Del Noce, cosa vi ha spinti a produrre una fiction come Anita?
Fabrizio Del Noce: Questa è la prima fiction della Rai direttamente dedicata al 150.mo anniversario dell'Unità d'Italia. In passato tutti i grandi protagonisti della Storia erano stati portati sul piccolo schermo e volevamo trovare un tema che prendesse il pubblico e rappresentasse una novità. Allora abbiamo pensato ad Anita, una donna che ha combattuto per l'Unità d'Italia pur non essendo italiana e che non ha mai smesso di stare al fronte. La sua è una vicenda singolare e attraente sia dal punto di vista prettamente storico, che da quello melodrammatico. Per quanto riguarda il primo aspetto, ci tengo a dire che tutte le cose che sono state raccontate sono vere. A differenza di altre volte non abbiamo ceduto alla tentazione di romanzare.
Siete stati 'fortunati' a trovare un'attrice come Valeria Solarino....
La performance di Valeria è stata eccellente dal punto di vista fisico dell'immedesimazione. Si è trattato di una piacevole sorpresa, anche perché è la prima volta che lei lavora per una fiction Rai. Naturalmente spero che non sia l'ultima.
Bonivento, qual è stato il contributo degli attori?
Claudio Bonivento: Sono stati eccezionali nel modo di appropriarsi dei rispettivi caratteri. Ognuno ha davvero portato qualcosa di sé. Giorgio ad esempio è stato un Garibaldi nuovo, mentre Valeria è stata da subito padrona della situazione. Lo stesso posso dire per tutte le figure femminili della storia, nessuna uguale all'altra. Se questa fiction piacerà sarà essenzialmente merito dell'immedesimazione degli attori e della partecipazione hanno messo.
Valeria, come si evince dal titolo della fiction, sei davvero la protagonista assoluta qui...
Valeria Solarino: Ed è stato un grande piacere oltre che un onore. E' stata bellissima prima volta sul piccolo schermo. Ci sono storie nate per essere raccontate in televisione e questa è una di quella. Grazie alle due puntate il racconto della vita di Anita si può sviluppare armonicamente e al meglio. Quando ho letto la sceneggiatura e ho saputo che stavano facendo i provini ho subito pensato che questo ruolo dovesse essere mio. Avrei potuto realizzare il sogno di girare tante scene d'azione. Ero talmente concentrata sull'obiettivo che al provino ho mentito pur di avere la pare, dicendo che sapevo andare a cavallo. Non era vero, ma ho imparato bene e subito (ride).
Giorgio di Garibaldi in tv se ne sono visti tanti. Come ti sei preparato?
Giorgio Pasotti: Ho sfruttato al meglio tutto il materiale a mia disposizione, ho visto tutto quello che riguardava Garibaldi, leggendo quasi tutte le biografie a lui dedicate, in particolare quella scritta da Indro Montanelli, un'opera preziosa che si concentrava sull'aspetto umano di questo condottiero. E' stata uno spunto enorme. In fondo questa fiction oltre a raccontare dieci anni di attività militari, si focalizza proprio sulla storia d'amore con Anita, facendo emergere le fragilità di Garibaldi. Forse è in questo aspetto che sta la novità, la modernità dell'approccio a questa figura imponente.
Valeria, qual è stata per te la cosa più difficile per te e quella che ti è rimasta impressa maggiormente di questo personaggio?
Valeria Solarino: A differenza di Giorgio per me è stato difficile documentarmi su di lei. A volte non la si trova citata nemmeno nei libri di storia. Poi però mi sono fatta affascinare dal carattere di questa donna, dalla sua gelosia. Era un'impulsiva, un'istintiva. Mi ha anche molto colpito l'universalità dei suoi sentimenti. Oggi siamo molto più vicini di loro a realtà distanti, anche geograficamente, eppure, nonostante questo, all'epoca c'era un vero sentimento di vicinanza con popoli lontani. Anita amava i suoi figli, ma allo stesso tempo era come un soldato pronto a partire per il fronte. C'è una scena molto bella del film, in cui Cristina di Belgioso chiede ad Anita se non avesse paura a lottare sapendo di avere quattro figli piccoli a casa. Anita risponde di combattere ogni giorno anche per loro. Ci ho messo un po' per capire questo aspetto, ma alla fine ne sono rimasta affascinata.
Il soggetto porta la firma di Amedeo Minghi, anche questa è una novità. Com'è entrato nella storia di Anita?
Amedeo Minghi: Di soppiatto, silenziosamente. Tutto nacque qualche anno fa da una vacanza che feci a Caprera dove trovai la tomba di una certa Anita Garibaldi. Non si trattava della 'vera' Anita, ma di una delle figlie di Garibaldi. Io, romano, non potei fare a meno di chiedermi dove fosse seppellita, così e ho iniziato ad indagare, a chiedere. Confrontandomi con tanti storici e con alcuni discendenti diretti della donna, sono rimasto affascinato da questa figura che racchiudeva un mondo complesso, una figura che in appena dieci anni di storia era riuscita a fare tante cose. Anita era un personaggio sconosciuto, ma importantissimo. Ed è stato difficile mettere tutto questo in una paginetta, quella che ho portato a Gabriella Buontempo.
Claudio Bonivento: Anita ha avuto quattro figli in otto anni. E' chiaro che una storia così complessa è stata difficile da assemblare, ma è un racconto che si gode molto volentieri, un piccolo grande romanzo. Quanto ad Amedeo, si è cimentato in una cosa nuova e i risultati sono sotto i nostri occhi.
Cosa rispondente a quegli storici che hanno additato Anita di essere in realtà una 'rompiscatole', incollata al suo uomo?
Amedeo Minghi: Che sono tutte sciocchezze. Anita in realtà ha seguito la tradizione della sua gente. Tutte le donne brasiliane stavano perennemente assieme ai loro uomini ed era del tutto normale. Anita ha sempre spronato Garibaldi, gli ha dato delle idee, gli ha insegnato a cavalcare e, soprattutto, gli ha dato quella libertà di azione che un uomo sposato non avrebbe potuto avere. Anita è stata importantissima per la vita di Garibaldi e quindi per il nostro Paese.
