Recensione Punch (2011)
Un pugno alle avversità
In questa prima parte del Far East Film Festival, se c'è un film che può essere a ragione definito una sorpresa è proprio questo Punch, diretto da Lee Han (finora considerato uno specialista in storie romantiche) e tratto da un bestseller dello scrittore Kim Ryeo-ryeong. Il film di Lee è sostanzialmente una commedia, e non mancano certo, in esso, i buoni sentimenti, le gag tipiche del genere e un approccio che occhieggia fortemente al pubblico, con toni leggeri e personaggi caratterizzati (tutti) da un buon grado di simpatia. Eppure la sceneggiatura, scritta con grande intelligenza, si fa ricordare per la sua credibilità di fondo e il suo realismo: il tema dell'abbandono, di cui il giovane protagonista è stato vittima, è sempre presente sottotraccia nella narrazione, così come quello delle disparità sociali che finiscono per provocare emarginazione e generare guerre tra poveri, qui trasformate in scaramucce di quartiere, volutamente depotenziate dei loro tratti più drammatici. Lo stesso motivo dell'immigrazione clandestina, e delle dure condizioni che la madre di Wan-deuk ha dovuto sopportare, viene messo a un certo punto in primo piano dal film, mostrando la stessa figura dello scorbutico professore sotto una luce diversa: come non provare simpatia per un personaggio che cita Marx in ogni sua lezione e finisce in carcere per aver dato ospitalità a degli immigrati clandestini?
Lee dirige il film con notevole ritmo e un intelligente senso della comicità, affidandosi in larga parte ai bravissimi interpreti, tra i quali spicca ovviamente la coppia formata dal giovane Yu Ah-in e da Kim Yoon-seok, entrambi nomi di richiamo per il box office coreano, che interpretano rispettivamente l'alunno e il professore: le gag a cui i due danno vita sono gustose e spesso memorabili, e l'affiatamento che la coppia mostra è di quelli tali da decretare, per larga parte, la riuscita di un film. Lo stesso tema del riscatto di Wan-deuk, simboleggiato dalla sua passione per il kickboxing, è trattato con misura e senza enfasi: il vero "pugno" del titolo è quello che il giovane dà alle avversità e ai pregiudizi, compresi i suoi, quelli che gli impediscono di incontrare, e di dare una possibilità, a quella madre che non ha mai smesso di amarlo e di pensare a lui. La risoluzione della vicenda va nella direzione di quell'ottimismo dell'intelligenza, con i piedi ben piantati in terra, che il film fin dall'inizio esprime: una ricomposizione ricca di calore e fiducia, quasi una dichiarazione politica all'insegna della solidarietà e dell'inclusione, con alla base il rispetto per le diversità. L'essere riusciti a dire queste cose in un opera destinata al grande pubblico, e con un linguaggio in grado di arrivare a tutti gli spettatori (compresi quelli occidentali) è un risultato sicuramente non da poco.la pagella della redazione
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Punch
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- Film del 2011
- Generi: drammatico
- Regia di: Lee Han
- Cast: Kim Yun-seok, Ah In Yoo, Park Su-young
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- edizione: Far East 2012 - Far East Film Festival
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