che si muove con sicurezza e cautela tra i turisti distratti per frugare nei loro zaini e rubare attrezzature da sci e qualcosa da mangiare. Tutte le mattine Simon prende la seggiovia, carica nel suo zaino più cose possibili, e così com'è arrivato, senza dare nell'occhio, torna a casa sua, dove vive con Louis, una ragazza più grande ...

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Rassegna stampa

  • Sister - la recensione

    di Alberto Mazzoni - ondacinema.it pubblicata il 14 maggio 2012

    L'analisi politica del film non scade nel pietismo, ed è limpida: nell'Europa della crisi, persino in Svizzera (il cui sistema di welfare fa decisamente una brutta figura nel film), molte contrapposizioni non esistono più. E' caduta quella tra gli onesti lavoratori e chi se ne approfitta: gli stagionali che lavorano alla stazione tollerano, con qualche contrasto, la presenza di Simon e sicuramente non si fanno problemi a risparmiare acquistando merce rubata. E' caduta quella tra gli svizzeri e gli immigrati: la biondissima Louise è all'apice della carriera quando trova lavoro in un'impresa di pulizie gestita e composta principalmente da immigrati. Rimane solo la contrapposizione tra chi può permettere di godere della "magia della montagna" e tutti gli altri.

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  • Sister - la recensione

    di Paolo D'Agostini - La Repubblica pubblicata il 11 maggio 2012

    In questa chissà se volontaria o involontaria ma naturale rivisitazione del capolavoro rosselliniano Germania anno zero - appesa però nell'epilogo bellissimo, con i due che s'incrociano sulla seggiovia ormai deserta per fine stagione, a un filo di ottimismo, di possibilità futura - non c'è diretta ispirazione sociologica né la minima sbavatura melodrammatica, perché tutto è tremendamente impassibile. Tutto salvo il distorto e viscerale amore che lega i due protagonisti, reietti senza altro spiraglio di luce, senza altra opportunità e speranza che contare l'uno sull'altra.

  • Sister - la recensione

    di Roberto Escobar - L'Espresso pubblicata il 11 maggio 2012

    C'è un segreto tra Louise e Simon, un segreto che a lei pare la condizione necessaria per aspettarsi una vita sua, non più legata a quella di lui, e che per lui significa invece disamore e abbandono crudele. La sceneggiatura finisce per rivelarlo, ma solo dopo aver raccontato la durezza di quel piccolo mondo, diviso fra il grigiore basso del piano e lo splendore alto delle nevi. Quando Simon è su, fra i ricchi, non ruba solo i loro oggetti costosi, ma anche un po' della loro felicità senza paure (e senza pietà), tanto sicura quanto egoistica. Però, quando torna giù, tutto questo si capovolge in disperazione, e anzi in disperata vitalità. A 12 anni sa che, diviso fra lo splendore di chi sta sopra e lo squallore grigio di chi sta sotto, quel mondo feroce non gli concederà mai niente - non denaro, e ancor meno felicità - se non il poco o il molto che lui sarà capace di far suo rubando.

  • Sister - la recensione

    di Paolo Mereghetti - Corriere della Sera pubblicata il 11 maggio 2012

    A metà del film però le carte improvvisamente cambiano e la sceneggiatura (della regista con Antoine Jaccoud e Gilles Tourand) ci regala un colpo di scena che colpisce lo spettatore come un pugno nello stomaco. Sarebbe ingeneroso svelarlo ma non si può non dire che da questo momento in poi tutto cambia senso, per incamminarsi verso una dimensione più cupa e disperata, più inquietante e angosciata. Ma anche più chiara rispetto ai caratteri e ai comportamenti dei personaggi (...) Il film assume allora un nuovo spessore, un più intenso significato, capace di raccontare non il disagio di un singolo ma quello di una generazione e forse di un paese, costretto a guardare dentro un buco nero di fronte al quale aveva cercato di chiudere gli occhi e che invece si spalanca drammaticamente di fronte a tutti. Personaggi e spettatori.

  • Sister - la recensione

    di Massimo Bertarelli - Il Giornale pubblicata il 11 maggio 2012

    Siamo dalle parti dei Dardenne ma senza la loro tenerezza. Peccato, perché Ursula Meier aveva lasciato intravedere grandi cose nella sua opera d'esordio Home. Qui, la storia del piccolo ladro Simon che dalla sua misera abitazione sale in alta montagna per rubare attrezzature a sciatori ricchi è raccontata quasi con distacco, da mera cronaca, senza coinvolgimenti emotivi. La funivia collega cielo e terra, ricchezza e povertà; una metafora della piramide sociale che avrebbe meritato miglior narrazione.

  • Sister - la recensione

    di Gabriella Gallozzi - L'Unità pubblicata il 11 maggio 2012

    Non immaginatevi morbosità di alcun genere. Sister non va alla ricerca di emozioni forti di facile consumo. Ma piuttosto, senza scivolare nel melodramma, prova ad indagare nei territori più dolorosi dell'affettività.

  • Sister - la recensione

    di Fabio Ferzetti - Il Messaggero pubblicata il 11 maggio 2012

    Perché la frontiera invisibile su cui è costruito Sister ( in originale L'enfant d'en haut) non è solo sociale, è anche interiore (...)E' qui che la svizzera Ursola Meier (...) coglie qualcosa di fondamentale nel mondo di questi anni (...) e lo coglie con tanta più forza quanto più si tiene vicina ai suoi personaggi, alle loro reazioni quasi animali, alle atmosfere in cui sono immersi( anche in senso climatico). Costruendo momenti di grande cinema con immagini fatte solo di luce, durata, intensità della percezione, mentre convince meno appena gioca di sociologia o psicologia (...)

  • Sister - la recensione

    di Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa pubblicata il 11 maggio 2012

    A un certo punto scatta una rivelazione che schiude nuova luce sui protagonisti, ma senza lenirne il dolore. E anche se il film realizzato con rigore naturalistico e recitato da due interpreti straordinari, non è mai compiacente, lo spettatore si scopre inevitabilmente coinvolto in quel mondo di sentimenti vulnerati.

  • Sister - la recensione

    di Federico Raponi - FilmUp.com pubblicata il 10 maggio 2012

    Nonostante alcune forti scene fisiche (una su tutte, l'accordo per dormire nello stesso letto) e un finale aperto alla speranza, che comunque arriva privo di un percorso precedente, "Sister" sembra però un laboratorio programmatico che - induttivamente - piega le dinamiche umane ad un'idea, dando l'impressione di artificio.

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  • Sister - la recensione

    di Luca Pellegrini - Cinematografo.it pubblicata il 10 maggio 2012

    Come per il precedente Home, Ursula Meier lega azioni e reazioni agli ambienti che le accolgono e le respingono, creando continue frizioni che si amplificano e scintillano più coi silenzi che con le parole, gli sguardi più che le espansioni, le attività nascoste e per nascondere, più che gli espliciti riconoscimenti delle persone per ciò che sono realmente e ciò che fanno di bene e di male, le loro paure (d'essere derubate o essere ladri), le illusioni incoscienti di chi è sicuro che nulla cambi e chi lotta perché tutto cambi. La funzione etica e sociale di questo film, indubbia, è non soltanto quella di esplorare e contestualizzare rapporti umani e familiari (di tutti) portandoli alla soglia della dignità. Ben più marcata è quella di grattare certezze e coscienze. Tutto espresso con grazia, sottigliezza psicologica, non rivendicazione delle colpe, molta ansia di giustizia.

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  • Sister - la recensione

    di Marianna Cappi - MyMovies.it pubblicata il 08 maggio 2012

    La bella Léa Seydoux si rende credibile nella sua trasformazione in ragazza senza un soldo e senza una arte né parte, il che non è poco, e allo stesso tempo non ruba la scena al vero protagonista del film, Kacey Mottet Klein; ma ci sono aspetti che non sono altrettanto credibili, su tutti la complicità di Simon con il cuoco inglese.
    In conclusione, però, non è la mancanza di sincerità il rischio primario in cui incorre il film, bensì quello di non andare mai abbastanza oltre la cronaca naturalistica dei fatti. L'ironia tragicomica di "Home" è quasi del tutto assente ma, nonostante il tragico non sia giustamente il registro di questo lavoro, non c'è altro a sostituirlo, nemmeno la tenerezza che i Dardenne hanno recentemente rivelato nel Ragazzo con la bicicletta. L'autrice avrebbe fatto meglio a cercare maggiormente se stessa, anziché emulare un modello altrui.

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  • Sister - la recensione

    di Alessia Laudati - Film.it pubblicata il 08 maggio 2012

    Una stazione sciistica e il suo lato oscuro, intrigo di cavi e vertigini, per raccontare il divario tra ricchezza e povertà insieme alla precarietà del vivere. "SISTER" di Ursula Meier, ORSO D'ARGENTO ALL'ULTIMO FESTIVAL DI BERLINO, più che distinguersi per la storia - sorretta da bravi interpreti - di due fratelli sbandati, è un'acuta e originale riflessione sulla fragilità dell'esistenza di chi è escluso dal possedere mezzi che permettano il godimento dell'enorme macchina industriale del consumo o la famelica interazione con essa (...) La forza del film risiede in un particolare lavoro sullo spazio che in ogni momento sottolinea la piccolezza di un'esistenza non sostenuta dal denaro, apparentemente unico centro di gravità permanente.

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  • Sister - la recensione

    di Giulio Sangiorgio - Film Tv pubblicata il 07 maggio 2012

    Ursula Meier, dopo un esordio smaccatamente metaforico, si muove in equilibrio sul filo di un cinema dove ogni inquadratura è immagine realistica e insieme simbolica, pedina i suoi straordinari protagonisti fino a farci sentire l'affanno della vita quotidiana (...)

  • Sister - la recensione

    di Federico Gironi - Comingsoon.it pubblicata il 03 maggio 2012

    Fin dal titolo (quello originale) si capisce come Ursula Meier guardi ai fratelli Dardenne, incapace però di trovare la ruvidezza o lo spessore emotivo che i registi belgi - perlomeno nei loro migliori lavori - sono stati capaci d'imbroccare.
    E allora Sister si snoda senza emozionare, procede ma non evolve, corre sul posto in assenza di una struttura narrativa che faccia crescere i personaggi e i rapporti e, con loro, la passione dello spettatore.
    Inutili, in questo contesto, persino gli encomiabili sforzi dei due protagonisti, entrambi molto bravi: Léa Seydoux e il Kacey Mottet Klein già visto proprio in Home.

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