Rassegna stampa per il film Viaggio in paradiso (Get The Gringo) del 2011, diretto da Adrian Grunberg e interpretato da Mel Gibson, Peter Stormare, Dean Norris, Daniel Giménez Cacho, Kevin Hernandez, Scott Cohen, Patrick Bauchau, Zak Knutson.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.
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basato su 35 voti
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Voto rassegna stampa
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- Voto rassegna stampa 66
La nostra recensione
Il bambino e il fuorilegge
L'ambientazione messicana, caratterizzata dall'eccesso e dall'esagerazione in ogni suo aspetto (culturale, sociale e paesaggistico) è stata da sempre per il cinema americano il territorio privilegiato in cui mettere in scena storie ricche di sfumature grottesche, nelle quali molto spesso la dimensione oscura e sanguinolenta va a braccetto con quella più vivace e colorita. Ne sa qualcosa l'alfiere del pulp Robert Rodriguez, che di recente ha riportato in auge un eccentrico e ricchissimo immaginario legato al Messico ...
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Viaggio in paradiso - la recensione
di Matteo De Simei - ondacinema.it pubblicata il 13 giugno 2012Un Mel Gibson in forma smagliante produce, scrive e interpreta un action a elevato tasso adrenalinico e criminale tra le mura del pericolosissimo carcere di Tijuana in Messico. E non lo fa aggrappandosi solamente alla componente violenta tipica di qualsivoglia prison movie, bensì rispolverando la mitica maschera ironica e sorniona del celebre Martin Riggs di"Arma Letale". Così, internato tra le mura di questa fetida dependance, i dialoghi e i monologhi interiori del personaggio interpretato da Gibson ricoprono una figura dominante e complementare al film di intrattenimento.
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Viaggio in paradiso - la recensione
di Roberto Escobar - L'Espresso pubblicata il 01 giugno 2012Lasciata (forse) per sempre la grinta truce di "La passione di Cristo" e "Apocalypto", Mel Gibson s'ingegna di tornare alla sua miglior maschera d'attore: quella della canaglia manesca quanto basta per raddrizzar torti. E ci riesce anche. Chiuso in una prigione sui generis di Tijuana, un rapinatore gringo sconfigge il boss locale e poi se la spassa al caldo dei tropici. Una sceneggiatura rocambolesca e convincente al pari d'una spacconata ben raccontata.
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Viaggio in paradiso - la recensione
di Francesco Alò - Il Messaggero pubblicata il 01 giugno 2012Un noir d'azione ambientato in Messico che ci restituisce il Mel Gibson vendicativo di Payback (...) Fantastico Gibson (...) completamente pazzo, completamente cinema.
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Viaggio in paradiso - la recensione
di Massimo Bertarelli - Il Giornale pubblicata il 01 giugno 2012Frenetico e crudo poliziesco che sciorina un'infinita serie di mascalzoni. Violenza al cubo con qualche scena un po' troppo realistica. Il veterano Mel Gibson spara, picchia, fuma e beve senza fare una piega. Per il disturbo solo qualche scalfittura.
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Viaggio in paradiso - la recensione
di Marco Triolo - Film.it pubblicata il 01 giugno 2012C'era una volta MEL GIBSON, un attore dal repertorio limitato ma dall'innata capacità di bucare lo schermo e farci sorridere o anche ridere di gusto in mezzo a sparatorie e pestaggi di inaudita violenza. C'era una volta e c'è ancora. Perché al di là delle polemiche sulle sue gaffe private, al di là di una carriera registica altalenante (il cui punto più elevato resta "BRAVEHEART") e di una d'attore che ultimamente si è un po' arenata, Gibson quel non-so-che non l'ha ancora perso. "VIAGGIO IN PARADISO", debutto alla regia di Adrian Grunberg, regista della seconda unità di "Apocalypto" e "FUORI CONTROLLO", sta lì a dimostrarlo: nei panni di uno scavezzacollo ormai non più troppo giovane, in fuga dalle autorità americane e braccato da quelle messicane, Gibson sfodera tutto il suo charme da cattivo ragazzo, ritagliandosi un ruolo perfetto all'interno di un film scritto proprio da lui (insieme a Grunberg e Stacy Perskie).
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Viaggio in paradiso - la recensione
di Gianluca Arnone - Cinematografo.it pubblicata il 31 maggio 2012Uno pensa a un prison-movie vecchia maniera, tipo Nick mano fredda o Fuga da Alcatraz, oppure a una vigorosa operazione di denuncia pseudo-documentaristica sull'immondezzaio umano in cui ci si può cacciare in certi posti del Centro-America. Invece nulla di tutto questo. El Pueblito resta una mera indicazione topografica, così come il Messico - seppiato, sporco e cattivo: ma con brio - non si libera mai dall'effetto-cartolina.
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Viaggio in Paradiso si rivela un action squilibrato ed esteticamente ibrido. Si avverte tanta insicurezza in Adrian Grunberg (fino a ieri aiuto-regista di veri registi), infilata sotto il tappeto dello stile (carrelli, zenitali, camera a mano: c'è di tutto e di più) e camuffata d'ambizione: l'intenzione di trascendere i dati della realtà (quelli ventilati dal pressbook) e il caravanserraglio di genere produce un goffo mischione, dove albergano ascendenze pulp, dark comedy e...Mel Gibson. -
Viaggio in paradiso - la recensione
di Edoardo Becattini - MyMovies.it pubblicata il 30 maggio 2012E tuttavia, è un Gibson-centrismo sfumato di un'ironia pulp che sembra più provenire dai Machete e Mariachi di Robert Rodriguez che dalle "armi letali" degli anni Ottanta-Novanta. Corpo troppo granitico e troppo sensuale per farsi di punto in bianco icona-Grindhouse, Gibson comprende bene che per aggiornarsi è meglio restare integro a se stesso e alla sua icona e modificare il più possibile il contesto che gli sta attorno. Il carcere-bidonville di El Pueblito è in questo senso un mondo da perfetto b-movie: un territorio franco non solo per la giustizia, ma anche per dispiegare i peggiori stereotipi sull'esistenza suburbana del Messico e per lavorare coi ritmi parossistici dell'hard boiled, da Peckinpah a Tarantino. Un gioco compiaciuto e iperbolico che si permette anche di colpire anche il più intoccabile dei giustizieri americani, ovvero Clint Eastwood. Il desiderio di ripercorre la parabola del grande regista (da tutore della legge a tutore minorile) è evidente al punto che Gibson con questo film riesce a esserne una sorniona incarnazione post-moderna.
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Viaggio in paradiso - la recensione
di Claudio Bartolini - Film Tv pubblicata il 29 maggio 2012Ci teniamo stretti il ritmo indiavolato e un buon ritratto di sporcizia morale. Il resto è (piacevole) confusione.
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Viaggio in paradiso - la recensione
di Fabiola Fortuna - FilmUp.com pubblicata il 28 maggio 2012A dispetto del contenuto la cui struttura lascia un po' a desiderare, la regia di Grunberg è sapiente e scorrevole (anche le scene di massa più complesse sono girate molto bene), la fotografia luminosa e dai colori tenui di Benoit Debie è piacevole da guardare; la colonna sonora composta da Antonio Pinto merita una menzione a parte: tipicamente messicana, da mariachi, anima le sequenze di "Viaggio in paradiso" con energia e stile.
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