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Babycall è un film del 2011 diretto da Pål Sletaune
Popolarità

Babycall 2011 )

Rassegna stampa per il film Babycall del 2011, diretto da Pål Sletaune e interpretato da Noomi Rapace, Kristoffer Joner, Vetle Qvenild Werring, Henrik Rafaelsen, Bjørn Moan, Torkil Johannes Swensen Høeg, Stig R. Amdam, Maria Bock.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.

63 MovieScore (?)
basato su 20 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Voto rassegna stampa

  • Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il voto della rassegna stampa.

    Se hai un sito o un blog di cinema, contattaci per avere un accesso ed inserire direttamente le tue recensioni.

  • Voto rassegna stampa 55

La nostra recensione

Voce del verbo impazzire

di Fabio Fusco pubblicata il 24 agosto 2012

Un piccolo appartamento in un enorme palazzone di periferia fa da scenario a Babycall, angosciante thriller del regista norvegese Pal Sletaune che punta tutto sulle capacità interpretative della protagonista, Noomi Rapace, la cui popolarità ha raggiunto anche il bacino del Mediterraneo grazie alla sua convincente interpretazione di Lisbeth Salander nella trilogia svedese di Millennium. La Rapace interpreta Anna, una donna che insieme a suo figlio Anders, un ragazzino di otto anni, si è appena trasferita in una nuova abitazione per ...

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Rassegna stampa

  • Babycall - la recensione

    di Mauro Gervasini - Film Tv pubblicata il 21 agosto 2012

    (...) il film è anche una ricognizione nell'anima martoriata di una donna e madre che, dopo le violenze e gli shock subiti, vede mutare la sua percezione delle cose amplificando la propria angoscia fino a non distinguere più il pericolo concreto a quello allucinatorio. E questo aspetto è purtroppo un po' confuso, fino a smorzare la suspense che una minaccia più "fisica" avrebbe decisamente favorito.

  • Babycall - la recensione

    di Marzia Gandolfi - MyMovies.it pubblicata il 21 agosto 2012

    Se in Babycall i bambini sono vittime frangibili e indifese che rischiano ogni giorno di essere eliminati dal genitore killer di turno, gli adulti sono mostri e portatori di una pazzia che può liberarsi in allucinazioni o trattenersi dentro malinconie profonde. Ossessionata e smaniosa di controllo, la protagonista vive una vita che non è ciò che sembra, attraverso uno sguardo che fa lievitare il mondo osservato aprendolo a un significato altro. Significato che non tarda ad arrivare con la morale della favola. Regia e sceneggiatura dovrebbero essere additate a pubblico ludibrio nelle scuole di cinema per inconsistenza e prevedibilità. Perché Babycall abdica ogni soluzione di messa in scena e ha un intreccio thriller in cui qualcuno ha evidentemente dimenticato di mescolare gli ingredienti, sfogliati da un catalogo di luoghi comuni del genere e poi applicati senza sostanza e fantasia. L'unica idea degna di nota, la riflessione intorno al Welfare State come causa probabile di depressione e tendenza al suicidio, resta esiliata nello sfondo sfumato dei primi piani della diva larssoniana.

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  • Babycall - la recensione

    di Marco Triolo - Film.it pubblicata il 20 agosto 2012

    L'interpretazione della Rapace è funzionale al film, e l'atmosfera non manca, almeno nella prima parte. Peccato che, dopo un po', il ritmo inizi a latitare e la noia predomini. I rapporti tra i personaggi sono decisamente quello che tiene in piedi il film, nonché i personaggi stessi, carcasse sofferenti in un mondo lucidamente crudele. La pellicola si ravviva negli ultimi minuti, tramite una serie di colpi di scena ben assestati - pur se già visti - che rimettono in gioco il rapporto tra realtà e illusione e scavano in profondità nei cuori dei protagonisti. Se la parte centrale non fosse così stagnante, Babycall sarebbe un ottimo esempio di come terrorizzare e far riflettere allo stesso tempo, e con pochi mezzi. Così è invece solo un esperimento riuscito a metà.

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  • Babycall - la recensione

    di Francesco Lomuscio - FilmUp.com pubblicata il 31 ottobre 2011

    Uno spettacolo su celluloide che da un lato fa scattare nello spettatore la molla della curiosità nei confronti di cosa dovrà accadere ai protagonisti, dall'altro non sembra celare più di tanto le fattezze di storia per il grande schermo volta ad affrontare il delicato e vulnerabile rapporto tra genitori e figli, man mano che manifesta quanto l'amore possa essere la più pericolosa delle emozioni.
    Con l'inquietudine quasi mai assente, fino a una rivelazione finale che, probabilmente non troppo originale e in parte tendente a confondere, non penalizza affatto circa 95 minuti di visione raccontati a dovere. Tanto da non scadere mai nella pericolosa morsa della noia.

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